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“L’aria inquinata della Lombardia è tornata pulita”

I Verdi Ecologisti di Busto Arsizio, per conto del loro coordinatore, Andrea Barcucci, presentano uno studio sull’andamento dei inquinanti in queste settimane del 2020, caratterizzate dall’emergenza Coronavirus e da una drastica, oltre che imposta, riduzione della circolazione veicolare. “L’aria inquinata della Lombardia è tornata pulita”. Riceviamo e pubblichiamo.

“L’inquinamento atmosferico è da anni sotto la lente di osservazione del mondo ambientalista. Noi Verdi Bustesi abbiamo studiato l’andamento degli inquinanti in questi anni e particolarmente in queste settimane del 2020.

In questi giorni di cambiamento epocale delle nostre abitudini sociali abbiamo studiato a fondo le due situazioni di inquinamento da polveri sottili, il cosiddetto PM10: prima, inizio della Zona Rossa a Codogno, fino al 22 febbraio, momento del grande allarme collettivo in Lombardia, e dopo tale evento a tutto il 13 marzo compreso. Il nostro studio si è fermato in quella data perché, da domenica scorsa, oramai il clima invernale è passato; quindi lo studio sulle polveri sottili sarebbe stato falsato dal minore impatto del riscaldamento degli edifici, sia pubblici che privati, oltre alla chiusura aumentata di molte attività produttive.

Abbiamo considerato sei centraline di PM10: le tre delle città varesine monitorate da Arpa Lombardia (Varese Copelli, Busto Arsizio Accam e Saronno Santuario); quella vicino Malpensa nel comune di Ferno; due di pianura sottostante il nostro altipiano, 80-90 metri più in basso, Milano Senato e Magenta, comuni a pochi chilometri da Busto Arsizio.

I risultati evidenziano alcuni punti salienti. Questi sono i mesi nei quali è solitamente più massiccia la presenza di polveri atmosferiche, sia per l’assenza di precipitazioni, sia per il freddo maggiore. Abbiamo elaborato le medie aritmetiche dei valori misurati dalle centraline Arpa tramite i dati da loro forniti a nostra richiesta, rispettivamente 53 giornate e 20 giornate, tutte nell’anno corrente e terminate con l’ultimo dato di venerdì 13 marzo.

Dai dati elaborati è possibile definire alcune considerazioni molto importanti, cioè dei risultati impossibili da definire negli anni precedenti, solo ora verificabili con la forzata clausura della mobilità a seguito del Coronavirus

Le diminuzioni degli inquinanti nell’aria sono raggruppate in due ordini, attorno alla metà e attorno al quaranta per cento rispetto ai primi cinquantatré giorni del 2020. Le polveri sottili si sono ridotte della metà nelle città di pianura, più grandi e più dense; viceversa si sono ridotte di meno nei comuni meno densi e più distesi sul territorio. Questa diversità è spiegabile in due principali capitoli. Il primo riguarda la forte presenza di emissioni da motore e da circolazione dentro i nuclei urbani densificati, laddove la compattezza dell’abitato rende concentrate le emissioni di polveri da traffico. Il secondo motivo risiede nel probabile superiore utilizzo di legna e pellet nei riscaldamenti dei comuni più distesi, in senso urbanistico, vicini alle campagne e con maggiore presenza di abitazioni singole.

Il nostro studio ha avuto la fortuna di considerare due periodi nei quali si sono avute temperature equamente distribuite, ragione per la quale il secondo periodo è confrontabile al primo, quello più invernale come calendario ma che ha avuto eccezionali settimane di clima temperato. Nel secondo periodo, di quasi tre settimane, il clima era tornato invernale con ampie precipitazioni nevose sulle montagne.

La grande scoperta di questo studio risiede nell’evidenza assoluta dell’importanza e della responsabilità del traffico urbano quale fonte di inquinamento atmosferico da polveri sottili. Le tre settimane seguite al #iorestoacasa, imposto dai decreti del Governo con la limitazione degli spostamenti superflui, hanno stabilito in maniera a parere nostro inequivocabile la necessità di limitare la mobilità a motore endogeno e a potenziare il trasporto pubblico collettivo, l’uso delle biciclette e ogni possibile rimedio alla eccessiva circolazione motorizzata privata: aree 30 km; zone a traffico limitato; parcheggi di interscambio; urbanistica decentrata; sistemi di logistica e di commercio moderni ed elettrici. Questo studio dimostra in modo lampante che almeno la metà dell’inquinamento urbano è dovuta al traffico veicolare, in questo assai divergente dalla teoria ripetuta che sia causato principalmente dai riscaldamenti. In queste settimane dominate dal rischio del contagio da Coronavirus, ricordiamo a tutta la società civile l’effetto moltiplicatore e detonatore delle polveri sottili nell’evoluzione delle patologie respiratorie. Perché il nostro futuro parte dalla coscienza-conoscenza del presente”.