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La scintilla elettrica per volare in alto, sempre più in alto

Il distretto aerospaziale lombardo raggruppa più di 220 imprese che danno lavoro a 16.000 addetti e producono un valore aggiunto sul territorio di quasi miliardi di euro.

Un sistema industriale hi-tech  in grado di generare, da solo, oltre il 40% dell’export italiano del settore.

Insomma, un vero e proprio gioiello produttivo che rappresenta a pieno titolo la punta di diamante del made in Italy, inteso come eccellenza di prodotto e di processo abbinata ad una costante spinta innovativa.

“Ci aggiungo, conoscendo molto bene la realtà economica lombarda, l’orgoglio e la fierezza per la propria maestria”, precisa Carmelo Cosentino, già presidente del Lombardia Aerospace Cluster e presidente e amministratore delegato dell’Ase Spa (Aerospace Electrical Systems) di San Giorgio su Legnano.

L’ingegner Carmelo Cosentino è un vero e proprio uomo con le ali avendo sviluppato un’esperienza professionale unica nel settore aeronautico e aerospaziale.

Il suo percorso professionale è iniziato a Pomigliano d’Arco, in Aeritalia Aircraft Division, per proseguire poi in Boeing, a Seattle, nel 1979.

Dopo questa esperienza estera è stato richiamato a Roma, presso la sede centrale di Aeritalia; successivamente, nel 2000, si è traferito a Torino.

Nel 2005, con la nomina a CEO di Aermacchi, arriva in Lombardia.

Nel 2011 avviene il trasferimento a Venezia presso Superjet International nel ruolo di presidente.

Nel 2012, infine, torna in Lombardia come vice presidente di Alenia Aermacchi.

Nel 2015, infine, viene nominato presidente di ASE Spa.

E’ stato componente del consiglio direttivo del Cluster Aerospaziale Lombardo dal giugno 2005 e a partire dal 2013 al 2016 ha assunto la carica di presidente dello stesso Cluster.

L’eccellenza produttiva è necessaria per rimanere competitivi nel mercato internazionale, è anche sufficiente?

“Il settore aerospaziale è uno strumento di politica industriale, economica, della difesa e di politica estera. E’ chiaro quindi che nella dimensione globale è indispensabile il sistema Paese, soprattutto quando c’è in gioco l’ambito militare. Da questo punto di vista, l’Italia deve fare di più. Non basta avere buoni prodotti e buoni venditori”.

Ase Spa impiega 100 persone e fattura 15 milioni di euro all’anno (poco più del 50% destinato al mercato italiano e il rimanente a quello estero).

“In realtà – precisa Carmelo Cosentino -, tenuto conto dei nostri principali clienti, è come se indirettamente esportassimo quasi il 100% di ciò che produciamo”.

Esattamente, cosa producete?

“Apparecchiature per la generazione e la distribuzione di elettricità sugli aeroplani e sugli elicotteri. La sofisticazione tecnologica della nostra produzione è rilevante, anche in relazione al fatto che la componente elettronica all’interno dei nostri generatori è significativa”.

Fate fatica a trovare le figure professionali coerenti con la vostra attività industriale?

“Ci tengo a dire che gli ingegneri italiani, e mi riferisco in particolare ai giovani ingegneri, sono di ottima qualità. Per gli altri livelli professionali, qualche difficoltà c’è.  Si sente un gran bisogno di cultura tecnica e sistemistica: l’offerta è senza dubbio inferiore alla domanda. Non a caso, sia come azienda e sia come Cluster siamo intervenuti sugli Istituti professionali. Un aspetto cruciale, continuando ad analizzare l’ambito professionale, è rappresentato dalla motivazione del collaboratore”.

In che senso?

“Nel senso che tutti a tutti i livelli devono conoscere esattamente come e quanto incide il proprio lavoro rispetto all’attività generale dell’azienda. Abbiamo sempre tenuto in considerazione le indicazioni interne che vengono raccolte mediante la cassetta delle idee. Le migliori vengono premiate. Fra due o tre mesi daremo vita ad un open day aziendale e in quella circostanza spalancheremo le nostre porte ai familiari e agli amici dei nostri dipendenti così che ci si possa rendere conto di cosa facciamo e come lo facciamo. Puntiamo a far partecipare le famiglie, in maniera tale che i figli sappiano esattamente cosa fanno i loro padri. Credo sia il modo giusto per motivare da un lato e creare senso di appartenenza dall’altro”.

Cosa mi dice in merito alla cosiddetta Industria 4.0?

“Che non mi sono mai piaciute le sigle ad effetto. La cosa veramente importante è l’applicazione delle nuove tecnologie sia ai processi industriali, sia a quelli amministrativi. Bisogna aggiornarsi ogni giorno, tutti i giorni. Chi sta fermo torna indietro. E questo, soprattutto nel nostro settore, è un rischio che non possiamo permetterci di correre”.