(seconda parte)
“La sfida è alzare il livello culturale del paese”

“Se le mele marce rovinano il paese, le mele buone vili glielo rendono cosa facile”. Di seguito, la seconda parte dell’intervista con Walter Fazio

Michela Diani

Busto Arsizio

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Seguito. Qui la prima parte dell’intervista a Walter Fazio

 

Si parlava di innalzare il livello culturale del paese, però a questo punto mi faccio e le faccio una domanda. Parlavamo di Peppino Impastato e di sua madre. Peppino già si poteva definire un uomo di cultura perché questo in fondo ha fatto nel suo paese, ha cercato di fare una rivoluzione culturale, ma la madre era una popolana, quindi una persona non particolarmente istruita. Cultura non corrisponde quindi necessariamente a titolo di studi, anzi, oggigiorno per tornare alla mafia dei colletti bianchi, dovremmo dire che la mafia non è per nulla ‘ignorante’ ma molto istruita. E quindi cosa accade se neanche la cultura ci rassicura a un certo punto, cosa accade che le persone perdono la strada o ne scelgono un’altra?

Perdono la strada perché alcune cose sono organizzate. Per esempio, la mafia più forte è la ‘nadrangheta. Perché è la più forte? Perché affilia parenti e compari, infatti non ci sono segnali di pentitismo, non c’è nessun pentito, forse uno, ma non è accertato. Fanno fare carriera ai figli, se non è il figlio, è il nipote, li inseriscono all’Università, tra i dirigenti, tra i candidati, li inseriscono dappertutto. E anche se tu sai che è nipote di un mafioso, ma possiede i requisiti, come fai ad escluderlo? – eh già, dico io- fintanto che la fedina è pulita su che basi, perché è nipote di? –  Mettono pronipoti, anche donne, non necessariamente con legami immediati di parentela. Sanno bene cosa fare e dove mettere le persone. C’è organizzazione nella mafia non improvvisazione.

 

Ho notizia che lei ha fatto parte o fa parte di una Commissione Antimafia del Comune di Busto Arsizio. E’ corretto?

No, quando c’ero io esisteva un Comitato per la Legalità contro tutte le mafie, il Presidente era il procuratore capo di Varese, che ora è procuratore generale a Campobasso, ma la Commissione è decaduta con il cambio della Giunta Farioli. Eravamo 5. Maurizio Grillo, procuratore capo di Varese,  Presidente Onorario, io Presidente effettivo, Francesco Calderoni professore ricercatore, Ignazio Cutrò Presidente Nazionale dei Testimoni di Giustizia e Aldo Pecora, scrittore, fondatore del Movimento ‘’Adesso ammazzateci tutti’’. C’erano personalità di tutte le posizioni.

 

Una commissione di un bel peso specifico – aggiungo io.

Di cosa si occupava nel concreto il Comitato?

Il comitato si occupava di parlare nelle scuole, far parlare nelle scuole persone come Ignazio Cutrò, per parlare di mafia attraverso il vissuto reale di persone che hanno subito le loro ritorsioni. Egli è un geometra coraggioso che è diventato testimone di Giustizia. Successivamente, con il termine della Giunta Farioli, nacque, l’altra commissione, con Davide      Borsani come Presidente.  Ma questa commissione consigliare non è mai stata istituita, dovevano farne parte due membri del consiglio, ma non sono mai stati eletti a causa di un disaccordo tra maggioranza e minoranza.  Va avanti grazie ad alcuni ragazzi in gamba che ne facevano parte.

Negli ultimi anni, il terreno di lavoro dell’antimafia si è fatto critico e difficile. Secondo una relazione della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della DIA dell’anno scorso, la mafia ha vinto e l’antimafia ha perso. Pare insomma che la mafia goda di ottima salute. Lei che ne pensa?

No, io non lo penso e non lo voglio neppure pensare, ma non per difendere una istituzione alla quale sono stato legato, ma perché sono stati fatti passi enormi in avanti. Lo vedo nella mia Palermo, a Reggio Calabria, dove è sorto un movimento ‘Reggio non tace’. Basti pensare agli ultimi arresti: ( e prende i suoi appunti ove ha puntualmente annotato il lavoro svolto dalle Forze dell’Ordine): dal 22 gennaio nell’Agrigentino, quindi nel cuore della mafia, 56 arresti, tra cui un sindaco. Per traffico di droga, la squadra mobile di Palermo, 45 arresti, il 24 gennaio, per il clan Moccia nel Napoletano, 24 gennaio, 40 arresti dai Carabinieri di Messina e dalla Polizia di Stato di persone affiliate alla ‘’famiglia Barcellonese’’ riconducibile a Cosa Nostra. Poi, possiamo anche citare il clan di Ostia.

