PROIEZIONI DI FILM APERTE ALLA CITTÀ
Il Liceo Crespi e l’Istituto Antonioni presentano il progetto “Cinema per la scuola”

L’obiettivo è quello di avvicinare le nuove generazioni al nostro cinema. Il progetto, sostenuto dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, prevede una parte teorica e una parte esperienziale, con proiezioni di film, alcuni in italiano e altri in lingua straniera, in sala

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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La formazione cinematografica entra sempre di più nelle aule scolastiche, rendendo Busto Arsizio, a pieno titolo, capitale del cinema.

Il Liceo Crespi presenta il progetto “Cinema per la scuola”, Let’s go to the Movie: cinema, linguaggi e società, promosso in collaborazione con l’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni e in rete con l’Ite Tosi.

L’obiettivo è quello di formare una nuova generazione di spettatori più appassionati, consapevoli e curiosi. Il progetto, sostenuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, prevede una parte teorica, nella quale verranno fornite le basi del linguaggio cinematografico e audiovisivo, e una parte esperienziale, con proiezioni di film, alcuni in italiano e altri in lingua straniera, in sala.

Gli  incontri metodologici serviranno ad accrescere le competenze cinematografiche e le capacità critiche degli studenti, e le proiezioni in lingua originale aiuteranno a perfezionare le abilità linguistiche; i film in italiano affronteranno problematiche di carattere sociale ed etico.

“Il nostro istituto aveva già la tradizione di lavorare sull’immagine cinematografica – spiega la dirigente scolastica Cristina Boracchi – è un buon progetto pilota che promuove l’innovazione didattica secondo le direttive del Ministero. Il format già sperimentato di certificare le competenze di altri linguaggi si innesta perfettamente su questo bando. L’importanza riservata all’immagine, per noi fondamentale, a partire dalla storia dell’arte, ci ha portati a riflettere sulla luce in movimento, quindi sul cinema. La partnership con l’Istituto Cinematografico Antonioni è stata provvidenziale. Crediamo che educare alla cultura sia un dovere. Per questo, il nostro istituto si apre al territorio per restituire alla società non solo istruzione ma anche cultura”.

Rosa Maria Repaci,  docente ed anima del progetto, ha coinvolto nella prima fase  circa 300 studenti del secondo anno, 25 dei quali approfondiranno ulteriormente le tematiche in un laboratorio pomeridiano e, attraverso l’alternanza scuola-lavoro, trasmetteranno le competenze acquisite agli alunni delle scuole secondarie di primo grado.

Il progetto prevede tre fasi distinte: la prima, tenuta da Paolo Castelli, già responsabile per il liceo Crespi del laboratorio di analisi testuale legato al Baff, è finalizzata all’insegnamento e alla costruzione di una mappa condivisa delle forme e delle figure fondamentali del linguaggio cinematografico e audiovisivo. L’esplorazione si compirà attraverso gli strumenti più innovativi della Audiovisual Literacy quali video-essay, super-cut e mash-up, per incentivare la conoscenza e la decodifica non solo del linguaggio cinematografico, ma anche di altri importanti linguaggi audiovisivi. “Da domani (15 febbraio) lavorerò con i ragazzi. Il mio corso ha un ‘quid’ d’informazione con micro montaggi che sviluppano vari temi”, spiega Castelli.

Vittorio Rifranti e Gaia Formenti (regista il primo, sceneggiatrice la seconda) si occuperanno invece di costruire e attraversare l’immaginario cinematografico, mettendolo a confronto con temi di carattere sociale ed etico (diversabilità, bullismo, ludopatia, pari opportunità…), ma anche simbologie e narrazioni, attraverso la visione di frammenti e di testi filmici completi. Verranno proposti sia grandi classici della storia del cinema, sia pellicole più recenti e più vicine all’universo delle nuove generazioni, ponendo sempre l’accento sulla difesa della legalità come impegno di ogni cittadino.

L’ultimo segmento, curato dal critico cinematografico Alessandro Stellino e dal regista Marco Longo, indagherà invece il mondo del documentario, spiegando come fin dalla nascita del cinema la tendenza alla riproduzione del reale e quella verso la sua trasfigurazione siano strettamente legate e ne costituiscano due anime speculari ma non contrapposte. Il cinema del reale dunque, ma anche il documentario poetico, il cinema diretto, il rockumentary, il film d’archivio, il cinema in prima persona e il documentario d’indagine.

