“eventi e fatti”
Marzo 1848 a Busto

I movimenti liberali scoppiati a Milano nel 1848 erano seguiti con attenzione a Busto Arsizio, tanto da indurre il Commissario Crivelli a rabbonire l’entusiasmo dei popolani manifestatosi in occasione di scherzi propinati agli austriaci...

Giorgio Giacomelli

Busto Arsizio

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I movimenti liberali scoppiati a Milano nel 1848 erano seguiti con attenzione a Busto Arsizio, tanto da indurre il Commissario Crivelli a rabbonire l’entusiasmo dei popolani manifestatosi in occasione di scherzi propinati agli austriaci e manifestazioni patriottiche verificatesi nei teatri, con blande promesse di pace e tranquillità. A Milano avevano cessato di fumare ed a Busto erano spariti i sigari. La gente seguitò a passeggiare in piazza degli Uffici (Vittorio Emanuele II), a bere una mezz’acqua al Caffè Legorino sull’angolo con Via Tettamanti a contatto di impomatati ufficiali austriaci ostentanti lunghissimi sigari fumanti. Sovente saltavan per aria bicchieri, sedie e tavolini, allarmando i quattro austriaci di presidio in caserma, frettolosi, poi, a darsi da fare per salvare le chiappe dei loro superiori, mentre l’Imperial Regio Commissario correva dal Podestà per calmare gli animi del popolo.

Gli austriaci tiravano a campare, seguitavano a tampinare i “bèi tùsan”, non si occupavano di politica, relazionavano che tutto andava per il meglio, esacerbavano ancor più gli umori dei bustesi. Il 19 marzo fu festa grande a Busto, allorché si venne a sapere che a Milano era scoppiata la rivoluzione. L’Imperial Regio Commissario ordinò il sequestro delle chiavi del campanile convinto che lo stormo delle campane aizzava lo sfogo avverso alla repressione degli austriaci. Le porte del campanile vennero sfondate, i popolani suonarono a stormo e dalle campagne arrivarono a frotte contadini armati di ogni sorta di ferri contundenti. I dimostranti, radunatisi in piazza degli Uffici, trovarono la caserma in disarmo, priva di militi austriaci, dileguatisi velocemente per timore di rappresaglie di una folla eccitata pronta a far uso dei fucili. I capipopolo bustesi chiesero consiglio a Don Luigi Falciola, avverso all’Austria, notoriamente contrario al Prevosto Canonico Piazza, fervido austriacante, omaggiato di buon mattino con fiori olezzanti dal gusto poco gradevole. Don Luigi Falciola indirizzò la folla, già su di giri, ad estirpare alberi e quant’altro e gettarli di traverso sulla via Napoleonica per ostacolare il passaggio dei carri dei nemici. Arrivarono a Busto dai dintorni, da Varese e da Gallarate, cittadini armati di tutto punto; unitisi ai bustesi, raggiunsero Milano. Parte dei bustesi, accortisi degli austriaci in fuga, rallentò la corsa, batté le campagne, fermò un bel po’ di nemici, li riportò a Busto come trofeo di guerra. Mai domi, fermarono a Boffalora una compagnia di tedeschi, li misero in fuga, requisirono loro sei cannoni.

Proseguirono nell’inseguimento e sventarono il tentativo dei fuggitivi di far saltare il ponte sul Ticino. L’eco degli eventi giunse agli insorti di Milano che pubblicarono un manifesto inneggiante agli insorti delle campagne. Il 21 marzo gli austriaci, ritiratisi al Castello Sforzesco, approntarono potenti apparati di difesa sino alle porte della Città per rigettare i contadini armati di ronche e picche. Arrivarono anche i “bustesi”, assaltarono le porte vigilate dai cannoni, entrarono per primi al Castello asserragliato da quattro giorni.

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