CARCERE DI BUSTO, SITUAZIONE DIFFICILE
Matteo Tosi, garante dei detenuti: “Manca l’ascolto da parte delle istituzioni”

Il garante dei detenuti fa il punto sulla situazione del carcere di Busto. E risponde alle critiche di chi lo accusa di essere assente, illustrando le attività svolte. I problemi però sono tanti, in particolare la mancanza di un’adeguata area trattamentale che impedisce di svolgere i progetti.

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Dopo alcune critiche anonime mosse al suo ruolo di garante dei detenuti (accusato di essere assente, ndr) Matteo Tosi interviene, al Bistrot del Teatro Sociale, per chiarire la sua posizione ma anche per accendere l’attenzione sulla difficile situazione del carcere di Busto. Con lui, Luca Cirigliano (ex garante) e Matteo Sabba.

I problemi riguardano più aspetti, innanzitutto la situazione problematica che sta vivendo l’area tratta mentale del carcere, a causa della mancanza degli educatori, “una pesante carenza di organico” che impedisce di impostare le attività e lamenta inoltre la “difficoltà nel farsi ascoltare dal sistema”: “Avevo proposto delle piccole attività culturali per i detenuti, da iniziare nel periodo in cui la scuola si fermava, per offrire loro un’alternativa al nulla da fare. Ho proposto incontri letterari con personalità del territorio, il primo era con Riccardo Castiglioni che avrebbe trattato il tema dell’importanza della lettura e della scrittura, erano già in programma cinque incontri mensili. Inoltre, un cineforum organizzato in collaborazione con il Baff che doveva partire nel mese di luglio e protrarsi fino all’inizio del festival del cinema. Poi, anche degli incontri sul valore del gioco di squadra. La Presidentessa della Pro Patria Patrizia Testa mi aveva già confermato la sua disponibilità. E ancora, avevo chiesto agli amici del Caffè Teatro di organizzare un incontro con i vincitori del loro contest, avrebbe partecipato anche Flavio Oreglio. Stavo lavorando, inoltre, per portare un piccolo evento con i politici locali all’interno del carcere”.

Il tutto però cade nel nulla. Il motivo, lo spiega Tosi: “Non ho mai ricevuto alcuna risposta alle mie richieste”.

La stessa difficoltà di comunicazione è evidenziata dal predecessore di Tosi, nel ruolo di garante dei detenuti, Luca Cirigliano: “Ѐ veramente difficile farsi ascoltare – conferma Cirigliano – a volte, l’unico modo era quello di protocollare un documento ufficiale”.

Una prassi che Tosi non intende adottare “perché – afferma – pretendo di avere una risposta alle mie richieste, è una questione di rispetto da parte delle istituzioni”.

L’attuale garante dei detenuti spiega di non avere a disposizione nemmeno gli strumenti più semplici per svolgere il proprio compito: “Un ufficio, una mail di contatto sul sito istituzionale del Comune, alla quale possano rivolgersi i familiari dei detenuti, un piccolo rimborso spese per le attività svolte”.

Tosi, nel frattempo, ha ripreso l’attività dei colloqui personali con i detenuti ma finché l’area trattamentale non avrà uno staff adeguato è ben difficile realizzare i progetti: “Quando è avvenuto l’ultimo suicidio in carcere non ero affatto assente, sono rimasto in costante contatto con alcuni ‘amici’ del ragazzo ormai usciti e con gli altri detenuti. Ho trovato collaborazione nella Polizia Penitenziaria e la consueta freddezza negli uffici. Ho chiesto che venissero attenuate alcune rigidità nei colloqui, per supportare i detenuti nelle loro fragilità, ho chiesto di aumentare le telefonate a disposizione da quattro a sei perché resto convinto che il ruolo del garante sia quello di creare un’osmosi tra dentro e fuori il carcere”.

Altri problemi riguardano il lavoro “che dovrebbe essere obbligatorio, in realtà lo è solo per meno del 20 per cento dei detenuti. Invece occorre offrire loro un’occasione, anche per fare il lavoro più umile”. E anche, aspetto non trascurabile, la qualità del cibo: “Quasi immangiabile. Perché – suggerisce Tosi – non può essere preparato dai ragazzi che frequentano il corso di cucina?”. Inoltre, la mancanza di un mediatore culturale.

Ad aggravare la situazione ci sono anche i numeri. Dei 433 detenuti di via per Cassano, circa 290 sono definitivi (il 65 per cento stranieri).

“Un valore aggiunto – sottolinea Tosi – è rappresentato però dalla Polizia Penitenziaria che svolge un ruolo delicato e spesso a rischio, anche alla luce degli ultimi fatti accaduti”.

Il garante sta portando avanti altri progetti: “Stiamo lavorando con l’Unione Camere Penali di Busto Arsizio per creare un piccolo pool di tre avvocati penalisti che entrino in carcere una volta al mese per dare supporto ai due detenuti che gestiscono lo Sportello Amico, raccogliendo le istanze dei detenuti. Prima di dare ufficialità a questa iniziativa, attendiamo il via libera per far partire la sperimentazione”.

Copyright @2018

NELLA STESSA CATEGORIA