Agli incontri teorici si alternerà la visione in sala – al cinema Manzoni di Busto Arsizio – di dieci film, quattro in italiano, su tematiche connesse alla cittadinanza agita (inclusione, diversabilità, legalità) e sei in lingua originale (inglese, francese, tedesco e spagnolo), per migliorare le competenze linguistiche e scoprire culture e mondi diversi. La scelta di proporre le proiezioni in una sala cinematografica nasce dal desiderio di incoraggiare gli studenti a recuperare una modalità di fruizione alla quale si sono disabituati, riscoprendo il piacere della visione collettiva su grande schermo. Le proiezioni, introdotte e commentate dai docenti, saranno aperte agli studenti di tutte le scuole e alla cittadinanza (ingresso gratuito).

L’iter complessivo si sviluppa sull’arco di due anni “ma ci auguriamo che prosegua nel tempo”, sottolinea Boracchi.  Nella rete è coinvolto anche il Centro di Promozione della Legalità, di cui il liceo Crespi è la scuola polo.

“Questo è un progetto al quale tengo tantissimo – evidenzia la direttrice dell’Istituto Cinematografico Antonioni, Minnie Ferrara – perché restituisce l’idea di cinema come strumento di esplorazione di altre culture e dimensioni, per intervenire nella società nella quale si vive e si cresce. Si parla tanto di crisi del cinema italiano, ma l’aspetto fondamentale che dobbiamo recuperare è quello di avvicinare le nuove generazioni al nostro cinema. Siamo in un’epoca in cui le immagini ci bombardano ma noi non abbiamo gli strumenti per interpretarle. I bandi aiutano a istituzionalizzare interventi come questo. Tengo tantissimo, inoltre, a portare i giovani al cinema per combattere la disaffezione della sala, è un momento di forte di condivisione, un’emozione che il divano di casa non può dare”.

“Sono qui a suggellare un’iniziativa che si incastona in un percorso già presente nella nostra città grazie al BA Film Festival, all’Istituto Antonioni e alle sale d’essai – commenta l’assessore all’Educazione Gigi Farioli –  sono sempre stato molto orgoglioso del fatto che i registi intervenuti al Festival del Cinema abbiano trovato nei nostri studenti un interesse e una preparazione che mai avevano visto in altre parti d’Italia. Significa che a Busto c’è un terreno fertile e voi ragazzi ne siete un esempio”.

A completamento del progetto verrà infine aperto, sul sito del Liceo Crespi, un Cineblog nel quale ospitare opinioni, suggerimenti e recensioni cinematografiche scritte dagli studenti, una rivista online periodica (CINENEWS) che valorizzi il loro lavoro e lo faccia proseguire anche dopo la conclusione del laboratorio.

Let’s go to the Movie prenderà il via il 15 febbraio con la prima lezione teorica, mentre le proiezioni inizieranno lunedì 18 febbraio (ore 14.30 presso il cinema Manzoni, via Calatafimi 5, ingresso libero): in programma il film Dead Men don’t wear Plaid (Il mistero del cadavere scomparso) di Carl Reiner in lingua inglese con sottotitoli in italiano. Le proiezioni sono aperte alla cittadinanza.

“Con grande convinzione plaudo a questa iniziativa, che non solo consente il fecondo incontro tra due eccellenze della nostra città, l’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni e il Liceo Crespi, ma consente anche la virtuosa e strategica ‘alleanza’ tra cultura e scuola – sottolinea l’assessore alla Cultura Manuela Maffioli – Un procedimento non scontato, laddove la scuola è luogo della trasmissione del sapere e la cultura una sua elaborazione, che, in stretta sinergia con l’Assessorato all’Educazione, perseguo con strenua convinzione. In questo caso, portare il Cinema a scuola significa favorire un incontro tra i ragazzi e la settima arte che per qualcuno potrebbe costituire l’incontro della vita, il nascere di una passione. E, qualora scattasse anche solo un interesse, sarebbe comunque un passo avanti nella formazione del pubblico di domani e nella alimentazione di una sana domanda culturale”.

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