Intesa Sanpaolo e UNIVA insieme per innescare il rilancio economico
Le imprese industriali hanno bisogno assoluto di “ossigeno finanziario”

L’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus ha messo (e sta tuttora mettendo) a durissima prova la tenuta socio-economica del sistema Italia (per non dire del sistema Mondo)

Luciano Landoni

VARESE

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L’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus ha messo (e sta tuttora mettendo) a durissima prova la tenuta socio-economica del sistema Italia (per non dire del sistema Mondo).

La chiusura delle fabbriche, resasi necessaria per arginare la diffusione dei contagi, ha inferto una vera e propria mazzata all’intera impalcatura produttiva italiana.

Le aree maggiormente industrializzate, in particolar modo quelle collocate in Lombardia, ne hanno particolarmente sofferto e continuano a soffrirne.

E’ assolutamente fondamentale scongiurare sia lo spettro di una recrudescenza significativa dell’infezione (una seconda ondata pandemica) sia quello di un ripristino del lockdown (collasso dell’economia).

Non riusciremmo a risollevarci più – commenta un imprenditore metalmeccanico dell’Altomilanese – e le piazze diventerebbero teatro di violente proteste da parte di tante persone con le tasche vuote e la necessità primaria di sopravvivere”.

Insomma, uno scenario drammatico.

E’ necessario agire alla svelta per evitarlo a tutti i costi.

Per il PIL italiano – sottolinea una nota stampa diffusa da Intesa Sanpaolo e dall’Unione degli Industriali della provincia di Varese, in merito al 1° incontro (tramite videoconferenza) del roadshow lombardo intitolato ‘Il rilancio delle imprese del territorio. Strumenti, opportunità e prospettive per il post covid. Costruiamo insieme un grande futuro’ – la previsione è di un calo del 9,5% per il 2020 con un recupero del 6,5% nel 2021 che tiene conto degli effetti dei provvedimenti del governo. La Lombardia – prosegue la nota stampa congiunta – con la sua alta vocazione manifatturiera è una delle regioni maggiormente penalizzate e la ripresa dell’industria in particolare di Varese e provincia è condizionata dalla sua forte specializzazione nella metalmeccanica e nel tessile-abbigliamento, messi a dura prova per la elevata quota di attività sospese dal DPCM, mentre i settori agro-alimentare, farmaceutico, elettronico e ICT potranno dare un impulso al recupero”.

La situazione è estremamente problematica, tuttavia non è del tutto priva di opportunità.

Quali sono le potenziali vie d’uscita?

Intesa Sanpaolo e UNIVA ne indicano quattro: green economy, digitalizazione (smart-working, didattica a distanza), attenzione ai temi legati alla salute e all’ambiente domestico, regionalizzazione delle catene di valore.

In provincia di Varese, secondo i  dati forniti da Intesa Sanpaolo, sono circa 2.500 le pratiche relative a richieste di finanziamenti fino a 30.000 euro; mentre quelle oltre tale importo sono circa 450 (per un totale di oltre 200 milioni di euro); le domande di moratoria processate sono 12.400 (1,1 miliardi di finanziamenti residui complessivi tra privati e imprese).

Nell’ambito del programma sviluppo filiere messo in atto dalla banca, la provincia di Varese è coinvolta nella misura di 7 capi-filiere, con 150 fornitori collegati e un giro d’affari del valore di circa 1,5 miliardi di euro.

Intesa Sanpaolo, secondo quanto dichiarato dal responsabile dei territori Stefano Barrese, prevede l’erogazione di finanziamenti aggiuntivi (nel caso di esito positivo dell’offerta in corso relativamente all’unione con Ubi Banca) pari a 10 miliardi l’anno “di nuovo credito alle imprese nel triennio 2021-2023, senza alcuna riduzione per i clienti comuni. In totale, 30 miliardi aggiuntivi destinati a imprese e famiglie che operano e vivono nei territori serviti da Ubi”.

Una robusta dose di finanziamenti strategicamente rilevanti per il sistema manifatturiero locale nel suo complesso.

Ciò che manca alle nostre imprese in questo momento – sottolinea infatti Marco De Battista, coordinatore delle aree economiche dell’Unione Industriali è, da una parte, la benzina nei motori rappresentata dagli ordinativi e, dall’altra, l’ossigeno della liquidità. Un’analisi svolta dall’Ufficio Studi UNIVA su un campione d’imprese ha evidenziato in 2 casi su 3 problemi nella gestione delle attività aziendali. Tra queste, il 66% ha dichiarato una mancanza di liquidità medio/alta, ponendo questa come la vera priorità del momento”.

La criticità della congiuntura economica della nostra provincia è fotografata anche dall’andamento dei consumi energetici delle industrie del territorio.

Energi.Va, il consorzio di acquisto dell’Unione Industriali, ha analizzato i dati di un campione di 530 imprese locali e ha constatato cali tendenziali del -17,9% a marzo, del -34% ad aprile e del -19,8% a maggio.

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