BUSTO PIANGE IL SENATORE ROSSI
L’ultimo saluto a Gian Pietro Rossi: “Ha segnato un’epoca per la città”

Nella Basilica di San Giovanni sono stati celebrati i funerali del senatore, sette volte sindaco Gian Pietro Rossi, spentosi alla Provvidenza all’età di 92 anni. Il mondo politico locale ha espresso il suo cordoglio

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

I cittadini, le associazioni, il mondo politico locale hanno dato l’ultimo saluto al senatore, sette volte sindaco di Busto, Gian Pietro Rossi. Il feretro è stato esposto in mattinata al Tempio Civico per consentire a tutti di esprimere il proprio cordoglio. Quindi, le esequie sono state celebrate da Monsignor Severino Pagani nella Basilica di San Giovanni.

Presenti le autorità cittadine, il sindaco Emanuele Antonelli, il presidente del consiglio comunale, Valerio Mariani, l’eurodeputata Isabella Tovaglieri, l’assessore Gigi Farioli,  le ex senatrici Erica D’Adda e Laura Bignami, molti consiglieri comunali, esponenti delle Forze dell’Ordine e del Raggruppamento Partigiani “Alfredo Di Dio” e i vertici della Provvidenza, la casa di riposo dove Rossi ha trascorso gli ultimi mesi della sua vita.

“Oggi celebriamo una data storica per la vita di Gian Pietro, il giorno in cui entra nella casa del Padre – ha detto nell’omelia monsignor Pagani – Lui credeva davvero nella fede. Questo uomo ha segnato un’epoca in modo particolare per la nostra città. Nel lungo libro della sua vita, riesco ad individuare tre capitoli: fede, libertà e politica. La fede è stata anima profonda di tutto il suo agire. Si è sempre manifestata attraverso grande riconoscenza nei confronti degli ambienti cristiani della sua città. Gian Pietro pregava, partecipava ai Sacramenti e gioiva nella messa della domenica, amava la chiesa e mi raccontava le vicende della sua Busto che lo riguardavano.

Il secondo capitolo – prosegue monsignor Pagani – è quello della libertà che ricercava costantemente e si traduceva in capacità di inventiva e progettualità e soprattutto capacità di relazioni talvolta critiche ma sempre positive. Ha sempre avuto forza di “resistere” in nome di una libertà fondata sulla fede, un efficacia educativa ed un’incredibile capacità pedagogica che ha dimostrato, ancora una volta, in piazza il 25 Aprile. La politica è stata la straordinaria passione della sua vita, un periodo discusso ma straordinario di pace e di sviluppo dove è stato intenso animatore, vissuto con un servizio alla carità manifestato con forza d’animo nei momenti difficili e responsabilità personale. In particolare – ricorda monsignor Pagani – mi ha saputo trasmettere un messaggio che mi è rimasto impresso: la politica non è mai solitaria ma deve unire, non deve dividere. Era appassionato al presente e, fino a poche settimane fa, quando ancora era lucido, era pronto a ricominciare da capo. Alla fine, mi chiese un consiglio su come vivere il tempo che gli restava: gli dissi, pensa a tua moglie Renata e vivi con serenità e nell’affidamento. Così è morto nella pace”.

Al termine della funzione, è stata letta una missiva di Gian Pietro Rossi indirizzata a Don Giuseppe Ravazzani, quando il senatore era in carcere e scriveva questa parole: “Signore come posso pregare se sono tanto infelice? Sono triste, sdegnato, soffro profondamente per le ingiustizie che sto subendo. Ora guardo a te, Signore: eri buono e innocente e ti hanno calunniato. Tu hai perdonato, ma io potrò mai perdonare?”.

Il prevosto emerito, monsignor Claudio Livetti ha rivolto un saluto personale a Rossi: “Mio senatore e sindaco, grazie per l’esempio di coerenza e fede cristiana. Grazie per l’amore che hai avuto per la nostra città, per aver condiviso l’ultimo mese della tua vita sotto il mio stesso tetto dell’istituto La Provvidenza. Grazie per avermi accolto in questa città da sindaco e mi accoglierai anche quando arriverò nella città eterna”.

Infine, l’omaggio del sindaco Emanuele Antonelli: “Un padre, ecco chi era per noi Gian Pietro Rossi, per Busto, la città a cui ha dedicato tutta la sua vita, ha donato i suoi talenti ed ha contribuito a far crescere con opere e iniziative innovative all’epoca che consentono di avere oggi tante eccellenze”. Il Primo Cittadino ha ricordato l’impegno di Rossi per Accam, per il liceo Candiani, per La Provvidenza e l’Hupac. “Smessi  i panni di sindaco ha continuato a camminare accanto alla sua Busto, spronandola con critiche e rimproveri, senza risparmiarsi e anche manifestando il suo apprezzamento. Ha vissuto intensamente fino all’ultimo giorno, ricordo la sua ultima apparizione pubblica il 25 Aprile, quando, con indosso il cappello delle “Aquile Randagie”, ha pronunciato il suo testamento spirituale; si è rivolto ai giovani ai quali ha raccontato la sua esperienza di Partigiano ribelle per amore. La città gli è riconoscente e continueremo a trarre esempio dal suo impegno per il bene comune. Ciao, sindaco”.

Antonelli ha comunicato di aver inviato la richiesta di una convocazione urgente del consiglio comunale per conferire a Rossi la civica benemerenza alla memoria. Il suo nome sarà scolpito sulla lastra di marmo per ricordare i cittadini che hanno reso grande Busto.

Copyright @2019

LEGGI ANCHE