Scelta difensiva che evita pesanti sanzioni
Maltrattamenti alla “Provvidenza”, gli imputati patteggiano dieci mesi

Il giudice Valeria Recaneschi del Tribunale di Busto Arsizio ha accolto le richieste di patteggiamento avanzate dai legali dei nove imputati. 10 mesi e 20 giorni per le condotte omissive ed i maltrattamenti sugli ospiti anziani avvenuti tra il 2013 e il 2014

Alessio Murace

Busto Arsizio

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Il giudice Valeria Recaneschi del Tribunale di Busto Arsizio ha accolto le richieste di patteggiamento avanzate dai legali dei nove imputati nel processo per i maltrattamenti sugli ospiti anziani avvenuti alla “Provvidenza” tra il 2013 e il 2014. Le richieste di patteggiamento, concordate dagli avvocati della difesa con il pubblico ministero Nadia Calcaterra, sono state accolte dal giudice nell’udienza di questa mattina, giovedì 17 maggio. I nove imputati, tutti operatori socio assistenziali, hanno pattuito la pena di 10 mesi e 20 giorni per le condotte omissive ed i maltrattamenti sugli ospiti anziani ricoverati nel padiglione “Tettamanti”.

La vicenda e gli imputati

L’inchiesta, chiusa a novembre del 2015, era esplosa nella primavera di due anni prima dall’analisi di alcune intercettazioni. L’indagine fu avviata sulla base delle denunce presentate da sei famiglie di ex degenti della casa di riposo di Busto Arsizio.

Per la pubblica accusa, tutti gli imputati agivano in concorso tra loro, creando un clima di umiliazione che gravava sugli ospiti anziani. Uno scenario fatto di insulti, umiliazioni e minacce, che sarebbe descritto dalle immagini di un video analizzato dalla Procura della Repubblica. A muovere le accuse del pm sono state anche le conversazioni captate dalle microspie dei carabinieri, con le ospiti anziane (nel caso specifico un’ottantasettenne e una novantatreenne) che arriverebbero ad implorare le inservienti per non essere maltrattate.

La difesa

Gli imputati, difesi dagli avvocati Cesare CicorellaFausto MoscatelliRoberto DonettiMarzia GiovanniniDario Celiento e Roberto Aventi, hanno sempre rigettato le accuse.

A loro dire adottavano dei modi un po’ sbrigativi e dai toni alti perché molti degenti avevano problemi d’udito, ma queste condotte non avevano niente a che fare con umiliazioni, prepotenze e soprusi.

La decisione di giungere al patteggiamento non è quindi da leggere come un’ammissione di responsabilità rispetto ai reati contestati. Si tratta, invece, di una scelta difensiva che evita pesanti sanzioni economiche agli imputati. Un’opportunità che i legali dei nove hanno deciso di percorrere dopo la contestazione della condotta omissiva mossa dal pm nel corso del dibattimento, nuovo capo d’imputazione che ha tecnicamente riaperto la possibilità di un patteggiamento.

La Provvidenza, rappresentata dall’avvocato Luca Marsico, ha rinunciato alla costituzione di parte civile, a fronte di un risarcimento simbolico per la condotta dei dipendenti.

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