Ross Color Srl
La “tiger lady” che… colora il lavoro

Il coraggio di rischiare. In queste quattro parole è racchiusa la filosofia di vita e di lavoro di Rossana Della Foglia, 58 anni dinamicamente e grintosamente vissuti, alla guida della Ross Color Srl di Gorla Minore

Luciano Landoni

GORLA MINORE

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Il coraggio di rischiare.

In queste quattro parole è racchiusa la filosofia di vita e di lavoro di Rossana Della Foglia, 58 anni dinamicamente e grintosamente vissuti, alla guida della Ross Color Srl di Gorla Minore: una piccola industria specializzata nella verniciatura industriale.

“Rischiare sì, senza però mai fare il passo più lungo della gamba!”, precisa la signora Rossana con pragmatismo tipicamente lombardo.

“Ho sempre desiderato mettermi alla prova – prosegue – e dimostrare a me stessa di essere capace di fare qualcosa di veramente mio”.

Come è passata dai proponimenti teorici ai fatti concreti?

“Uscendo nel 2009 dall’azienda di famiglia, fondata nel 1962 dai miei genitori Guido e Amalia (Della Foglia Srl: produzione valvole a sfera per il comparto oil-gas, ndr), e rilevando una micro impresa artigianale nel settore della verniciatura industriale. Le sfide mi sono sempre piaciute …”

Maggie Thatcher, una donna che di sfide se ne intendeva, era solita dire: “Quando le cose diventano difficili, è il lavoro giusto per una donna”.

“Parole nelle quali mi riconosco in pieno! Una ventina d’anni fa sono stata la prima donna europea ad entrare in Arabia Saudita per lavoro. Sono andata nei cantieri per vendere le valvole dell’impresa di famiglia e mi sono ritrovata, senza velo, davanti a degli uomini che mi guardavano come fossi un’extraterrestre. Ho sempre avuto un carattere forte, pensi che fra i tanti soprannomi che mi hanno affibbiato c’era anche quello di … tigre. I miei genitori mi hanno insegnato a coltivare uno spirito di sacrificio, a non guardare mai l’orologio quando si lavora e ad accettare le sfide. Mi reputo una donna coraggiosa e credo di averlo dimostrato con i fatti …”

Appunto, torniamo alla sua nuova attività imprenditoriale. Cosa è successo dopo che se n’è andata dall’azienda di famiglia?

“In meno di 10 anni ho trasformato la micro-impresa artigianale in un’azienda industriale che attualmente occupa, nei 7 capannoni nei quali è suddivisa l’attività, fra dipendenti diretti e indotto, 40 persone e fattura 4,5 milioni di euro all’anno. Aggiungo che, malgrado la crisi che affligge tutto il mondo dell’oil-gas per il quale lavoriamo verniciando le valvole, il nostro fatturato quest’anno è in aumento rispetto al 2016. Siamo stati capaci di diversificare la nostra attività: verniciamo oltre alla valvole, tubi, caldaie e siamo in grado anche di imballare ciò che trattiamo. Qualche anno fa, infatti, ho rilevato una segheria a Marnate, così da offrire ai nostri clienti un vero e proprio prodotto-servizio integrato: verniciatura e imballaggio. Insomma, siamo in crescita. Grazie anche all’apporto di mio figlio Edoardo che mi affianca con le sue idee innovative. L’altro mio figlio, Vittorio, lavora nell’industria fondata dai miei genitori”.

Largo ai giovani?

“Assolutamente sì! Edoardo con i suoi 28 anni è un vulcano di idee e di progetti. Fra me e lui s’è creato una specie di ‘bilanciamento operativo’ che dinamicizza il lavoro: da una parte la mia esperienza e dall’altra la sua carica innovativa. E’ così che riusciamo a fare cose straordinarie …”

Tipo?

“Quest’anno abbiamo realizzato un progetto veramente eccezionale. Siamo stati gli unici, nel settore, ad accettarlo e a portarlo a compimento. Siamo stati capaci di rivestire con un particolare trattamento di metallizzazione, denominato tecnicamente tsa, un gigantesco basamento lungo 26 metri, largo 6 e del peso di 60 tonnellate, per le piattaforme petrolifere installate nel Mare del Nord, in grado di resistere alla corrosione. Si è trattato di un lavoro veramente colossale che ci è stato commissionato da Nuovo Pignone del Gruppo General Electric”.

Per quale motivo ha deciso di puntare proprio sulla verniciatura industriale?

“Quando lavoravo nell’azienda di famiglia, ricordo che non riuscivo ad accettare il fatto di dover subire il ‘duopolio’ degli unici due verniciatori presenti sul mercato in grado di soddisfare le nostre esigenze. E così ho pensato di occupare questa particolare nicchia di mercato. Posso dirle con una certa soddisfazione che oggi tutti i valvolieri in attività, una volta miei concorrenti, sono diventati miei clienti. L’etica del lavoro è una cosa importante e se la pratichi veramente ne sei ripagato. Poi ci sono i sogni nel cassetto che hanno un’importanza altrettanto rilevante”.

Ossia?

“Fra le mie passioni c’è sempre stata quella per la ristorazione. Ho deciso di assecondarla e qualche anno fa ho acquisito un ristorante di Busto Arsizio, l’ho riorganizzato e l’ho chiamato ‘Rosso di Sera’. Il successo è stato tale che mi è un po’ spiaciuto, dopo tre anni di gestione, lasciarlo nelle mani di un giovane chef di grandi capacità. D’altra parte, non potevo continuare a dividermi fra l’azienda e il ristorante. Ne sarebbe uscita compromessa la qualità della mia vita. Così ho scelto e ho optato per la cosa che mi piace di più: occuparmi dell’azienda! Le origini non si devono mai tradire e le mie, professionalmente parlando, si sono formate nell’impresa di famiglia. L’importante è guardare sempre avanti e credere nel domani. Il tutto, intendiamoci, senza mai perdere di vista i conti: dare, avere, utile. L’ultimo addendo è il più importante! I ‘conti della serva’ devono sempre tornare e alla fine ci deve essere l’utile, altrimenti …”

E’ finita la Grande Crisi oppure no?

“No, non è affatto finita. L’intero comparto dell’oil-gas, con il prezzo del barile di petrolio ai minimi storici, sta attraversando una fase molto difficile. Il mondo sta cambiando e l’era del petrolio sta finendo. Non a caso si parla sempre più spesso di sostituire i vecchi motori a scoppio con quelli elettrici. Una nazione come la Norvegia, i cui fondi accumulati proprio con la vendita del petrolio le permetterebbero di andare avanti per almeno 70 anni, ha deciso di investire massicciamente sull’elettrico”.

Cosa bisogna/bisognerebbe fare per ridare smalto al nostro sistema economico?

“Diminuire drasticamente tasse e carico burocratico. In Italia, per aprire una nuova attività, e glielo dico con cognizione di causa, si devono sopportare costi e scontare tempi esagerati. Come si può pretendere che i giovani diventino degli imprenditori con simili ostacoli? I giovani sono i primi ad essere letteralmente tagliati fuori”.

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