Profilo di Azienda Eccellente: Tenova Spa
La smart company che crede nella green economy

Sono tre i punti di riferimento della strategia aziendale di Andrea Alberto Lovato, 55 anni, CEO di Tenova Spa: innovazione, affidabilità, sostenibilità.
Il manager ce li enumera nella sala Beta, edificio Zeus, del quartier generale di Tenova, a Castellanza...

Luciano Landoni

CASTELLANZA

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Sono tre i punti di riferimento della strategia aziendale di Andrea Alberto Lovato, 55 anni, CEO di Tenova Spa: innovazione, affidabilità, sostenibilità.

Il manager ce li enumera nella sala Beta, edificio Zeus, del quartier generale di Tenova, a Castellanza.

La società fa parte del Gruppo Techint ed è leader mondiale nella progettazione e costruzione di impianti per l’industria metallurgica e mineraria.

Tenova conta 46 sedi sparse in 22 Paesi del mondo (dove lavorano oltre 3.000 professionisti), sviluppa un fatturato complessivo annuo di 920 milioni di euro e occupa, solo a Castellanza, circa 400 persone fra progettisti, tecnici, ingegneri e operai.

“In realtà, la nostra è una smart company – precisa Andrea Lovato – e quindi, al di là dei ruoli specifici, tutti i nostri collaboratori sono sostanzialmente delle menti d’opera più che mano d’opera”.

I giovani che “peso” hanno in questa azienda?

“I giovani sono la linfa del futuro. Nel nostro mestiere ci vuole necessariamente del tempo per fare carriera. Credo fermamente in un giusto mix fra esperienza e sperimentazione. Da gennaio a ottobre 2018 abbiamo assunto esattamente 116 giovani nelle nostre sedi, 25 di questi solo in Italia. Offriamo loro più fronti rispetto ai quali formarsi e crescere professionalmente. Alla fine, però, la cosa assolutamente fondamentale è l’affidabilità dell’esecuzione.  Detto questo, siamo sempre disponibili ad ascoltare le proposte dei giovani  in merito ai programmi di cambiamento”.

Il nuovo paradigma produttivo della cosiddetta Industria 4.0 sta rivoluzionando il modo di produrre, come lo state gestendo?

“La diffusione del digitale nel contesto produttivo non ci ha sorpreso più di tanto. La nostra attività, infatti, è sempre stata caratterizzata da una forte carica innovativa. Aree quali la sensoristica, l’automazione spinta, la manutenzione predittiva degli impianti hanno sempre fatto del nostro DNA. Posso dirle che mediamente investiamo ogni anno solo in Italia circa 5 milioni di euro nell’innovazione di processo. L’innovazione, che sviluppiamo in stretta collaborazione con i nostri clienti, è uno dei propellenti principali dello sviluppo tout court. Siamo impegnati nel progetto Metal AdditivE for LOmbardy (MADE4LO): una fabbrica ‘diffusa’ per lo sviluppo delle tecnologie di stampa 3D dei metalli completamente ‘made in Lombardia’. Una rete di eccellenze del territorio sarà in grado di gestire l’intero ciclo di produzione, dall’acciaio liquido fino al prodotto finito, attraverso le moderne tecniche ‘additive’ della stampa tridimensionale. La collaborazione fra imprese, soprattutto nell’Industria 4.0, è fondamentale”.

Ossia?

“Con Microsoft abbiamo sviluppato un sistema integrato che fa leva su tre elementi chiave: sensori/attuatori, intelligenza artificiale decentralizzata, interazione tra cliente e fornitore. Grazie al cloud computing, all’Internet delle cose (IoT), al machine learning di Microsoft siamo in grado di sviluppare una soluzione 4.0 che rappresenta la nostra miglior ricetta per contribuire al futuro dell’industria siderurgica. L’obiettivo è rendere sempre più connessi e intelligenti gli impianti, offrire servizi a valore aggiunto in grado di sfruttare i dati provenienti dai macchinari per ottimizzare la produttività e aiutare i nostri clienti a raggiungere i propri obiettivi di business”.

Fra i problemi che affliggano il mondo dell’industria, la difficoltà di reperire sul mercato le figure professionali adeguate è uno dei più gravi: ne soffrite anche voi?

“Essendo presenti nel mondo abbiamo la possibilità di attingere le risorse umane laddove vengono meglio preparate. Inoltre, abbiamo sviluppato una fitta rete di collaborazioni con il mondo universitario. In particolare, con il Politecnico di Milano. A questo proposito, ci tengo a sottolineare che gli ingegneri italiani sono tra i migliori al mondo. Un altro punto di forza è la nostra attrattività professionale per quello che facciamo e per come lo facciamo”.

