Lo storico intervento del presidente della Repubblica e la benedizione del Papa
“Le prospettive del futuro sono, ancora una volta, alla nostra portata”

Riflessioni, al tempo del coronavirus, di un cittadino qualunque dopo l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la benedizione Urbi et Orbi di Papa Francesco di venerdì 27 marzo. Una data che verrà ricordata nei libri di storia

castellanza

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Venerdì 27 marzo, chiuso in casa con la mia famiglia, ho ascoltato, come credo milioni di altri miei connazionali, la benedizione Urbi et Orbi di Papa Francesco in una piazza San Pietro deserta (è la prima volta che succede nella storia plurimillenaria della Chiesa) e il discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Venerdì 27 marzo, 969 vite sono state stroncate dal coronavirus, per un totale di 9.134 persone decedute da quando l’epidemia imperversa in Italia.

Venerdì 27 marzo, si è registrato il numero di morti più alto di sempre: un record triste e tragico che speriamo con tutte le nostre forze rimanga tale, senza essere mai più superato.

Venerdì 27 marzo, tutti noi abbiamo vissuto una delle pagine più cupe della storia repubblicana.

L’ha detto chiaramente il presidente Mattarella: “Alcuni territori, e in particolare la generazione più anziana, stanno pagando un prezzo altissimo”.

L’aveva sottolineato prima Francesco: “Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda”.

Mai come in questa terribile circostanza si sente il bisogno di riaffermare e rafforzare il più possibile il senso della comunità, la necessità di collaborare con impegno, forza, coraggio, responsabilità insieme.

Sia chi lavora instancabilmente in prima linea, sia chi ha il dovere di stare in casa per azzerare le occasioni di diffusione ulteriore del contagio.

I medici, gli infermieri, l’intero personale sanitario, i farmacisti, gli agenti delle Forze dell’ordine (nazionali e locali), gli addetti al funzionamento delle linee alimentari, i trasportatori, le Forze Armate, gli scienziati e i ricercatori che studiano per scoprire il vaccino e le terapie più efficaci, i volontari, i componenti della Protezione Civile, le imprese che hanno convertito la loro produzione in beni necessari all’emergenza, gli insegnanti: l’elenco che il presidente della Repubblica ha fatto dei soldati impegnati in prima linea è stato lungo.

Sergio Mattarella non ha dimenticato le retrovie: “Vorrei inoltre ringraziare tutti voi. I sacrifici di comportamento che le misure indicate dal Governo richiedono a tutti sono accettati con grande senso civico, dimostrato in amplissima misura dalla cittadinanza”.

La tempesta che stiamo affrontando è violentissima e richiede un impegno continuo da parte di tutti, nessuno escluso; un impegno rivolto anche a ripensare il significato stesso della nostra vita.

L’ha evidenziato Papa Francesco: “(la tempesta) lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Pone allo scoperto tutti i nostri propositi di ‘imballare’ tutto ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente ‘salvatrici’, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità. E’ caduto il trucco – ha detto ancora Francescodi quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri ‘ego’ sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella benedetta appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli”.

Anche il presidente della Repubblica, in termini ovviamente più … laici, ha fortemente richiamato il senso della “appartenenza comune” e della conseguente solidarietà, laddove ha denunciato l’evidente assenza/insufficienza sul piano degli interventi concreti dell’Unione Europea.

Mai come in questa circostanza, un’Unione tale solo sulla carta e quasi del tutto assente nella sostanza.

Nell’Unione Europea – ha precisato Sergio Mattarellala Banca centrale e la Commissione, nei giorni scorsi, hanno assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento europeo. Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei capi dei governi nazionali. Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni. Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà – ha denunciato il presidente della Repubblica – delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse”.

L’egoismo, in altre parole, continua a prevalere sulla condivisione degli sforzi finalizzati a combattere un’emergenza che coinvolge e travolge tutti.

Una contraddizione tanto ottusa quanto pericolosa.

Questo “è il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario – ha affermato con forza Papa Francescoda ciò che non lo è. Possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. E’ la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. Medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo”.

Noi tutti, proprio come i discepoli di Cristo sulla barca sballottata dalla tempesta, proviamo un grande timore.

Ecco perché Francesco ha ripetuto più e più volte le parole di Gesù: “Voi non abbiate paura”, ecco perché il Papa, davanti ad una piazza San Pietro vuota e bagnata da una pioggia insistente riversata sulla terra da un cielo cupo, con un’espressione seria ma non disperata ha pronunciato queste solenni parole: “Davanti alla sofferenza, dove si sviluppa il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: ‘che tutti siano una cosa sola’. Scenda su di voi – ha concluso il Papa – , come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: ‘Voi non abbiate paura’. E noi, insieme a Pietro, gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi”.

Anche il presidente della Repubblica  ha richiamato con  insistenza l’assoluta necessità di un “impegno comune” (soggetti politici, di maggioranza e di opposizione, soggetti sociali, governi dei territori), ossia “Unità e coesione sono indispensabili in questa condizione”.

Il volto di Sergio Mattarella mi è sembrato triste e sereno al tempo stesso, mai disperato proprio come quello del Papa, e le sue parole conclusive mi hanno trasmesso una carica di fiducia: “Nella ricostruzione il nostro popolo ha sempre saputo esprimere il meglio si sé. Le prospettive del futuro sono, ancora una volta, alla nostra portata. Abbiamo altre volte superato momenti difficili e drammatici. Vi riusciremo certamente, insieme, anche questa volta”.

Copyright @2020