Sew Eurodrive s.a.s.
L’automazione del futuro, già oggi

Lo stabilimento è molto grande, perfettamente illuminato e pulitissimo. Al suo interno, silenziose, si muovono delle navette completamente automatizzate che trasportano da un punto all’altro della fabbrica i componenti necessari per assemblare dei motoriduttori...

Luciano Landoni

SOLARO

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Lo stabilimento è molto grande, perfettamente illuminato e pulitissimo.

Al suo interno, silenziose, si muovono delle navette completamente automatizzate che trasportano da un punto all’altro della fabbrica i componenti necessari per assemblare dei motoriduttori (elemento essenziale dell’automazione industriale).

La navetta, una volta arrivata a destinazione, si “adatta” alle caratteristiche fisiche dell’operatore, nel senso che il piano di lavoro si alza automaticamente a seconda della statura della persona, seguendo le istruzioni immagazzinate nell’intelligenza artificiale della navetta stessa.

Signori, questa è la smart factory!

Vederla funzionare all’interno della Sew Eurodrive s.a.s. di Solaro (sede italiana, operativa dal 1968, dell’omonima multinazionale tedesca che fattura oltre 3 miliardi di euro all’anno realizzando componenti per l’automazione ed è stata fondata nel 1931) è il sistema migliore attraverso cui capire esattamente cosa sia e quale portata strategica abbia il nuovo paradigma produttivo conosciuto come Industria 4.0

“Prima – ci spiega Francesco Di Pasquale, operations manager – gli operatori dovevano procurarsi i diversi elementi, metterli insieme e poi inserire il manufatto nella catena di produzione. Adesso, hanno tutto a disposizione perché è la navetta che ‘si procura’ la componentistica e gliela porta direttamente”.

Tutta questa automazione, alla fine, causerà una diminuzione del personale?

“Al contrario, ci permetterà di migliorare ulteriormente la produttività, che è già elevata, e ci consentirà di assumere altre persone!”, risponde con prontezza Giorgio Ferrandino, managing director dell’azienda.

“L’anno scorso abbiamo stabilito un vero e proprio record che ha stupito persino la nostra casa madre in Germania: abbiamo assemblato 45.000 motoriduttori! La cosa straordinaria è che la gamma dei prodotti offerti è più che raddoppiata. Quando la nostra ‘fabbrica intelligente’ sarà pienamente operativa, vale a dire verso ottobre di quest’anno, contiamo di fare ancora meglio. Puntiamo ad un incremento di produttività del 70%! Tutto questo senza mai interrompere il ciclo produttivo, cosa che i tedeschi non credevano fosse possibile!”, precisa con legittimo orgoglio Francesco Di Pasquale.

Creatività e ingegnosità “made in Italy” unite all’organizzazione “made in Germany”?

“Proprio così. Una volta che si creano le giuste condizioni culturali – replica Giorgio Ferrandino – tutto o, per meglio dire senza esagerare, … quasi tutto diventa possibile”.

Quali sono queste condizioni?

“Piena consapevolezza, tramite la totale trasparenza dei dati e delle intenzioni, di quello che si vuole fare per migliorare e non semplicemente di quello che si deve fare; collaborazione assoluta; spirito innovativo. La tecnologia in sé non è fondamentale, è semplicemente un fattore abilitante. E’ la persona che conta veramente!”.

Mi vuol far credere che tutti questi cambiamenti non abbiano determinato e non determinino tuttora dei “timori” da parte dei vostri dipendenti?

“E’ del tutto umano e naturale che, all’inizio, vi siano delle paure, dei timori. Però, se il cambiamento viene proposto con trasparenza e condiviso con i propri collaboratori, oltre ai timori si determinano anche degli stimoli propulsivi che diventano essi stessi fattori di cambiamento e di miglioramento. Il meccanismo mentale è sostanzialmente semplice: ho ‘paura’ di fare così; sono ‘curioso’ di vedere cosa succederà facendo così. I risultati concreti sono poi il modo migliore per passare dal dover fare al voler fare. La produttività è la somma fra efficacia ed efficienza. Tutto deve essere ‘misurato’ e reso fruibile a tutti”.

A proposito di risultati concreti, qual è, qui in Italia, la vostra “carta d’identità” aziendale?

“A Solaro lavorano 110 persone. Se comprendiamo anche il personale delle filiali commerciali di Torino, Verona, Pescara e Bologna, saliamo a 186. Il nostro fatturato annuo si aggira intorno ai 130 milioni di euro”, osserva Giorgio Ferrandino, 54 anni, laureato in sociologia e organizzazione del lavoro, in Sew dal 2013.

“Qui a Solaro – prosegue – siamo specializzati nelle produzioni di piccoli lotti personalizzati da consegnare in tempi brevi”.

Per assecondare e valorizzare fino in fondo la vostra “rivoluzione interna” quanto conta il fattore formativo?

“Moltissimo! In media, investiamo 200.000300.000 euro ogni anno in formazione. Collaboriamo strettamente con il mondo della scuola. Facciamo parte dell’Osservatorio digitale del Politecnico di Milano e ospitiamo numerosi stagisti provenienti dagli Istituti medi superiori del territorio”.

Più in generale, qual è il livello dei vostri investimenti?

“Tra il 4 e il 5% del fatturato per quanto riguarda gli investimenti infrastrutturali. Se ci aggiungiamo anche quelli in ricerca e sviluppo superiamo il 10%”.

Come vanno le cose in questo inizio di 2018?

“Direi molto bene. Il Programma Industria 4.0 del ministro Carlo Calenda ha fatto letteralmente partire un piano di sviluppo che ha risvegliato anche il mercato interno, oltre a favorire le imprese specializzate nella produzione di macchine e impianti che esportano fortemente e che sono nostre clienti. Era ora che si facesse qualcosa per sostenere le strategie industriali!”.

La vostra visione del futuro, in due parole.

“Proseguire nella nostra ‘rivoluzione interna’ e offrire queste innovazioni alle industrie. Ridefinire l’organizzazione aziendale tenendo presente che questi cambiamenti destruttureranno letteralmente la tradizionale piramide decisionale: vertice e base saranno sempre meno distanti”.

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