Se dovesse fare una proporzione percentuale di una torta, quanto è grande lo spicchio di Italia onesta e quanto quello della mafia?

¾ alla parte buona e ¼ alla parte cattiva

 

Siamo abituati a pensare alla mafia come al picciotto o al Don Rodrigo evidente, ma in realtà non è così. Ci sono evoluzioni nel modo di comportarsi della mafia e nei suoi metodi? Lei cosa ne pensa? E’ poi così vero che la mafia è roba da terroni?

E’ solo una questione politica. Per anni si è guardato al fenomeno mafioso tra Nord e Sud con una ottusità incredibile, delegando soltanto a Giudici, poliziotti,magistrati, il compito di estirpare un malessere, le cui cause vanno ricondotte alla pratica quotidiana dell’onestà. Tutti dobbiamo dare il nostro contributo. Ho visto segnali incoraggianti in questo senso. Nonostante anche la mafia faccia passi avanti e vi sia un mercato in chiara espansione gestito quasi esclusivamente tramite internet – anche la mafia si fa tecnologica – ed è quello delle droghe sintetiche. Oltre 250 nuove molecole in entrata nel nostro paese e in Europa, che sono già state controllate e dichiarate sequestrabili dal Ministero della Salute, e ciò nonostante hanno una diffusione enorme. Quali sono le piazze italiane preferite? Napoli, Firenze, Milano. Un altro elemento importante a questo riguardo è che molti figli di boss si laureano in farmacia, vanno nelle grandi città del Nord, comprano le farmacie, e questo è un dato che fa riflettere per un possibile mercato clandestino. Poi un crescente interesse delle cosche alle associazioni no-profit, perché queste associazioni sono una facciata, una copertura. Il procuratore di Lecce ha detto: “Qui le cosche sembrano associazioni di beneficienza’’. I boss oggi tollerano che i propri figli o nipoti che sono incaricati di spacciare, facciano uso di droghe. Orami la mafia mira al soldo e basta. Non c’è più ‘ il mafioso di un tempo’ il cosiddetto ‘uomo d’onore’ – chiamiamolo così- della mafia. Ora anche la mafia bada unicamente al denaro. Proprio per questo sono in aumento, soprattutto in Campania, ma anche in Lombardia, queste baby gang di baby killer che sparano nel mucchio o fanno atti di vandalismo perché sono sotto l’influsso di queste droghe. Altra novità della mafia: nel passato le donne venivano lasciate all’oscuro, oggi assistiamo a un progressivo interesse nel mondo del malaffare. Anche in Sicilia, al posto di Riina è subentrata una donna. Le donne, in parte, se denunciassero potrebbero risolvere il problema. Ma non lo fanno, soprattutto in Calabria per quello che dicevamo prima sui forti vincoli di parentela. Altrove vi sono state anche testimoni di Giustizia, in Sicilia, in Campania. Ma in Calabria non c’è nulla da fare. Ormai è nota in tutto il mondo per la sua durezza in questo senso.

Oggi le mafie, sparano di meno e corrompono di più.

Caselli diceva: ‘’La mafia uccide al Sud, investe al Nord’’. Milano è la capitale mondiale della mafia. A fronte del mio sconcerto davanti a questa dichiarazione – sorride e per rincuorarmi e mi dice, – dai facciamo nazionale, per non sconcertare troppo. D’altro canto, Milano è ricca di risorse e la mafia va dove ci sono risorse. Fino a qualche anno fa, Milano era al 4 posto. Per arrivare a certi risultati significa che lavora intensamente.

 

Ha ricevuto mai pressioni politiche o di qualcuno della classe dirigente mentre svolgeva qualche indagine o nell’esercizio del suo lavoro?

No, posso dire tranquillamente mai. Ho lavorato sempre con tranquillità, ho fatto un po’ di tutto. Mi sono occupato anche di polizia amministrativa, non solo di mafia. E anche questi aspetti sono importanti, ad esempio controllare bene a chi si dà un passaporto. Sembrano banali pratiche di polizia amministrativa, ma se si fanno bene sono molto importanti.

