“Lezione personale”

Avevo espresso (in altro Editoriale) che "celebrava" i 60 anni di "Tutto il calcio minuto per minuto" le peculiarità di tre personaggi rimasti impressi nei ricordi e che doverosamente ho citato per dire quale fosse la loro importanza nella "storia" della trasmissione TV ma pure nel "costume" della gente di qui

Gianluigi Marcora

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Avevo espresso (in altro Editoriale) che “celebrava” i 60 anni di “Tutto il calcio minuto per minuto” le peculiarità di tre personaggi rimasti impressi nei ricordi e che doverosamente ho citato per dire quale fosse la loro importanza nella “storia” della trasmissione TV ma pure nel “costume” della gente di qui. Avevo citato Nicolò Carosio e Sandro Ciotti e solo accennato a Giovanni Borghi il cosiddetto “patron” della Ignis di Varese.

Per rinfrescare la memoria sul Personaggio diciamo che il Comm. Giovanni Borghi, praticamente possedeva lo Sport del Capoluogo: dal calcio al ciclismo (Miguel Poblet, per quello di strada, Antonio Maspes, per quello su pista), alla “pluridecorata” pallacanestro (Dino Meneghin su tutti), perfino il pugilato con l’indimenticato Sandro Mazzinghi, campione europeo.

Giovanni Borghi possedeva a Milano (col fratello) un negozio di rivendita di fornelletti per cuocere le vivande. Si mise in mente di far uscire “da quegli aggeggi” non il fuoco che scalda e brucia, ma il freddo che conserva cibi e alimenti. In poche parole: quel giovane elettricista (alla faccia di chi sbandiera una laurea ottenuta dopo che la famiglia l’ha mantenuto sino ai 30 anni – sic) “inventò” il frigorifero imponendogli il nome IGNIS.

Inutile raccontare come l’IGNIS si è diffusa nel mondo e quanto fece il Comm. Giovanni Borghi per lo Sport (e non solo). Tutto ciò per inquadrare il Personaggio alle nuove generazioni che hanno bisogno di capire come l’ingegno, la buona volontà e soprattutto la passione conducono a traguardi inimmaginabili.

Ne parlo per una “lezione personale” che mi diede, con signorilità, il Comm. Borghi. Allora (avevo 15 o 16 anni) e il Varese calcio era in serie A (tanto per chiarire, il Varese si classificò al secondo posto in classifica, alle spalle del Milan che vinse lo scudetto). Io vendevo le Coca Cola allo stadio, per racimolare “quattro lire” che mi servivano per pagare gli studi serali, aiutando la famiglia.

Allora, la notissima bibita era prodotta nella classica bottiglia che somiglia a una damina stile ‘800 e costava al pubblico 100 lire …..10 lire delle quali, per ogni bibita venduta era la mia provvigione.

Quella domenica pomeriggio, sono in postazione lungo il “Franco Ossola” di Masnago di Varese e vedo che si avvicinano al mio frigo-bar il Comm. Giovanni Borghi e il Direttore Generale del Varese Calcio, Arcari. Ovvio che penso alle due bibite vendute e alla maturazione di 20 lire per la mia provvigione.

I due parlottano adagio a pochi metri da me, poi si avvicinano. Il Comm. Borghi, con la sua voce roca da grande fumatore, ma con bonomia espressa in viso, dice candidamente ” tì, pinèla” che vuol dire semplicemente “ragazzo” ……”dammi ‘na Coca Cola cun dù bicèr” (dammi una Coca Cola con due bicchieri) poi aggiunge quasi a scusarsi o a giustificarsi di una simile richiesta “minga par risparmià, ma gu poca set” (non per risparmiare, ma ho poca sete).

Chiaro che mi vedevo decurtata la mia provvisione, a fronte di un doppio lavoro che comprendeva pure i due bicchieri, invece di uno per bibita. Pensavo di non dare a vedere lo scoramento e la perplessità che avevo provato e pensavo di avere la cosiddetta “faccia di tolla” (o volto di fango) come si dice per la circostanza, per una situazione simile.

I due Personaggi bevono con non chalance e solo alla fine, il Comm. Borghi mette mano al portafogli, mi guarda come ….Gary Cooper in Mezzogiorno di fuoco, estrae un biglietto da 1000 lire, me lo pone in mano poi aggiunge….”i danè sa spendan e sa butan minga via” ed io ho ringraziato e deglutito ….boia d’un milanesone – varesino ….che lezione di vita ho ricevuto! Grazie!

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