DOPO L’AGGRESSIONE IN PIAZZA VITTORIO EMANUELE
L’amministrazione scende in campo: “Occorre una risposta culturale”

Gli assessorati alla Cultura, ai Servizi Sociali e all’Educazione si uniscono per contrastare il disagio giovanile attraverso una riflessione profonda e nuovi progetti: “Quell’episodio è la punta di un iceberg”

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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Il recente episodio di aggressione ad un ragazzino, ferito alla gola in piazza Vittorio Emanuele durante una serata di movida estiva, denota un contesto di forte disagio che ha portato ad una intensa riflessione sulle politiche giovanili da parte dell’amministrazione comunale.

L’assessorato alla Cultura, guidato dal vicesindaco Manuela Maffioli, insieme all’assessorato all’Educazione (Gigi Farioli) e ai Servizi Sociali (Osvaldo Attolini) ha deciso di affrontare in sinergia la questione-giovani, con proposte mirate a prevenire in futuro simili episodi.

Intendiamo dare un segnale di attenzione e presenza concreta – ha sottolineato Maffioli – per questo ci troviamo in un luogo simbolo della città, la Biblioteca, per proporre una riflessione culturale latu sensu a seguito degli episodi di cronaca che si sono succeduti in una delle piazze principali di Busto. Non ci siamo posti la questione dei giovani solo adesso – continua la vicesindaco -. L’amministrazione comunale organizza mille iniziative per tutte le fasce d’età, a partire dagli zero anni, come “Nati per leggere”, visite guidate delle scuole, “Opera Domani”, la “Young reading challenge”, solo per citarne alcune. Ma è evidente che quello che è capitato ci ha condotto ad una riflessione per potenziare il nostro sforzo a favore dei giovani”.

Maffioli evidenzia che la soluzione deve essere una risposta culturale”: “Ci ha molto colpito che il presunto movente dell’aggressione fosse semplicemente uno sguardo; è importante scongiurare che in futuro si ripetano simili episodi”.

Il ruolo dell’amministrazione, precisa , deve essere “complementare: “Nulla si deve togliere alla famiglie e alla scuola. La risposta che dobbiamo dare è un mosaico in cui ciascuno può mettere il proprio tassello, deve essere articolata e arrivare attraverso canali diversi”. Il tavolo di riflessione si può allargare: “Anche sulla questione della piazza, in cui si è verificato il fatto, l’amministrazione non può voltare la faccia dall’altra parte”.

Osvaldo Attolini, assessore ai Servizi Sociali, ha sottolineato che non vanno considerati solo “aspetti di tipo repressivo e sanzionatorio”: “La nostra azione si può esplicare solo su tempi medio lunghi, c’è da prendere in considerazione un grave problema educativo. Si sprecano fiumi di inchiostro sui ‘Millennials’ e sulla ‘generazione Zeta’, ma occorre tenere conto che si tratta di una fascia di giovani nata in un periodo completamente diverso rispetto ai genitori, spesso impotenti di fronte ad un contesto di compagnie e amicizie di cui non hanno il controllo”.

Attolini ha ricordato il progetto “Rifrazioni” che ha intercettato una significativa fascia di disagio nella popolazione scolastica: “Durante l’incontro conclusivo con Sergio Ceriotti e i responsabili del progetto, è stata espressa enorme soddisfazione da parte dei genitori per come è stato condotto. Insieme all’assessorato alla Cultura stiamo valutando iniziative, ad esempio di musica e teatro, per coinvolgere quei ragazzini che più facilmente ricadono nella logica del branco”.

L’aggressione in piazza Vittorio Emanuele, afferma Gigi Farioli, assessore all’Educazione è “la punta di un iceberg, frutto di degrado e ancor più di disagio giovanile”: “Da anni sperimentiamo il tentativo di mettere in rete agenzie educative in modo da attivare dei sensori su questo disagio emergente. In un luogo simbolico come la biblioteca vogliamo ora rivolgere un appello a tutte le realtà sociali educative affinché interloquiscano tra loro per incrementare questo sforzo. L’idea è quella di focalizzarci in particolare sulla platea delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Esiste già oggi da parte dell’amministrazione comunale un impegno per investire su un territorio fertile e per prevenire ciò che è ostativo a questo terreno fertile, attraverso un patto di collaborazione che sia un vero e proprio investimento tra famiglie insegnanti e amministrazione”.

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