L’andamento del “made in Varese” nel 2017
L’export è in crescita, occhio al protezionismo commerciale

Gli ultimi dati provvisori disponibili sul commercio estero varesino relativi al 2017 mostrano un recupero dell’export rispetto a quanto registrato nel 2016...

Luciano Landoni

varese

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Gli ultimi dati provvisori disponibili sul commercio estero varesino relativi al 2017, secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di UNIVA, mostrano un recupero dell’export rispetto a quanto registrato nel 2016. L’export della provincia ha infatti raggiunto i 9.781 milioni di euro, in crescita del 3% rispetto al 2016. Contemporaneamente, le importazioni hanno registrato una crescita dell’8,6%, risultando pari a 6.122 milioni di euro.

Dinamiche che hanno portato ad un saldo commerciale positivo (+3.659 milioni di euro), ma in calo rispetto al 2016 (-5,3%).

“Dopo un 2016 che si era chiuso con qualche difficoltà, l’export della nostra provincia torna dunque a crescere – osserva Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese – , riassumendo quel tradizionale ruolo di traino dell’economia locale che ha fatto da paracadute durante gli scorsi anni di crisi. La ripresa sui mercati esteri si può definire generale. Positivo è l’andamento di alcuni comparti particolarmente importanti per la nostra industria, come quello dell’aerospazio che, dopo diversi trimestri, ritrova il segno più: una buona notizia per l’intera catena di fornitura e per tutta la nostra provincia così legata a questo settore”.

Come la mettiamo con la “guerra dei dazi” che è stata innescata dall’amministrazione stelle e strisce e con il conseguente risveglio del protezionismo?

“Non mancano le preoccupazioni. I venti di una possibile guerra commerciale sui mercati mondiali – risponde Riccardo Comerio –  stanno cominciando a soffiare fin troppo forte per un’economia come quella varesina le cui imprese sono storicamente proiettate verso le attività internazionali. Oltre il 40% del valore aggiunto prodotto dalle nostre aziende viene destinato all’export. Un dato che è sufficiente per comprendere come il sistema imprenditoriale veda come fumo negli occhi qualsiasi evocazione a dazi o a politiche restrittive della libera circolazione delle merci sul mercato globale. Oggi è questa una delle peggiori preoccupazioni dell’industria varesina”.

Insomma, stante una condizione positiva le prospettive per il futuro appaiono problematiche.

Riguardo i mercati di riferimento, sono in deciso aumento le esportazioni verso alcune aree emergenti: Africa (+19,4%), altri paesi europei non UE (+10,2%). Si registra una buona crescita dell’export varesino anche verso l’Asia Centrale (+5,6%) e l’Asia Orientale (+5,3%). D’altro canto, l’area dell’Unione Europea si conferma primo bacino di destinazione dei prodotti varesini e l’export rivela una buona crescita (+6%). All’interno di quest’area, Germania e Francia mantengono le loro posizioni all’apice della classifica delle prime destinazioni per le esportazioni varesine (sebbene rispetto al 2016, le esportazioni verso la Francia abbiano mostrato un leggero calo, -3,3%). Polonia, Cina e Russia hanno registrato tassi di crescita molto elevati (rispettivamente +75,3%, +12,4% e +74,8%). Questi risultati positivi compensano una performance non particolarmente brillante verso i Paesi Bassi (-5,3%) e la Turchia (-5,6%), che riesce a guadagnare solo un undicesimo posto nella classifica dei mercati di sbocco dei prodotti varesini.

In termini di composizione settoriale, con riferimento ai comparti maggiormente rappresentativi del territorio, si evidenzia che il 59% delle esportazioni ha avuto origine dal settore metalmeccanico, il 10% dal tessile-abbigliamento, l’11% dal chimico-farmaceutico e il 9% dal settore gomma-materie plastiche.

Le vendite all’estero del metalmeccanico hanno registrato una leggera crescita rispetto al 2016 (+2,3%), con una ripresa rispetto a quanto registrato nei primi nove mesi dell’anno; una crescita ancora più consistente è stata registrata per le importazioni (+7,4%). All’interno del settore si evidenziano però delle profonde differenze di risultato tra i diversi comparti. Le esportazioni aerospaziali trainano la crescita del commercio estero nel settore, registrando un +10,6% rispetto al 2016; cresce anche l’export di computer e prodotti di elettronica e ottica (+7,3%); dei prodotti della metallurgia (+7,7%) e degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (+1,1%); frenano i prodotti in metallo (-1%) e le apparecchiature elettriche (-3,7%). Restano invece abbastanza stabili i macchinari (-0,5%), sebbene le diverse categorie abbiano registrato andamenti molto diversi sia in termini di dinamiche, che di mercati di sbocco.

Il settore tessile, abbigliamento e pelletteria ha registrato un considerevole aumento delle esportazioni (+4,2%), a fronte di una riduzione delle importazioni (-1,8%). In termini di export, cresce sia il comparto dei prodotti tessili (+2,2%), che di articoli di abbigliamento (+10,3%); in leggero calo invece quello di articoli in pelle (-1,9%).

Il settore chimico-farmaceutico ha registrato la maggiore variazione rispetto al 2016. Il settore ha visto un incremento sia delle esportazioni (+8%), che delle importazioni (+20,8%). Entrambi i comparti che compongono il settore hanno visto una crescita dell’export, sebbene d’intensità diversa: le esportazioni di prodotti chimici sono infatti aumentate del 9,1%, a fronte di un aumento dell’1,5% delle esportazioni di prodotti farmaceutici. Anche l’import è aumentato in entrambi i comparti, rispettivamente del 16% e del 69,8%.

Il settore gomma e materie plastiche ha registrato un export abbastanza stabile (-0,3%) ed un contemporaneo aumento dell’import (+5,8%). Le esportazioni sono maggiormente in calo nel comparto degli articoli in gomma (-2,4%), rispetto a quello delle materie plastiche (-0,1%). Le importazioni risultano invece in aumento sia nel comparto gomma (+1,2%), che in quello delle materie plastiche (+6,9%).

Tra i comparti più di nicchia, rispetto al 2016, si è registrata una crescita delle esportazioni nel settore alimentari e bevande (+4,3%) ed in quello della carta e stampa (+8%). In rallentamento invece il legno (-8,5%).

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