“Mamma Rai” fa bene…

Succede di leggere un articolo di giornale e non trovarsi d'accordo in tutto, con la tesi di chi l'ha scritto?  Addirittura, non condividere, in tutto (ribadisco) l'intero contenuto dell'articolo giornalistico e, addirittura, essere convinto del giusto contrario...

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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Succede di leggere un articolo di giornale e non trovarsi d’accordo in tutto, con la tesi di chi l’ha scritto?  Addirittura, non condividere, in tutto (ribadisco) l’intero contenuto dell’articolo giornalistico e, addirittura, essere convinto del giusto contrario di quanto sto leggendo cogli occhi, mettendoci pure il ….sentimento.

Di che si tratta? Di “Techetechetè” l’intelligente trasmissione di “mamma Rai” in onda appena dopo il TG della sera. Io l’ho definita trasmissione “intelligente” mentre l’articolista l’ha “bollata” con altri termini. E ne spiego il motivo. Fa vedere, Techetechetè, il “come eravamo” e permette un paragone con il “come siamo“. E’ a costo zero, per giunta lo spettatore gradisce. Fa ridere e fa sorridere, ma fa pure meditare. Dimostra che certi errori del passato possono essere mitigati o addirittura corretti, per non ripeterli e nemmeno accentuarli. Vediamo ora il contenuto di quel “pezzo” che confuto con decisione. Anche nello stile con cui è scritto. “Paolo Villaggio, morto. Paolo Limiti, morto.  Totò e Vittorio, stramorti”, oh, la miseria, che elenco macabro. Eppoi, quello “stramorti” oltre a essere una cervellotica espressione, nemmeno esiste. “Orietta Berti, Gina Lollobrigida, Mina, Rita Pavone, Enrico Montesano, vivi, ma non proprio sulla cresta dell’onda“. Stiamo scherzando? Orietta Galimberti (in arte Berti) coi suoi 73 anni è chiamata tuttora in TV, la “Lollo” attuale (90 anni) ti fa ricordare la “bersagliera” di altri tempi, Mina poi, sforna quasi annualmente delle “raccolte” e senza farsi vedere, vende a tutto spiano, molto più di tanti artisti attuali. La Pavone e Montesano recitano pure in Teatro e fanno il pieno.

Il telespettatore, si presume vivo” (altra bidonata di espressione e ci metto pure il “macabro” per via della “illazione gratuita” di Marco Raimondi, autore dell’articolo che incalza “meglio vivo e si presume pagante il canone“. Leggi bene: il telespettatore è vivo e per Legge paga il canone… qualcosa da eccepire? E finalmente, il nostro “esperto” (sic) si pone una domanda: “perché in prima serata (Techetechetè nda) su Rai1?esibizioni andate in onda 30-40-50 anni fa?” – perché quelle esibizioni (ti rispondo io) hanno permesso un tragitto di programmi che porta a quelli odierni – perché senza evoluzione non c’è storia – perché quanto si vede oggi è la continuazione di quanto s’è visto ieri.

Mamma Rai è una cicala fuori stagione” – ohibò, allora la guardi, mamma Rai per definirla “cicala” e per me, guarda caso, mamma Rai è una “formica” per due motivi precisi: il primo perché incontra il favore del telespettatore con “spezzoni” di trasmissione che hanno fatto la Storia della tv e, secondo motivo, perché Techetechetè è a costo zero per la Rai, altro che… cicala. Ti faccio un esempio personale: la GMC Editore sino al 2013 pubblicava lo speciale dal titolo Annuario. Che aveva una tiratura di 60.000 copie e veniva distribuito gratuitamente in tutte le famiglie residenti in Busto Arsizio e nei Comuni del Medio Olona. Gli articoli principali di Annuario erano a “costo zero” perché i costi di Redazione erano già ammortizzati. Con la pubblicità raccolta e con la tiratura accertata si “confezionava” uno speciale che consentiva un lauto introito per la GMC Editore che serviva proprio per il lavoro di tutti i giorni… come fa la Rai con Techetechetè, altro che “restare in tanga-mutande“. Raimondi, questa si chiama “strategia imprenditoriale”… impara!

Lascio perdere il tuo commento sulla “presa in giro” che ritengo fuori luogo. Prendo invece per buona la “minestra riscaldata“: non sai quant’è buona! Se tre milioni di telespettatori la gradiscono, che importanza ha lo share “tra il 12 e il 18%?”. Altra domanda di Marco Raimondi: “e allora, chi ha ragione?” Rispondo secco: la Rai ha ragione, Marco, la Rai che ci “propina” la storia della tv, ci fa ricordare coloro che hanno fatto la tv, ci fa sapere che senza “quegli artisti” ora non avremmo i Fiorello, i Baglioni, il Festival e nemmeno i soldi per i programmi Culturali. In definitiva, Marco (e tu l’hai dimenticato) c’è un aggeggio che si chiama TELECOMANDO che permette di cambiare canale a discrezione e c’è un Artista che non hai citato (Renzo Arbore) che la fa in barba a tanti “intelligentoni odierni” e che sa far capire come si crea un programma di intrattenimento. Quindi, “viva la Rai, coi dirigenti e gli operai” Quando la gente apprezza, Marco……ama! Anche Techetechetè!

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