Le brutture di Busto

Ci scrive l'amico Alfredo Solbiati, una lettera dettagliata dove evidenzia le "brutture di Busto Arsizio". E lo fa con passione e con "prove alla mano". Basta girare per la città e se ne vedono parecchie; alcune possono essere "risolte a basso costo", mentre altre necessitano di un accurato approfondimento...

Gianluigi Marcora

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Ci scrive l’amico Alfredo Solbiati, una lettera dettagliata dove evidenzia le “brutture di Busto Arsizio“. E lo fa con passione e con “prove alla mano“. Basta girare per la città e se ne vedono parecchie; alcune possono essere “risolte a basso costo“, mentre altre necessitano di un accurato approfondimento.

Solbiati è conosciutissimo a Busto Arsizio col soprannome “Ul Pinèta” e tiene molto al decoro della città. Ci ringrazia per l’ospitalità sul nostro on line e ci coinvolge nelle sue “accuse” sino a portarci in giro per la città per un sopralluogo specifico.

Cominciamo con un… proclama. Che poi è un avviso utile per l’intera popolazione di Busto. Alfredo ha pure stilato dei volantini, molto significativi che così recitano: “+ LUCE + SICUREZZA” a cui aggiunge questo testo da ben memorizzare: telefono 800901050 – funziona 24 ore su 24 festivi compresi – Indica Busto Arsizio, la via, il numero del palo… non solo la luna (quando c’è) illuminerà il tuo cammino….”.

Come si evince dall’avviso, Ul Pinèta è anche poetico e necessariamente il suo contributo di idee non è da sottovalutare. Diamogli una mano, suvvia. Contribuiremmo a rendere un servizio agli addetti ai lavori ed ad avere una città, maggiormente illuminata.

Alfredo Solbiati ringrazia tutte le persone che “mi hanno aiutato per anni a segnalare le brutture nella città di Busto“. Ringrazia poi la signora Nicoletta (ufficio Relazioni col Pubblico) “alla quale ho rivolto parecchie richieste“. Nondimeno, i ringraziamenti di Solbiati vanno al signor Alessio di Agesp e al signor Scolaro “per illuminare sempre di più, l’intera città“. Con un pizzico di rammarico, Alfredo Solbiati nota che “purtroppo tante mie richieste non hanno avuto esito, specialmente quella inserita nella lettera protocollata in Comune il 25 maggio 2017 visto che anni fa, Paola Reguzzoni mi aveva definito un dipendente Agesp a costo zero“.

Quasi per caso, Solbiati nella sua lettera cita dapprincipio la via Bellingera (proprio dove c’è la nostra Redazione – sic) e dice testualmente “non capisco come mai sono stati creati posti auto per diversamente abili che sono sempre vuoti e nelle vicinanze non ci sono uffici, dove queste persone possono accedere“. Poi si cita viale Cadorna e proprio all’incrocio tra via Bellingera e viale Cadorna “c’è un cestino rifiuti rotto da mesi con sopra un coperchio di un altro cestino del secolo scorso“. In Piazza Trento Trieste “vediamo due cestini rifiuti ai lati del Monumento ai Caduti e altrettanti in via Roma, mentre dove transitano i ragazzi del Liceo Artistico, cestini non ce ne sono”. La comica arriva in via Foscolo: “ci sono due pensiline per riparare chi deve attendere il bus, con le rispettive panchine  fuori dalle pensiline”, così quando piove o nevica “la gente non può utilizzarle“. In via Barsanti c’è la “vedovella (fontanina) che dopo aver buttato acqua dappertutto, ora è diventata un ricettacolo per cani… con annessi e connessi”. In via Dante e nel “piazzale Facchinetti troviamo un tendone, prima piazzato in piazza San Giovanni ed ora piazzato davanti alle Poste senza alcuna funzione“. Dentro i “basamenti di cemento c’è acqua putrida e pensare che anni fa, in quel piazzale c’erano le panchine, ora portate altrove“.

Rotonda del Cimitero: “Ci sono ancora i pali del vecchio semaforo, mentre nell’angolo con via Malpighi fa bella mostra di sè un orologio fermo da 10 anni“. Tutt’attorno ci sono piante “più morte che vive, senza manutenzione“. Ed ora si va in via Arnaldo da Brescia “che è da riasfaltare. Ѐ conciata proprio male” e in via Formazza c’è la “cabina del custode, in disuso da oltre 20 anni“. Già che ci siamo in zona Ospedale “c’è una doppia cabina telefonica inservibile e al civico 27 ci sono 2 pali orario fermi al secolo scorso“. Spostiamoci poi in via Grazia Deledda “ci sono due pensiline piazzate a suo tempo per l’interramento delle Ferrovie Nord e non sono state più rimosse”.

Il “viaggio-scritto” (per ora) termia qui), ma ne pubblicheremo il “resoconto” nei prossimi giorni. Va detto (e qui mi ci metto io) che il “mostro” prima esistente ai 5 Ponti è diventato un “gioiello architettonico” di grande pregio, mentre l’altro “mostro” (quello dirimpetto il Pronto Soccorso) è un ricettacolo di rifiuti. Provvedere, per favore. Per utilità del Cittadino e per il decoro della Città.

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