CELEBRATI I FUNERALI
L’ultimo saluto a Vittorio Celiento: “Un esempio che ha dato lustro all’avvocatura”

Gremita la Basilica di San Giovanni per i funerali dell’avvocato Celiento. “Ha fatto una scelta di vita, quella di mettersi al servizio della giustizia. Ha ricevuto da Dio cinque talenti”, ha detto nell'omelia Monsignor Claudio Livetti. Proserpio: “Avvocato per convinzione, intellettuale per spirito e democratico per cultura”

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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La basilica di San Giovanni, completamente gremita, ha dato l’ultimo saluto a Vittorio Celiento, avvocato penalista tra i più illustri nella storia cittadina ed assessore, negli anni Sessanta e Settanta, a Palazzo Gilardoni.
Ai funerali erano presenti il sindaco Emanuele Antonelli, in fascia tricolore, e numerosi esponenti del mondo giudiziario, della politica e delle associazioni cittadine.

La funzione è stata celebrata dal monsignore emerito Claudio Livetti che conosceva molto bene l’avvocato Celiento: “La basilica gremita, la presenza del primo cittadino e di tante persone importanti ci dice che non stiamo salutando un uomo qualunque ma una persona che ha ricevuto da Dio cinque talenti- ha detto nell’omelia monsignor Livetti, citando un passo del Vangelo -, Vittorio ha saputo sfruttare questi doni: il primo talento, quello  che spicca di più, è la sua professione: ha fatto una scelta di vita, quella di mettersi a servizio della giustizia, con uno studio legale apprezzato che ha visto passare tante persone. Il primo al quale ha insegnato il suo lavoro è stato il figlio Dario”.

Il secondo talento è quello della famiglia: “L’avvocato Celiento è venuto dalla lontana Napoli ma si è «bustocchizzato», ha sposato una bustocca doc e con la moglie ha vissuto mezzo secolo di vita. È stato un ottimo marito, affettuoso, delicato, un ottimo padre per i suoi figli e orgoglioso dei suoi nipoti”. Il terzo talento è stato quello dell’impegno politico: “È una delle forme più esigenti della carità- sottolinea Livetti – Ha svolto un’intensa attività politica non sempre tenendo in tasca la stessa tessera, non per interesse ma perché aveva una profonda onestà intellettuale. La presenza, oggi, del gonfalone significa che Celiento ha collaborato per molti anni con spirito, brillantezza partenopea e concretezza bustocca”. Il quarto è talento la fede: “Aveva un rapporto personale con Dio e un atteggiamento ossequioso verso la comunità cristiana. C’è sempre stato un rapporto di stima reciproco”, ricorda Livetti raccontando un aneddoto personale: “In un momento difficile prese le mie difese, disse che avevo risposto con il fioretto a un interlocutore che mi aveva attaccato con la clava. Questo mi rese molto orgoglioso”.

Infine, il quinto talento: il declino, “vissuto come un momento di grazia in cui si chiude l’uscio e si apre la porta verso l’eternità. Grazie – ha concluso monsignor Livetti – per questo uomo che salutiamo con dispiacere, segno di una generazione che si conclude. Noi auspichiamo che i suoi valori continuino ad essere portanti per la città e soprattutto per i giovani”.

Al termine della funzione, il commosso saluto all’avvocato Celiento da parte del presidente dell’Ordine degli Avvocati, Angelo Proserpio: “Davanti al tuo feretro ci sono gli amici colleghi e magistrati, per i quali sei stato un esempio che ha dato lustro all’avvocatura. Avvocato per convinzione, intellettuale per spirito e democratico per cultura”.

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