Andamento del mercato del lavoro in provincia di Varese (2017)
La ripresa c’è: diminuisce la disoccupazione, cresce l’occupazione (a termine)

I molteplici segnali relativi alla ripresa economica (la produzione industriale è in crescita e l’export mantiene intatta la propria vivacità) cominciano ad avere effetti positivi sull’occupazione (soprattutto a termine)

Luciano Landoni

VARESE

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

I molteplici segnali relativi alla ripresa economica (la produzione industriale è in crescita e l’export mantiene intatta la propria vivacità) cominciano ad avere effetti positivi sull’occupazione (soprattutto a termine).

L’indicazione più eclatante è quella relativa al tasso di disoccupazione (rapporto tra persone in cerca d’occupazione e le forze di lavoro): sulla base dei dati appena resi noti da Istat ed elaborati dall’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio, nella media del 2017 in provincia di Varese questo indicatore è sceso al 6,5%.

Una diminuzione di ben due punti e mezzo percentuali rispetto al picco della crisi registrato nel 2015, quando lo stesso era salito al 9%, registrando quello che fu un record in negativo per il nostro territorio. Questo significa che le persone disoccupate sono diminuite dalle 36.000 dello stesso 2015 alle attuali 27.000.

Nel contempo, anche il tasso di occupazione (rapporto tra gli occupati e la popolazione tra i 15 e i 64 anni) è in miglioramento, attestandosi nel 2017 al 67,6%, quando due anni prima era al 63,7%.

In tale direzione va poi anche un altro dato: sempre in provincia di Varese e sempre lo scorso, le assunzioni hanno fatto segnare un confortante +17,2%, raggiungendo quota 121.320 contratti stipulati tra gennaio e dicembre.

“Finalmente, per il secondo anno di fila, e nel 2017 ciò è più evidente che nel 2016, osserviamo – precisa una nota della Camera di Commercio di Varese – una continuità di segnale, trimestre dopo trimestre, con le assunzioni che sopravanzano il numero delle cessazioni contrattuali”.

“In particolare, il dato significativo registrato per tutto l’anno appena concluso è che gli avviamenti al lavoro sono sempre restati al di sopra del livello delle cessazioni. Questo – aggiunge CCIAA – a eccezione dell’ultimo trimestre, in cui è normale osservare un maggior numero di interruzioni dei rapporti di lavoro con l’approssimarsi della fine dell’anno e la “fisiologica” discontinuità dei contratti”.

Il rovescio della medaglia, occupazionalmente parlando, è la preponderanza della quota dei contratti a tempo determinato (70,5%), in aumento in valore assoluto, rispetto allo scorso anno, quando erano 6.000 in meno.

Più in generale, i contratti a termine raggiungono la quota dell’87,8%, relegando quelli a tempo indeterminato al 12,2%.

Insomma, c’è stato un positivo incremento occupazionale, ma i posti di lavoro in più sono nella stragrande maggioranza “a termine”.

Tornando invece ai dati Istat sul tasso di disoccupazione, in miglioramento anche le cifre relative alle giovani generazioni: qui l’indicatore scende dal 32,1% del 2015 al 29,3% dello scorso anno. Una diminuzione che, peraltro, non deve far abbassare l’attenzione rispetto alla situazione di questa fascia di popolazione, che comprende ragazze e i ragazzi tra i 15 e i 24 anni, escludendo quelli ancora inseriti nel percorso scolastico.

Resta, infine, la differenza di genere: la disoccupazione al femminile, pur scendendo dall’11% del 2016 al 7,8% dello scorso anno, rimane più alta di quella al maschile, ora al 5,4%.

Copyright @2018