La “sguangia”…

Siamo venuti a conoscere una parola del Dialetto Bustocco che si diceva un tempo, ma che si è pure "modernizzata" col passare degli anni. Una premessa: la parola che tra poco vi svelerò la si diceva sia in senso positivo, sia in senso negativo (dispregiativo). La differenza del "senso" la faceva il tono di voce con cui la si profferiva

Gianluigi Marcora

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Siamo venuti a conoscere una parola del Dialetto Bustocco che si diceva un tempo, ma che si è pure “modernizzata” col passare degli anni. Una premessa: la parola che tra poco vi svelerò la si diceva sia in senso positivo, sia in senso negativo (dispregiativo). La differenza del “senso” la faceva il tono di voce con cui la si profferiva.

Eccoci, dunque: SGUANGIA. Non esiste un significato etimologico. Non si sa chi l’ha inventata, ma si sa che la si diceva spesso e volentieri…….lo testimonia “ùl Giusepèn“, uomo schietto e deciso che sul Bustocco sa “di tutto e di più” per l’esperienza di vita che s’è accumulato e non certo per gli studi che mai ha intrapreso: “ùl Giusepèn” è il classico contadino “scarpe grosse e cervello fino“.

La “sguangia” era una puttana; una di quelle gentili signore che “l’à fèa dul bèn” (faceva del bene) come asserisce “ùl Giusepèn” ed era a disposizione per “un grammo di felicità” per tutti. Chiariamo anche questo concetto: i “clienti” non erano solo i buontemponi che la andavano a trovare per loro puro diletto. Dalla “sguangia” si portavano anche le persone “non proprio a posto” (l’espressione non è mia, ma me l’ha suggerita “ùl Giusepèn”) per indicare le persone disabili che avvertivano lo stimolo sessuale che andava soddisfatto, giustamente, secondo i medici.

Nulla di strano, quindi. Poi c’erano le “iniziazioni” al “butassi a dossu” (buttarsi addosso – altra espressione antica che somiglia tanto all’abbraccio intimo e comunque al sentirsi vicini-vicini) e soprattutto alla visita alla leva militare, i ragazzi di allora facevano visita alle Case di Tolleranza. Però, c’è un .. però: vale a dire che non tutti avevano il coraggio di andare nelle “case chiuse” o forse non avevano soldi in tasca per il “tariffario” che ancora si trova da qualche rigattiere. Per cui, si preferiva, anche per la “privacy” (che allora nemmeno si conosceva il significato) andare con una “sguangia“, a casa sua o in qualche ostello segreto. Non certo al motel (sconosciuto) e nemmeno nei bordelli.

Andiamo a scrivere del ….versante positivo. Una donna o un uomo che amava gironzolare o comunque intraprendere viaggi di piccola o grande portata era considerato una “sguangia“. L’espressione con cui si accompagnava il viandante (uomo o donna) era sempre quella “s’è turnu me ‘na sguangia” (sei sempre in giro) che fa capire il “ruolo itinerante” di chi “faceva del bene”. Per dire pure che, allora (e lo testimonia sempre “ùl Giusepèn“), per le strade, non stazionavano ragazze semi ignude a mostrare le “bellezze” intime e i ragazzi di allora non giudicavano scandaloso un “bisogno” che con l’amore ha nulla a che vedere e che il “sesso” era considerato semplicemente un raggiungimento di maturità.

Si diceva “sguangia” anche per significare ilarità e spavalderia, senza minimamente sfiorare la volgarità d’espressione. Anche una mamma poteva tranquillamente dire alla figlia spavalda “s’è tème ‘na sguangia” e con ciò, la ragazza si sentiva apprezzata e non certo paragonata a una meretrice.

Prendiamo la parola (qui) come un complimento, per favore, senza malignare sulle usanze d’un tempo; tenendo ben presente che – allora – non c’erano giornali o tv che la gente comune non poteva consultare. Per dire che non esisteva la malizia. Come detto sopra, era il tono con cui si diceva “sguangia” che determinava la differenza del significato specifico della parola.

Da ragazzo, quante volte mi sono sentito dire (per le marachelle che combinavo) “s’è propri ‘na sguangia“, ma tutti sapevano che non ero “una di quelle” (altra espressione che si dice tuttora) e che nemmeno ho provato a ….visitarle. Oggi, le “sguange” le troviamo anche in posti più impensati, con ruoli importanti, ma che si fanno valere subdolamente e sono a servizio di chi paga o di chi millanta la verità.

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