Commissariato di Gallarate
Latitante si nasconde in convento con falsa identità, arrestata

Il 10 febbraio sono scattate le manette ai polsi di una quarantasettenne originaria di Acqui Terme, condannata a titolo definitivo a 2 anni, 4 mesi e 15 giorni, per i reati di sostituzione di persona, truffa, furto e falsità in genere, destinataria di un provvedimento di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo

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Il 10 febbraio sono scattate le manette ai polsi di una quarantasettenne originaria di Acqui Terme, condannata a titolo definitivo a 2 anni, 4 mesi e 15 giorni, per i reati di sostituzione di persona, truffa, furto e falsità in genere, destinataria di un provvedimento di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Palermo. Questi, di seguito, i fatti resi noti in un comunicato della Polizia di Stato.

Verso le 8.00 di lunedì scorso la Volante del Commissariato di Gallarate si è presentata presso il convento delle “Benedettine dell’adorazione perpetua del S.S. Sacramento”, su segnalazione di una persona insospettita sulla reale identità di una donna soggiornante da qualche giorno presso una camera del citato convento. Gli agenti intervenuti accertavano che lo scorso 4 febbraio vi era stata una chiamata telefonica da parte di una donna, presentatasi come la Madre Superiora del Monastero di Vicoforte (provincia di Cuneo), che avrebbe chiesto alle suore del convento gallaratese di ospitare una donna, nipote di una consorella, colpita da un malore e ricoverata presso l’ospedale di Gallarate, che aveva necessità di un posto per dormire in zona.

Le suore, insospettite, avevano richiesto un riferimento telefonico per rintracciare la nipote bisognosa, che una volta contattata risultava possedere un tono di voce molto simile a quello della Madre Superiora. Ma, visti i modi garbati e sicuri con cui l’interlocutrice affrontava la discussione, le monache del convento si convincevano ad accettarla presso la struttura religiosa di Gallarate. Nei giorni successivi, però, colloquiando con le suore del convento, l’ospite cadeva spesso in contraddizione nel raccontare particolari della propria vita. Le monache, nuovamente insospettite da tali circostanze, prendevano contatti con alcuni Monasteri del Piemonte, dai quali avevano conferma che una donna, del tutto corrispondente alla descrizione della ospite del convento, si era presentata presso tutti questi luoghi di culto e, con modi di fare molto garbati e gioviali, si guadagnava la fiducia di tutte le religiose. In alcuni di questi conventi la donna aveva addirittura asportato delle chiavi di accesso, per poi allontanarsi dalla struttura in modo furtivo, senza avvisare nessuno. Analogo episodio si era verificato anche presso il Centro di Accoglienza “Negri” di Legnano, presso il quale la stessa donna aveva soggiornato pochi giorni prima di raggiungere il convento di Gallarate. Anche da questa struttura la 47enne si era allontanata portando con sé le chiavi della camera dove aveva soggiornato per un breve periodo, non comunicando la sua volontà di lasciare l’alloggio. Tali fatti erano stati comunque denunciati presso la Stazione dei Carabinieri di Legnano.

A seguito di quanto appreso ed accertato, il personale operante della Polizia di Stato ha preso quindi contatto con la sospettata, la quale è apparsa subito cordiale e collaborativa, ma non in grado di comprovare la propria certa identità, disponendo solo di una tessera sanitaria. Gli operanti hanno quindi chiesto i dati anagrafici alla donna, ma quest’ultima dava diverse indicazioni sulla propria data di nascita, comunque diversa da quella indicata nella tessera sanitaria. La donna è stata, pertanto, accompagnata presso gli Uffici del Commissariato di Gallarate per essere sottoposta a fotosegnalamento, con richiesta dei precedenti dattiloscopici, al fine di giungere alla sua compiuta identificazione. Dagli accertamenti è emerso che la stessa altri non era altro che la 47enne destinataria del provvedimento restrittivo, per una pena residua di 2 anni, 4 mesi e 15 giorni di reclusione.

Terminati gli accertamenti di rito e notificati gli atti a suo carico, la donna è stata anche denunciata per i reati di sostituzione di persona e false attestazioni a pubblico ufficiale sulla propria identità ed in forza del provvedimento emesso dall’Autorità Giudiziaria palermitana associata presso il carcere femminile di Como. Sono in corso gli accertamenti sulla scheda telefonica in uso alla medesima, verosimilmente attivata utilizzando generalità false, acquisite tramite documenti rubati, nonché sui numerosi mazzi di chiavi di cui la stessa era in possesso, verosimilmente asportati dai conventi che l’hanno ospitata in passato.

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