Le preoccupazioni del leader di UNIVA circa la manovra economica del governo
“La reputazione dell’Italia dipende dalla sua politica economica”

– La manovra economico-finanziaria che sta per essere varate dal “governo del cambiamento” a trazione Lega e Movimento 5 Stelle, definita dallo stesso governo una “manovra del popolo”, avrà una portata di circa 40 miliardi di euro

Luciano Landoni

VARESE

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La manovra economico-finanziaria che sta per essere varate dal “governo del cambiamento” a trazione Lega e Movimento 5 Stelle, definita dallo stesso governo una “manovra del popolo”, avrà una portata di circa 40 miliardi di euro.

Un sacco di soldi.

Da dove arriveranno?

Ricorrere al deficit nella misura del 2,4% sul Prodotto interno lordo (per favorire la crescita) significa giocare con il fuoco e danzare letteralmente sull’orlo dell’abisso, soprattutto quando si deve gestire un debito pubblico che è pari al 132% del Pil.

Bruxelles ha manifestato una “seria preoccupazione”.

Lo stesso hanno fatto gli industriali per bocca del loro leader Riccardo Comerio, soprattutto in relazione alle previsioni governative di aumento della ricchezza complessiva già a partire dal prossimo anno.

“Temiamo che le previsioni di crescita del Pil del Governo all’1,5% a fine 2019 siano troppo ottimistiche. Lo scenario internazionale si sta complicando, non solo per l’Italia. E se altri Paesi faranno fatica a raggiungere livelli così alti di incremento della produzione – osserva il presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese -, non vediamo come possa riuscirci un’economia italiana ancora troppo ancorata a zavorre su cui le disposizioni allo studio per la prossima manovra di bilancio rischiano di non incidere. Non si vedono nei provvedimenti annunciati quelle risorse necessarie ad accompagnare le imprese verso percorsi di sviluppo. Eppure sono proprio le imprese le uniche realtà a poter generare lavoro, crescita e benessere”.

Il presidente UNIVA Riccardo Comerio, dà voce al crescente malessere che si regista tra le imprese manifatturiere e del terziario avanzato del territorio, uno dei più industrializzati d’Italia.

Preoccupazioni generali e diffuse emerse anche di recente durante l’ultima riunione del Consiglio Generale dell’Unione Industriali.

“Gli imprenditori della nostra compagine associativa, per il 90% rappresentata dalla piccola industria, temono che ci sia una sottovalutazione delle esigenze del sistema produttivo e, allo stesso tempo, una sopravvalutazione degli impatti che una manovra così concepita possa avere sull’economia, soprattutto nel breve periodo. Facciamo un esempio: quello degli investimenti in infrastrutture. Le disposizioni previste vanno bene, ma avranno effetti solo nel lungo periodo, soprattutto se pensiamo – sottolinea Riccardo Comerio –  ai tempi di avvio e realizzazione delle opere pubbliche nel nostro Paese. Basare le previsioni di crescita nel 2019 sulle conseguenze positive di un piano di investimenti infrastrutturali rischia di essere un azzardo”.

Per il presidente di UNIVA, sono poche le misure governative, tra quelle annunciate,  che possono garantire effetti benefici concreti sui livelli produttivi e occupazionali: “Il Decreto Dignità che rende più difficile alle imprese di assumere. La contro-riforma delle pensioni che mette a rischio la tenuta dei conti pubblici. Il reddito di cittadinanza, che giustamente tiene conto di un’esigenza sociale, ma che così concepito ha troppo il sapore dell’assistenzialismo. Interventi troppo limitati sulla pressione fiscale. Tutto questo rischia di mettere a repentaglio, ancor prima che la credibilità dell’Italia in Europa, lo sviluppo di un tessuto produttivo in profonda trasformazione e che deve competere nel mondo. Con questa politica non si accompagnano le imprese sui mercati, ma le si tiene ancorate a preoccupazioni ataviche per un Sistema Paese che rimane inefficiente a causa di una giustizia civile troppo lenta, di una burocrazia asfissiante, di un carico fiscale con pochi paragoni a livello internazionale”.

Il risultato per Riccardo Comerio è evidente: “Questa politica economica potrebbe non essere sufficiente a far fronte ad un clima internazionale che si fa sempre più preoccupante per il sistema manifatturiero. C’è bisogno di prevedere interventi per liberare le energie positive dell’industria italiana e per tutto l’indotto che intorno ad essa prospera. Altrimenti la conseguenza sarà un rallentamento di quella crescita che pensavamo di aver finalmente avviato, ma che ora, per motivi a noi esterni, viene messa a repentaglio. Chiediamo al Governo di guardare con più attenzione a questo scenario globale mutevole e preoccupante”.

Quali sono, allora, i provvedimenti giudicati realmente efficaci dagli imprenditori?

L’Unione degli Industriali della provincia di Varese li individua in almeno 5 punti fondamentali:

  • la conferma, rendendoli strutturali, gli incentivi agli investimenti in industria 4.0, proprio perché come abbiamo visto stanno funzionando;
  • la previsione di crediti di imposta a favore degli investimenti in ricerca per spingere sullo sviluppo del sistema manifatturiero;
  • la riduzione del costo del lavoro per i giovani da inserire nel mondo del lavoro;
  • la riduzione del cuneo fiscale attraverso un taglio strutturale dei premi Inail e della contribuzione sociale;
  • la detassazione e decontribuzione dei premi di risultato per accelerare lo scambio salario-produttività.

“Un Paese così manifatturiero come l’Italia – conclude Riccardo Comerio –  con tante imprese che operano a livello globale ha bisogno più di altri di investire sulla propria credibilità internazionale. Dobbiamo diventare una volta per tutte un Paese normale rispettato perché ritenuto affidabile. La reputazione di una nazione però è strettamente legata alle scelte di politica economica”.

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