L’attuale fase economica, sia interna che internazionale, è caratterizzata da un preoccupante affievolimento dei ritmi di sviluppo: il Pil italiano è sostanzialmente fermo, la produzione industriale interna è in decrescita e il commercio internazionale soffre fortemente la cosiddetta “guerra dei dazi”. Il bicchiere è peggio che “mezzo vuoto”?

“Fra il 2000-2009 abbiamo vissuto un periodo di forte crescita, innescata soprattutto dal dinamismo della Cina. Per quanto ci riguarda, non abbiamo mai smesso di investire in tecnologie con basso impatto ambientale. Nel settore siderurgico le nostre tecnologie nei forni elettrici, riciclando rottame di acciaio, riducono del 70% le emissioni di anidride carbonica rispetto agli altoforni. La cosiddetta green economy determina considerevoli possibilità di crescita, esattamente come la digitalizzazione dei processi produttivi con il corollario di una maggiore gamma di servizi offerti alla clientela. Credo che il tema della eco-sostenibilità rappresenti il futuro. A questo proposito, le posso dire che in Svezia siamo impegnati nella realizzazione di un impianto pilota per la produzione di DRI (minerale ridotto), in cui l’idrogeno è sostituito al carbone per ottenere un processo di produzione dell’acciaio a impatto zero”.

Proprio in questi giorni l’Unione degli Industriali della provincia di Varese ha diffuso una “lettera aperta”, a firma del suo presidente, nella quale si esprimono delle forti preoccupazioni in merito alla manovra economica predisposta dal governo gialloverde in carica: lei è preoccupato?

“Noi viviamo di innovazione e l’innovazione si fa in un sistema aperto. Credo che il governo debba impegnarsi a fondo in questo senso. Noi inoltre, misurandoci sul mercato globale, dobbiamo essere iper-competitivi e quindi, per esserlo, abbiamo bisogno di un ecosistema favorevole: una legislazione lavorativa e fiscale semplice e snella, un minor peso burocratico. La mancanza di questi fattori ostacola il miglioramento della produttività nelle aziende. Le faccio un altro esempio: la Cina investe nel digitale l’equivalente del Prodotto interno lordo inglese, è facile immaginare cosa ci succederebbe se l’Unione Europea dovesse spezzettarsi e i singoli Stati dovessero affrontare da soli una concorrenza così massiccia e agguerrita”.

Qual è la sua “ricetta” per innescare un autentico ritorno al futuro, cioè ai giovani?

“Si chiama formazione. Sarebbe un delitto non crederci. La nostra attenzione è rivolta verso tutti i livelli scolastici: dagli Istituti tecnici alle Università. Dico sempre che le ambizioni sono fatte sì dai sogni, con però i piedi per terra. Quindi, mantenendo un’attenzione particolare alla formazione continua”.

In concreto, cosa significa?

“Che le nostre tecnologie rispettano l’ambiente perché usano sempre meno risorse del pianeta. Questa è la nostra mission aziendale. L’intero nostro porfolio di tecnologie nei campi siderurgico e minerario è sempre più green e contribuisce a ridurre l’impatto ambientale di questi settori”.

Cosa si deve assolutamente fare affinché si (ri)scateni una ripresa degna di questo nome e non solamente dello zero virgola qualcosa?

“Dobbiamo riappropriarci di una visione sistemica e impegnarci al massimo per incrementare la produttività, tenendo ben presente la rilevanza strategica della meritocrazia e abbandonando una volta per tutte le illusioni legate alle svalutazioni competitive del tempo che fu, quando non c’era l’euro tanto per intenderci …”.

L’intervista è terminata, salutiamo il CEO di Tenova Spa e visitiamo velocemente il quartier generale di Castellanza dove sono collocati gli uffici direzionali della progettazione e lo stabilimento, collegati fra loro da un corridoio aereo dalle pareti di cristallo del quale è possibile ammirare i prati verdi del campus e l’elegante edificio della mensa aziendale: “Con le giornate serene – ci dice Sara Secomandi, Chief Communications Officer dell’azienda – si può vedere il Monte Rosa, veramente uno spettacolo magnifico”.

Della serie: quando l’ambiente di lavoro si trasforma in uno stimolo a lavorare meglio.

Copyright @2018