La congiuntura locale secondo UNIVA (3° trimestre 2018)
La politica economica “anti-impresa” rallenta Varese e l’Italia

Fase di rallentamento per il sistema produttivo locale. L’ha rilevato l’indagine congiunturale dell’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese relativa al 3° trimestre 2018

Luciano Landoni

VARESE

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Fase di rallentamento per il sistema produttivo locale.

L’ha rilevato l’indagine congiunturale dell’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese relativa al 3° trimestre 2018.

Riccardo Comerio, presidente UNIVA, commenta il dato esprimendo una profonda preoccupazione.

“Varese e l’Italia stanno rallentando. A differenza di altre volte, però, stiamo andando male soprattutto per colpa nostra, per una politica economica anti-impresa – dice –  che non risolve, anzi aggiunge problemi, alle storiche zavorre che da tempo frenano il Paese e le sue aziende.
Ce lo dice il fatto che rallentiamo in quei settori dove siamo andati, anche durante la crisi, sempre bene, soprattutto nel recente passato. Da un sondaggio di opinioni tra gli imprenditori del territorio rileviamo che a ottobre i consumi nei supermercati della provincia stanno diminuendo dopo mesi di incrementi, anche negli acquisti alimentari. Anche gli operatori delle telecomunicazioni, per la prima volta, vedono una diminuzione degli ordini”.

Il 37% delle imprese intervistate ha dichiarato livelli produttivi in peggioramento rispetto alla rilevazione precedente, 10% in crescita e il 53% stabili.

Presidente, stiamo passando dalla stagnazione alla recessione vera e propria?

“Scendono le immatricolazioni delle auto. Le macchine utensili, così radicate nella nostra industria, dopo trimestri ininterrotti di balzi in avanti produttivi, ora segnalano cali negli ordini. Anche in imprese tessili performanti – risponde Riccardo Comerio – che in questo periodo di norma fanno il record di fatturato, si registrano cali importanti. I motivi? Principalmente uno: c’è un clima di sfiducia dovuto ad un sentimento di incertezza economica diffuso. Una sfiducia in cui l’Italia si sta infilando da sola con una politica economica definita dal governo espansiva, ma che allo stato attuale sembra più una scommessa. L’1,5% di aumento del Pil nel 2019 non verrà centrato: è questa la convinzione che emerge dai comportamenti degli operatori economici, singoli cittadini in primis. Altrimenti non si spiegherebbero certe dinamiche”.

La maggior parte delle imprese intervistate (51%) si aspetta per il prossimo trimestre una stabilizzazione della produzione, il 34% un recupero e il 15%  si attende una riduzione.

Il grado di utilizzo degli impianti è stato pari all’81,2%.

 Nel terzo trimestre 2018 sono state autorizzate 649.423 ore di cassa integrazione guadagni ordinaria nel comparto industriale, in riduzione sia congiunturale (-8,6%), che tendenziale (-16,8%). Complessivamente, nel periodo gennaio-settembre 2018, sono state autorizzate in totale, tra ordinaria, straordinaria e deroga, 4.634.429 ore di cassa integrazione nel comparto industriale, in aumento del 5,1% rispetto alle ore autorizzate nei primi nove mesi dello scorso anno. L’incremento registrato è dovuto alle ore autorizzate di cassa integrazione straordinaria (in crescita del +21,2%), mentre risultano in calo quelle di cassa ordinaria   (-4,9%) e non risultano ore di cassa in deroga.

Gli ultimi dati provvisori disponibili sul commercio estero varesino, relativi al primo semestre 2018, confermano una crescita dei flussi commerciali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: l’export della provincia ha infatti registrato una crescita del 10,3%, raggiungendo i 5,4 miliardi di euro; è aumentato anche l’import, segnando un +8,2% (sempre rispetto al primo semestre 2017) e raggiungendo i circa 3,3 miliardi di euro.

Venendo ai principali comparti industriali,  la congiuntura delle imprese del settore metalmeccanico registra principalmente un orientamento alla stabilità, in linea con le prospettive evidenziate nel trimestre precedente: la maggior parte delle imprese intervistate (62,4%) ha segnalato livelli in linea con il trimestre precedente.

