L’andamento del settore metalmeccanico in Italia e nella nostra provincia
Le esportazioni vanno bene, ma la produttività deve migliorare

Luciano Landoni

VARESE

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Avanti con prudenza e con la prospettiva di un rallentamento.

E’ così che in estrema sintesi si può condensare la condizione dell’industria metalmeccanica italiana alla luce dell’indagine congiunturale elaborata da Federmeccanica e relativa al primo semestre 2018.

Lo studio parla di una “fase moderatamente espansiva”.

Nei primi sei mesi dell’anno la produzione metalmeccanica ha fatto registrare un incremento del 4,6% rispetto all’analogo periodo del 2017, ma i volumi realizzati risultano ancora inferiori del 22,1% rispetto al periodo immediatamente precedente alla Grande Crisi esplosa nel 2008.

Continuano ad essere le esportazioni il punto di forza dell’intero settore: nel periodo gennaio-giugno 2018 l’export nazionale del comparto produttivo ha raggiunto quota 113 miliardi di euro, con una crescita del 3,8%.

Sulla stessa lunghezza d’onda le imprese metalmeccaniche della nostra provincia, che però appaiono nettamente più dinamiche rispetto al trend nazionale facendo registrare un confortante +13,7% sul primo semestre 2017 (3,3 miliardi di euro in valore assoluto).

“La competitività del Paese – commenta il presidente delle imprese meccaniche dell’Unione Industriali, Giovanni Berutti – passa anche attraverso azioni coordinate a livello Europeo, nazionale e locale. Serve un’Europa forte e sempre più unita che consenta ai singoli Paesi di far fronte alle tensioni commerciali del mercato globale che tra l’altro producono una grande volatilità (al rialzo) dei prezzi delle materie prime. Nelle vicende relative ai dazi ad esempio è necessario attivare tutti i canali (politici, diplomatici, commerciali) per superare una fase che può avere ripercussioni molto serie per i singoli Paesi e le loro aziende. Oggi come non mai è necessario puntare su ciò che unisce, piuttosto che su ciò che divide”.

A livello di singoli comparti le migliori prestazioni sono state quelle dei computer e prodotti di elettronica col +11,4%, degli altri mezzi di trasporto (sinonimo per la provincia di Varese, più che altro, di Aerospazio) col +63%, dei prodotti della metallurgia col +5,7%, degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi col +3,4%. Rallentano, invece, i macchinari e le apparecchiature: -1,9%.

Guardando, invece, ai mercati di riferimento quelli dove le aziende varesine sono più radicate sono Polonia (che ha quadruplicato congiunturalmente i valori grazie a delle importanti e recenti commesse aerospaziali), Germania (+2,6%), Francia (+2,7%), Regno Unito (+7,3%), Usa (+7,4%).

“Risultati, però, che non devono far cullare sugli allori nessuno. Le politiche commerciali statunitensi – sottolinea una nota diffusa dall’Unione degli Industriali della provincia di Varese – preoccupano sempre di più gli imprenditori metalmeccanici varesini. Si teme un rallentamento delle capacità di crescita sui mercati esteri, tanto che nell’ultima rilevazione del nostro Ufficio Studi il 69,6% delle imprese del settore ha dichiarato di aspettarsi ordinativi esteri stabili”.

L’imminente presentazione della Legge di Bilancio da parte del governo gialloverde in carica è attesa con particolare trepidazione da parte degli imprenditori, soprattutto in merito alle priorità dell’intero settore industriale.

In questo senso, le parole di Dario Gioria, presidente delle aziende siderurgiche, metallurgiche e fonderie” dell’UNIVA, sono significative: “Il tema della produttività è sempre più centrale e attorno ad esso deve ruotare tutto, compreso i salari. Il collegamento tra salari e produttività deve essere rafforzato e incentivato attraverso la detassazione e la decontribuzione di qualsiasi forma di retribuzione variabile, legata cioè ai risultati aziendali”.

Senza poi dimenticare le politiche per implementare l’industria 4.0 nel Paese: “I finanziamenti degli investimenti funzionali a industry 4.0 (compresa la formazione) devono diventare strutturali ed essere rafforzati”, conclude Gioria.

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