Intervista al presidente dell’UNIVA, Riccardo Comerio
“La ricchezza è creata solo dal sistema economico, non dai decreti legge!”

Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese, è preoccupato e non fa nulla per nasconderlo

Luciano Landoni

BUSTO ARSIZIO

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Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese, è preoccupato e non fa nulla per nasconderlo.

“Sì, sono preoccupato – ci dice -. Qual è la ‘visione’ di politica industriale del governo? Potremo ancora contare su misure tipo l’iper-ammortamento, oppure no? Che fine ha fatto il Piano Industria 4.0? I contrasti all’interno dell’esecutivo, in merito agli indirizzi di politica economica, di certo non aiutano a capire, anzi …”

Occuperete veramente le piazze per dimostrare plasticamente tutta la vostra insoddisfazione?

“Le posso dire una cosa: ho ricevuto e ricevo molte sollecitazioni dalla nostra base associativa in questo senso. I timori circa un isolamento dell’Italia dal resto d’Europa sono crescenti. Va bene scuotere l’Unione Europea in merito al drammatico problema dei migranti che non può essere gestito ‘solo’ dall’Italia, va bene rifiutare qualsiasi declassamento del nostro Paese a livello comunitario: tutto questo è condivisibile. Però, non possiamo ignorare il ‘giudizio’ dei mercati, non possiamo trascurare l’enorme fardello del debito pubblico che abbiamo sulle spalle. E’ un nostro problema, soprattutto quando determina il disinvestimento degli operatori finanziari stranieri. A maggio sono stati venduti dagli investitori esteri titoli di Stato italiani per un valore di 34 miliardi di euro, a giugno le vendite sono salite a 38 miliardi di euro. Tutto questo determina un aumento della sfiducia con un innalzamento dello spread e dei tassi di interesse”.

Come se ne può uscire?

“Ragionando di più con la testa e meno con la … pancia. Quando manca questo ‘equilibrio’, tutti credono che basti alzare la voce per risolvere i problemi. E’ cambiato il ‘modello’ di riferimento: adesso c’è il richiamo della pancia!”.

Proviamo ad elencare quelle che a suo avviso sono (dovrebbero essere) le priorità d’intervento.

“Tutto parte dal supporto effettivo al sistema manifatturiero. La flat tax può anche essere interessante, a patto che ce la possiamo permettere”.

A questo proposito, vale la pena precisare che l’Osservatorio della spesa pubblica dell’Università Cattolica di Milano ha calcolato che la flat tax costerebbe da sola 50 miliardi. Il cosiddetto “decreto dignità” è diventato legge, cosa ne pensa?

“La sua stessa modalità di impostazione non mi convince: la ‘dignità’ di chi lavora non è mai stata messa in discussione, ci mancherebbe. Quindi, mi domando, qual è il significato reale di un simile provvedimento? Personalmente, ci vedo essenzialmente un ulteriore imbrigliamento per l’intero sistema produttivo. Noi l’abbiamo sempre sostenuto e lo ribadiamo ancora una volta: per legge non si creano posti di lavoro, anzi si finisce per bruciarli. Il lavoro interinale, per molti settori, è un utile strumento di flessibilità. Toglierlo non può creare che problemi”.

Il “sistema Italia” è quello che cresce meno in Europa e nel mondo, perché?

“La nostra è un’economia di trasformazione, viviamo di export. Basta considerare la nostra provincia: esporta più del 40% di quello che produce. E’ ovvio che siamo particolarmente sfavoriti dalla ‘guerra dei dazi’ che sta imperversando sui mercati internazionali e che nel medio-lungo periodo farà sentire ancora di più i suoi effetti negativi. Non dimentichiamo  poi le nostre ataviche carenze infrastrutturali: il tragico crollo del ponte di Genova dello scorso 14 agosto ha drammaticamente sottolineato quanto sia necessario e urgente porre mano al problema”.

Rimane anche la questione della debolezza della domanda di consumi interni.

“E’ vero. Come è altrettanto vero che la ricchezza distribuibile è  s o l o  quella prodotta dal sistema economico! Non esiste e non esisterà mai una ricchezza prodotta per decreto. Ogni riferimento al cosiddetto ‘reddito di cittadinanza’ non è casuale. Non so se mi spiego. Vogliamo davvero (ri)proporre un modello socio-economico di stampo assistenziale? Non è così che si rispettano le industrie e coloro i quali lavorano effettivamente 8-10 ore al giorno!”.

Presidente, cosa c’è dietro l’angolo?

“Sinceramente, non lo so. C’è una grossa preoccupazione. Noi non siamo un Paese di serie B! Ma dobbiamo metterci bene in mente che solo attraverso la serietà e le competenze sarà possibile risolvere i problemi che noi stessi abbiamo creato. Ci viene detto che sforare il limite del 3% nel rapporto fra deficit e Pil non è un peccato mortale. Ok, d’accordo. A patto, però, che esista un piano chiaro e realizzabile mediante il quale incrementare veramente e significativamente il Prodotto interno lordo. Tanto per fare un esempio: +100 di debito uguale a +200 di Pil. Altrimenti il gioco non vale la candela, anzi, diventa irresponsabile. La credibilità interna ed esterna è un bene strategico e irrinunciabile. Non possiamo infischiarcene degli stakeholder internazionali. Lo Stato deve piazzare 380 miliardi di titoli e sta per chiudersi il paracadute della Banca Centrale europea”.

In conclusione, possiamo dire che, nonostante tutto, l’ottimismo della volontà prevarrà sul pessimismo della ragione?

“Certo – risponde con forza Riccardo Comerio, classe 1963, dalla sede della Comerio Ercole Spa di Busto Arsizio, 180 dipendenti, 72 milioni di fatturato (90% destinato all’estero), la storica azienda di famiglia fondata nel 1885 di cui è l’amministratore delegato di 4° generazione -; noi, come azienda, non abbiamo mai smesso di investire e di ampliare la nostra capacità produttiva: all’inizio del prossimo anno inaugureremo un nuovo sito di produzione, in via della Biella a Castellanza, dove verranno sviluppate le tecnologie elettroniche, in piena sintonia con quelli che sono i dettami dell’Industria 4.0”.

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