agosto di qualche tempo fa
Lezioni della natura, lezioni di vita

Agosto, il sole va nel bosco. Per dire che la temperatura cala d'intensità, che arrivano le piogge, che qualche minuto in meno di luce lo si avverte, che incombe l'autunno...

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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Anche Agosto se ne sta andando…”agùstu ùl su al va in dul buscu” (agosto, il sole va nel bosco). Per dire coi nostri nonni che la temperatura cala d’intensità, che arrivano le piogge, che qualche minuto in meno di luce lo si avverte, che incombe l’autunno. Già si sprecano certi commenti qualunquisti, del tipo “meno male, un po’ di frescura – il caldo era crudele – però, al caldo si sta meglio che al freddo – sì, ma adesso andiamo incontro alla brutta stagione” e tutto ubbidisce a discorsi inutili come a ribadire l’invenzione… dell’acqua calda.

Vediamo, invece, cosa si faceva in agosto di qualche tempo fa. Abbiamo già scritto di Ferragosto e della Festa; di San Rocco e della Fiera degli animali di Magenta, con larga partecipazione della gente di Busto Arsizio. Ora… scriviamo d’altro. Era in uso una frase emblematica “paesàn dul mes d’agustu” dedicata a chi voleva “giocare” a fare il contadino. Siccome si stava vivendo il periodo dell’allargamento delle ferie; e siccome non era ancora in atto la vacanza al mare o ai monti, ecco che ci si buttava sulla “campagna” alterando pure i tempi di semina o di raccolta. Ad esempio; le patate si raccoglievano a settembre, ma già a fine agosto, “ul paesàn dul mes d’agusto” irrompeva fra le zolle e scardinava il ceppo con sotto i tuberi. Il risultato non era ottimale, per via della maturazione incompleta delle patate e quei 15 giorni anticipati per la raccolta non permettevano la “profumazione” del tubero che dopo un po’ di tempo “cacciava” i suoi “bernoccoli” non proprio adatti per la semina.

Anche la terra aveva bisogno sia del sole potente (rimasto) di agosto sia della pioggia che nella seconda metà del mese irrora la terra. C’era pure chi vendemmiava, in agosto e lo faceva a disdoro di ogni logica. L’uva quasi matura non presentava quella “potenza” in acidità che avrebbe potuto contare a settembre e il “mericanèl” (vino tipico di Busto Arsizio) già povero di suo nell’acidità, diventava quasi anemico. Adesso con lo “effetto serra” c’è chi vendemmia in agosto.

Anche coi fiori c’era particolare cura. Mai “lavorarli” in agosto. E’ come svegliare dalla culla un neonato che sta dormendo. Il “sonno” (per bimbi e fiori) è importante, anzi, vitale e interromperlo si produce un danno incalcolabile. I fiori, poi presentano colori dolcissimi sino all’autunno, quando c’è il “ricambio” e ci pensa la natura a “glorificare” i fiori estivi e a “sostituirli” con quelli invernali.

Meglio quindi non improvvisarsi “paesani – contadini” quando non si conoscono le caratteristiche (e le regole) di un nobile mestiere, affinato con l’esperienza e con quella particolare cura di chi (allora) “guardava in alto” per scrutare il cielo e farsi da sè le ….. previsioni del tempo. Allora, le previsioni del tempo, non esistevano, ma il contadino esperto e “raffinato” sapeva calibrare i tempi per la semina e il raccolto, con tanto di cura metodica sulla “manutenzione” del terreno.

Il “contadino” di casa era lo zio Giannino. Papà era diventato operaio e lasciava al fratello la cura del terreno (non nostro) che ci lasciavano coltivare. Una mano allo zio, gliela davo volentieri, ma non mi piacevano i lavori di ….manutenzione (tipo togliere l’erba dalle zolle o giù di lì). All’occorrenza, dovevo entrare in campagna a raccogliere le patate (ad esempio) e lo facevo a settembre, come lo zio comandava e per 5 anni interi (dal matrimonio) le ferie le vivevo così, in campagna, a torso nudo, pantaloncini corti e ….guanti sulle mani (per attutire i colpi infernali della zappa). Il profumo del lavoro l’ho avvertito anche in quei frangenti e m’è rimasto addosso, non solo il profumo della terra, ma quella semplicità che nessuno può insegnare, ma che la si “coglie” a contatto con la natura. Adesso poi che ho “svelato” un segreto, quei “tre o due” che hanno la “puzza al naso” (e non sanno cos’è la critica), possono darmi del cafone o del garzone. Sapranno mai quale complimento mi avranno fatto e quale perdita hanno avuto dal loro destino, per non avere assaporato la lezione della natura; lezione di vita!

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