Le previsioni per il prossimo trimestre si dividono tra stabilità per il 50,6% delle imprese intervistate ed aumento per il 33,4% delle imprese del campione, mentre il 16% si aspetta un calo della produzione. Leggermente più improntata alla stabilità la dinamica degli ordini dall’estero: la maggior parte delle imprese intervistate (46,4%) dichiara ordinativi in linea con il trimestre precedente.

Il settore moda mostra una stabilizzazione della produzione per il terzo trimestre del 2018 (56,8), mentre il 13% delle imprese ha segnalato livelli produttivi in aumento rispetto al trimestre scorso e il 30,2% in calo. Per il prossimo trimestre, le previsioni delle imprese intervistate sono principalmente improntate alla crescita o alla stabilità: crescita per il 42,3%; stabilizzazione ai livelli attuali per il 31,5%; rallentamento per il 26,2%. Gli ordini esteri hanno mostrato una dinamica simile: il 30,52% delle imprese ha infatti dichiarato ordini in aumento rispetto al secondo trimestre 2018, il 31,8% stabili ed il 37,7% in riduzione.

Il settore chimico-farmaceutico risulta diviso tra stabilità e riduzione:  il 55,9% delle imprese intervistate ha dichiarato una stabilizzazione dei livelli produttivi rispetto al trimestre precedente, mentre il 44,1% una riduzione, confermando le previsioni dello scorso trimestre. Le prospettive per il trimestre di chiusura d’anno sono invece più orientate alla stabilità: la maggior parte delle aziende (71,1%) prevede una stabilizzazione dei livelli produttivi, il 20,7% si aspetta una crescita, solo l’8,2% una riduzione. Gli ordinativi esteri sono leggermente più improntati alla stabilità: infatti il 63,4% degli intervistati li dichiara in linea con il trimestre precedente, il 28,4% in calo, l’8,2% in aumento.

Il settore gomma-materie plastiche mostra una congiuntura negativa: il 98,4% delle imprese intervistate ha dichiarato infatti una produzione in calo, solo l’1,6% stabile. Le prospettive per la chiusura d’anno sono invece maggiormente improntate alla stabilità e a un miglioramento: il 60,3% degli intervistati infatti si attende livelli produttiva stabili nel prossimo trimestre, il 35,1% in aumento, il 4,7% in calo. Gli ordini esteri seguono lo stesso andamento: il 63,4% degli intervistati li dichiara infatti in calo, il restante 36,4%, invece, stabili.

Cerchiamo di andare oltre i dati congiunturali e di guardare un po’ più avanti: un problema aggiuntivo è da ricercarsi nella natura stessa della manovra economica del governo, fondata principalmente sul deficit di bilancio?

“Il problema non è che la manovra non piace all’Europa o ai mercati. Il problema – replica Riccardo Comerio –  è che non piace all’economia, ai consumatori e ai risparmiatori, stranieri certo, ma anche italiani. Il problema non è finanziario, ma sta nell’economia reale di tutti i giorni. È come se l’alto indice di popolarità di cui gode oggettivamente il governo non si stia traducendo in un coerente comportamento economico quotidiano, anche tra i suoi sostenitori. La fiducia che le forze di governo stanno raccogliendo non si sta scaricando sui comportamenti economici delle persone in cui rimane la sfiducia per il futuro. Un conto è votare, un altro è comprare un’auto, una lavastoviglie, un computer o riempire più o meno il carello della spesa.
Un segnale importante da non sottovalutare. Stiamo andando nella direzione sbagliata”.

Presidente, cosa si deve fare per imboccare la strada giusta?

“Non basta inseguire il consenso politico basato sugli umori degli elettori e sulla pancia delle persone. Serve dare una visione al Paese. Una visione che manca. Altrimenti non si spiegherebbe questo sentimento diffuso di pessimismo.
Le forze politiche tutte, di governo e di opposizione, devono iniziare subito a dare rappresentanza a questo malessere economico e sociale crescente. Domani, quando ci accorgeremo che l’1,5% è una scommessa persa, sarà troppo tardi”.

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