Presentata in CAM l’indagine congiunturale di Federmeccanica
Le industrie hanno “fame” di tecnici specializzati

La “fame” di personale specializzato (sia in ufficio che in fabbrica) delle imprese metalmeccaniche è grande, tanto quanto la difficoltà che le stesse aziende incontrano nella ricerca delle figure professionali per loro indispensabili

Luciano Landoni

LEGNANO

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Cercasi meccatronici disperatamente.

Così, in tre parole, si potrebbe condensare l’appello che il presidente del gruppo meccanico di Confindustria Alto Milanese Andrea Massari (Mollificio Legnanese Spa), affiancato da Gian Angelo Mainini (Elettromeccanica Colombo, produzione di trasformatori elettrici) e da Giorgio Colombo (Icma San Giorgio Spa, fabbricazione macchine per la plastica-gomma), ha lanciato durante la conferenza stampa di presentazione dell’indagine congiunturale di Federmeccanica (1° trimestre 2018).

La “fame” di personale specializzato (sia in ufficio che in fabbrica) delle imprese metalmeccaniche è grande, tanto quanto la difficoltà che le stesse aziende incontrano nella ricerca delle figure professionali per loro indispensabili (disegnatori, progettisti, montatori, operatori di macchine utensili, addetti alle vendite, responsabili del controllo di gestione).

“Dagli anni ’80 sino ad oggi le imprese industriali sono profondamente cambiate, si sono evolute e sono diventate dei veri e propri ‘atelier’ della meccanica al cui interno la robotica e l’informatica più avanzate convivono. Pochi lo sanno. Pochi sanno che il nostro è un grande Paese manifatturiero (secondo, in Europa, solo alla Germania) e che il 50% dell’export nazionale è garantito proprio dalle industrie meccaniche. La scuola, le famiglie, la società in generale – ha detto Andrea Massari – se ne devono rendere conto. Soprattutto pensando al futuro occupazionale dei giovani”.

“Il problema – gli ha fatto eco Gian Angelo Mainini – è che ci sono pochi iscritti agli Istituti Tecnici e Professionali. L’istruzione tecnica è la via migliore per trovare un’occupazione”.

“La formazione riveste una funzione strategica – ha aggiunto Giorgio Colombo – e c’è bisogno di un grosso sforzo collettivo dell’intero sistema scolastico, nei confronti del quale offriamo tutta la collaborazione possibile, per tenere conto dell’evoluzione in atto all’interno di tutto il mondo industriale”.

L’education nell’Alto Milanese comprende 6 Istituti Tecnici e 5 Licei, nel 2018 si diplomeranno 1.722 soggetti (fra questi, 446 periti industriali e 180 ragionieri), le aziende iscritte a Confindustria Alto Milanese che accolgono studenti in alternanza scuola-lavoro sono 54 e la stessa CAM ha promosso due corsi di alta formazione con 40 partecipanti per tecnici calzaturieri e tecnici aziendali specializzati in export.

Il comparto metalmeccanico (che all’interno di Confindustria Alto Milanese significa una massa critica di 180 imprese, 133 delle quali esportano in tutto il mondo, con 6.623 addetti, un fatturato di 1,7 miliardi di euro e un valore delle esportazioni pari a 800 milioni di euro) sta attraversando a livello nazionale un buon momento dal punto di vista economico-occupazionale: è cresciuto il volume d’affari, sono aumentate le esportazioni e le assunzioni.

“Siamo però – ha ammonito Andrea Massari – ancora sotto di almeno un 22% rispetto ai livelli produttivi pre Grande Crisi (esplosa negli ultimi mesi del 2008), un’azienda su quattro ha chiuso e si sono persi 250.000 addetti. Inoltre, il tasso di crescita di questo inizio 2018 è leggermente inferiore rispetto alla fine del 2017. L’incertezza politica interna e le turbolenze sui mercati internazionali (rapporti difficili fra Stati Uniti e Russia e fra Stati Uniti e Cina) rappresentano altrettanti fattori di preoccupazione. Il nostro, in conclusione, è un cauto ottimismo”.

“Le tendenze positive in atto dovrebbero proseguire – rileva l’indagine congiunturale di Federmeccanica -, rafforzandosi, anche nel corso dei prossimi sei mesi, come si evince dalle previsioni delle imprese partecipanti all’indagine che hanno dichiarato, nel 47% dei casi, di incontrare sul mercato del lavoro difficoltà nel reperire le figure professionali necessarie all’attività produttiva delle aziende”.

Si è appena insediato il nuovo Governo a trazione leghista e pentastellata, qual è il sentimento prevalente negli imprenditori? Curiosità? Preoccupazione? Paura?

“Pur rimarcando la nostra neutralità politica – risponde diplomatico Gian Angelo Mainini, past president di Confindustria Alto Milanese -, ci auguriamo che non si torni indietro rispetto alle cose positive già fatte, tipo il Piano Industria 4.0, che non si demolisca l’esistente solo perché l’hanno fatto gli ‘altri’. La competitività dei mercati cresce giorno dopo giorno. Le aziende si sono  adeguate di conseguenza impegnandosi al massimo, stimolate dai cosiddetti ‘vincoli’ imposti dall’euro. Non voglio nemmeno immaginare dove saremmo finiti se avessimo praticato le cosiddette ‘svalutazioni competitive’. Se la produttività in Italia non cresce come dovrebbe è perché l’efficienza del sistema Paese è scarsa. Bisogna migliorarla a tutti i costi. Questi – ha concluso Mainini – sono i problemi veri che devono essere affrontati e risolti”.

“Le ‘nuvole’ a livello internazionale potrebbero tramutarsi in temporali o addirittura in tempeste”, ha sottolineato Andrea Massari.

“Il mio settore di appartenenza ha fatto registrare buone performance, con una crescita del 10%. Bisogna fare di tutto per scongiurare il regime di incertezza – ha commentato Giorgio Colombo – che determina il blocco degli investimenti. Ci vuole cautela, molta cautela”.

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