Fazio diresse i servizi di Polizia al primo maxiprocesso, mandato da Reggio Calabria, rimase per 5 mesi circa. Conobbe Borsellino, di cui ricorda una visita a Varese poco prima che venisse ucciso.

Lei è un uomo mite e questa mitezza è una sua caratteristica personale, ma anche una peculiare caratteristica che ho riscontrato in alcuni uomini e servitori dello Stato. E’ sempre stato così?

Come riesce ad avere questa mitezza un uomo che deve anche nel contempo esercitare un ‘potere’ di giustizia fermo e talvolta duro? Che differenza c’è tra una mitezza come unica spiaggia di sopravvivenza per poter compiere quotidianamente un mestiere più difficile di altri e che perdura nel tempo e una falsa mitezza di magistrati e operatori di giustizia che in realtà nascondono indifferenza e carrierismo?

Questione di natura e carattere. Essendo del ’38 ho vissuto anche la realtà della guerra e ho cominciato a capire già da ragazzo i sacrifici e i pericoli che papà viveva. Di fronte a certi fatti, ci si commuove e si perde quella linea di mitezza, ma poi, avendo un certo ruolo di dirigente, devi maturare una forza d’animo, di necessità, per motivare i tuoi, per fare sì che non perdano la speranza di fronte a certe vicende. Da Questore soprattutto, devi guardare tutto e devi avere buoni rapporti sociali, non ti occupi più solo di un aspetto. Devi cercare di ‘saper vivere’ ma sempre stando sveglio e non comprometterti mai. Ho fatto, credo, il mio dovere, senza strafare. Ho ricoperto i miei incarichi, avuto le mie soddisfazioni senza fare particolare carriera. Oggi invece vengono prelevate le persone, ‘messe lì’, non per merito, ma per politica. Uno si ritrova dal niente a diventare assessore, dirigente, non dico per forza senza nessuna capacità, ma comunque con delle segnalazioni, non per merito vero e proprio. Inutile nascondersi che accadono queste cose, sarebbe ridicolo. Cosa si può fare?

Elevare il livello di cultura, effettuare frequenti verifiche sulle dispersioni scolastiche, impegnare i giovani con progetti interessanti e utili (  corsi di narrativa, progetti legalità, …); un altro aspetto importante è la confisca dei beni della mafia, che è anche una via per recuperare stabili e adibirli a attività utili alla collettività. L’azione nei confronti della mafia non può essere solo repressiva, deve andare nella direzione della cultura.

Prima lei diceva che la mafia si evolve, cambia il suo modo di ragionare e di agire in base ai suoi investimenti. Direbbe che si evolve più velocemente la criminalità oppure la lotta alla mafia? L’intelligenza criminale o l’intelligenza investigativa?

Si evolve più velocemente la mafia. Noi siamo dietro, ormai abbiamo esplorato tutti i campi. Estorsioni, traffico di armi, droga, edilizia. Noi seguiamo i canali principali che loro attivano.

 

Ringraziando, Walter Fazio per questa intervista a cuore aperto, non posso non riportare per dovere di cronaca che proprio ieri sono stati scarcerati per ‘vizio di forma’ , secondo le fonti giornalistiche, 21 dei 56 arresti di Agrigento che vengono nominati proprio nell’intervista. Pare che la Giustizia, insomma, faccia un passo avanti e due indietro e c’è da domandarsi il perché. Siamo veramente tutti uniti nella lotta alla mafia? Oppure la mafia trova sempre qualche via per farla franca? Si tratta di bravura degli avvocati, di negligenze oppure di corruzione di una casta a maglie larghe che di tanto in tanto fa tarallucci e vino anche con la mafia? Non mi resta che ribadire, a chiusura dell’articolo, un concetto che mi è piaciuto moltissimo e che il dott. Fazio ha espresso nell’intervista: la lotta alla mafia si esprime attraverso la pratica quotidiana dell’onestà. Cosa che, se tutti facessero, dal magistrato all’avvocato, al perito, dal fruttivendolo al gelataio, dal docente all’impiegato, all’imprenditore, vivremmo in un paese senz’altro più pulito. (“Insegnate ai vostri figli a essere onesti, non furbi’’ – Tiziano Terzani).

 

 

Donne donne e Uomini non ominicchi e quaquaraquà

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