“Lassami ve bèn”

Mi sono imbattuto, durante le ricerche sull'etimologia della Lingua Bustocca, in una frase che la dice lunga su certe espressioni dialettali in uso qui, molto differenti da quelle utilizzate nel resto della Lombardia

Gianluigi Marcora

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Mi sono imbattuto, durante le ricerche sull’etimologia della Lingua Bustocca, in una frase che la dice lunga su certe espressioni dialettali in uso qui, molto differenti da quelle utilizzate nel resto della Lombardia. Non diamo subito la “traduzione” in italiano, unicamente per offrire ai Lettori la beltà di questa frase e tutte le sfaccettature che essa contiene. Eccola, dunque: “lassami ve bèn“.

La si è utilizzata in diverse disquisizioni e in molteplici situazioni in cui ci si veniva (e ci si viene) a trovare.

Esempio: un signore aveva chiesto un prestito a un amico e non riusciva a mantenere la scadenza per la doverosa restituzione. Chiedeva “lassami ve bèn” quasi fosse un’implorazione e aspettava dalla controparte un assenso o comunque una deroga all’impegno.

Una persona buttava in giro dicerie su altre persone e chi si sentiva immerso nella faccenda osava dire “lassami ve bèn” e cercava in tutti i modi di giustificare la propria mancanza, ma pure di dire a chiare lettere “basta, smettila”. Per una mancanza veniale e richiedeva solamente una dilazione all’impegno.

In casa, i genitori riprendevano spesso i figli per le loro mancanze, oppure, i figli non erano obbedienti a … oltranza. Proprio uno di loro, magari quello che aveva l’ardire di replicare al rimbrotto dei genitori, asseriva “lassami vè bèn“, per dire anche …. si sta sorpassando il limite.

Figurarsi chi si avvinazzava o fumava troppo e riceveva rimbrotti a tutto spiano….”lassami ve bèn“, come a giustificare il motivo degli eccessi che non volevano rasentare il vizio.

C’era poi la madre; solitamente lei che si incaricava di “fare la spesa” e portava (come si usava una volta) il libretto al negoziante, con indicati gli importi spesi e quelli possibilmente da spendere e chiedeva con voce sommessa “lassami ve bèn“, nel senso di ….hai ragione, concedimi di aspettare un po’ per il saldo.

Nel gioco, in una acerrima partita a pallone, c’era sempre chi non si atteneva agli ordini di scuderia e girava per il campo senza alcun contributo alla squadra, veniva redarguito. E lui ….”lassami ve bèn“.

Non parliamo poi nei e dei lavori. Spesso il titolare richiedeva al dipendente un lavoro suppletivo a quello ordinario e a tale richiesta ne “consigliava” (aggiungeva) un’altra. Poi, “intanto che sei lì” puoi anche svolgere questa mansione e …..”visto che ne hai facoltà” prova a compiere anche quest’altra azione. Risposta: “lassami ve bèn“. Come a dire …. mi stai succhiando il sangue e l’aria che respiro.

In famiglia, nonostante l’impegno a casa, a scuola, al lavoro …… vedi di superare la sufficienza …se tu dovessi applicarti meglio, riusciresti a raggiungere il “sette” e magari l’otto. Poi, invece di andare in giro a vanvera, potresti occuparti anche di questa faccenda ….. risultato? ….lassami ve bèn.

Il contadino nei campi doveva provvedere alla semina, alla cura del terreno, al raccolto, alla distribuzione della messe e magari pure alla cernita dei prodotti della campagna. Poi si doveva rendere conto a chi aveva in pugno il contratto di mezzadria, l’esito del lavoro e del raccolto e, alla discussione, dove ciascuna delle parti “tirava” dalla propria parte il tornaconto, c’era sempre da entrambe le parti il “lassami ve bèn“.

Orsù, dopo questa sequela di esempi, il nesso preciso della frase, mi sembra eloquente.

Col “lassami va bèn” si voleva indicare un laconico, semplice, qualche volta ….paradossale “lasciami vivere“….non esageriamo …..possibile che non ti rendi conto che mi hai chiesto (quasi) l’impossibile?

Diciamo che la traduzione precisa sarebbe “lasciami vivere bene“, ma se ci fermassimo qui, non avremmo il vero senso del “ve bèn“. In sintesi: non è che si richiedeva la luna nel “lassami ve bèn“, ma almeno si era in condizione di rispettare gli altri e farsi rispettare, almeno come persona. Da una parte non si doveva chiedere troppo e dall’altra, non si doveva pretendere troppo. L’unione fra la domanda e l’offerta, determinava il “ve bèn” in dovute proporzioni.

Non è che ci fosse intransigenza nel “ve bèn“, ma quantomeno, il puntiglio salvaguardava il diritto e la accondiscendenza tutelava la Persona per un comune “vivere bene“.

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