In attesa delle premiazioni di MILLE E… UNA STORIA, 9^ edizione
L’uomo che è stato capace di sopravvivere

Tra il 9 e il 10 novembre 1938, esattamente ottant’anni fa, si scatenò la furia distruttiva e mortifera della Kristallnacht (la Notte dei cristalli), ossia l’attacco sistematico alle proprietà e ai luoghi di culto della comunità giudaica in Germania, Austria e nella regione ex-cecoslovacca dei Sudeti (occupata dalle truppe naziste)

Luciano Landoni

BUSTO ARSIZIO

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Tra il 9 e il 10 novembre 1938, esattamente ottant’anni fa, si scatenò la furia distruttiva e mortifera della Kristallnacht (la Notte dei cristalli), ossia l’attacco sistematico alle proprietà e ai luoghi di culto della comunità giudaica in Germania, Austria e nella regione ex-cecoslovacca dei Sudeti (occupata dalle truppe naziste).

Secondo la rigorosa “contabilità della morte”, scrupolosamente registrata dai ministri del Reich in un protocollo stenografico nel corso di una riunione avvenuta il 12 novembre,  7.500 negozi furono distrutti, 101 sinagoghe vennero incendiate e altre 76 furono demolite, 36 ebrei vennero uccisi e almeno 20.000 arrestati.

Qualche mese prima, esattamente il 18 settembre 1938, vennero annunciate le “leggi razziali” da Benito Mussolini; il regio decreto che fissa i provvedimenti per la difesa della “razza italiana” è del 17 novembre 1938 (le leggi vennero abrogate con i regi decreti-legge n.25 e 26 del 1944).

Sei anni dopo l’inizio delle persecuzioni nazi-fasciste nei confronti degli ebrei, vale a dire nel 1944, Samuel Artale Von Beiskoj Levi (nato nel 1937 a Rostok, in Germania, in una antica famiglia ebreo-prussiana) venne deportato ad Auschwitz-Birkenau insieme alla mamma, al padre, alla sorella, al nonno e alla zia.

Il piccolo Samuel uscì dall’inferno, unico superstite della sua famiglia, il 27 gennaio 1945 quando l’Armata Rossa aprì i cancelli del lager.

“Ho iniziato a parlare in pubblico raccontando il mio passato solo nel 2005 – dice Samuel Artale -, quando il capo dello Stato iraniano ha negato l’esistenza della Shoah”.

Questa sera, ospite straordinario alla cerimonia delle premiazioni della 9° edizione di Mille e… UNA STORIA,  lo stesso Samuel Artale, 81 anni, annuncerà la pubblicazione del libro della sua vita – a cura della GMC Editore – che sarà ufficialmente presentato il prossimo 27 gennaio 2019, alla sala “Tramogge” del centro congressi “Molini Marzoli” di Busto Arsizio, in occasione della Giornata della Memoria.

“Siamo veramente orgogliosi – dicono alla GMC Editore – di essere stati scelti da un uomo così eccezionale come Samuel Artale per pubblicare le sue memorie. La sua testimonianza ha un valore storico assoluto e rappresenta un’occasione di conoscenza e approfondimento di grandissimo valore culturale e morale soprattutto per i giovani”.

Nessuno deve dimenticare gli orrori di cui sono state vittime persone come Samuel Artale. Avere la possibilità di ascoltarlo e di stringergli la mano rappresenta una specie di antidoto speciale contro ogni genere di barbarie.

“Ad Auschwitz – ha raccontato Artale in una delle interviste che ha rilasciato in questi anni – ero stato inserito in una squadra a cui venivano ordinate delle mansioni che mi imbarazza raccontare. Ve ne rivelo solo un paio. Ci facevano strappare i denti d’oro dalle bocche dei cadaveri ancora caldi che venivano estratti dalle camere a gas. Ci facevano mettere le nostre mani piccole e sottili nel retto delle salme per vedere se c’erano nascosti dei gioielli”.

Samuel Artale, oggi, è ingegnere meccanico industriale e vive a Padova; insegna presso alcuni Atenei all’estero ed è anche presidente della Artale Group Spa: azienda specializzata nelle certificazioni di sistemi e prodotti secondo gli standard europei e internazionali.

“Non posso perdonare, anche se non ho perso la speranza e la fiducia nell’essere umano. Per tanto tempo – confessa – ho cercato di cancellare quei terribili ricordi. Il dolore è ancora troppo forte! Il primo novembre vado in un cimitero, leggo i nomi sulle tombe e so che non potrò trovare mai nessuno della mia famiglia. A volte – continua Samuel Artale – dubito di me stesso. Mi sento come un albero senza radici”.

Nonostante tutto, la vita rimane una “cosa meravigliosa”.

Lo conferma proprio Artale quando, ricordando Gigliola, la sua adorata moglie scomparsa, dice: “Una persona così dolce e sensibile che fu capace di trasformare in me l’odio in amore. Cominciai a pensare – conclude con struggente poeticità – che la vita era stata generosa con me per avermi permesso di incontrare una donna così straordinaria”.

Samuel Artale: un testimone degli orrori della Shoah e delle capacità dell’uomo di sopravvivere e di continuare ad amare.

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