Lingua bustocca e saggezza
Meglio stare ai primi danni…

La Lingua Bustocca è maestra di saggezza e di vita. Sa cogliere il momento ludico, quello riverente, ma pure quello di sapere consigliare...

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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La sentivo dire da mamma, quando c’era davanti l’incertezza e la priorità dell’agire diventava di una certa priorità. “Mèi stà ai prim dagn” che letteralmente non chiarisce il concetto, ma nel Bustocco lo fa, eccome. Quindi “meglio stare ai primi danni” che nel prosieguo potrebbe causare danni enormi o forse irreparabili. Qui ci sta un fatto concreto che mi coinvolge. Quel bimbetto vivace, diventato poi un ragazzo che a marachelle era un campione, ne aveva combinata una più del solito. Mamma Pierina tollerava sino a un certo punto, ma quando “l’ea fòa di strasci” (fuori dagli stracci, cioè fuori da ogni tolleranza) mi rincorreva, a caccia dei miei fluenti riccioli. Che, se fossero finiti nelle sue mani forti, prendevano uno strattone mica male e mi riducevano “teme’n berèn” ( cheto come una pecorella).

Mamma mi aveva insegnato a non essere un mammone ed io la capivo al volo. Quindi, quando mi rincorreva dovevo “ricordarmi” del suo “mèi sta ai prim dagn” che si accompagnava a un altro detto “tàn passi in pù ca te me fe fà, in tan sberli ca te ciapi“… capita l’antifona? Quindi, “meglio stare ai primi danni” e “fare in modo che la Pierina percorresse il minor numero di passi. Col risultato di limitare il più possibile i “danni” e mettere grande attenzione nei numeri delle sberle. Una volta acciuffatomi (allora lei era più veloce di me) le “consegnavo” i miei riccioli. Non è che lei volesse “farmi lo scalpo” come facevano i pellerossa coi cowboys, ma i suoi strattoni mi facevano sentire un male alla testa mica da ridere e soprattutto avrebbero dovuto farmi comprendere di essere meno scemo nel giocare e nel combinarne meno di… Bertoldo.

Ciò che non capivo era il “conteggio” dei passi in meno che io le facevo fare. Già allora, mostravo un’intelligenza “mostruosa”. Mi dicevo: meno passi fatti fare alla Pierina, avrebbero dovuto comportare meno sberle. Quindi, tornavo indietro, quanto potevo. Vero che mamma, di sberle non me ne suonava, ma in fatto di strattoni ai miei riccioli, si trattava di… persecuzione.

Ritorniamo al “mèi stà ai prim dagn” e un esempio potrebbe essere a chi mostrava un incipiente raffreddore… invece di fare il bullo, meglio stare in casa… “mèi stà ai prim dagn” onde evitare un acutizzarsi del malessere e magari arrivare alla febbre alta (come succedeva quando si tiravano le palle di neve in inverno e le pigne degli abeti in estate). Meglio stare ai primi danni, nei rischi, nell’evitare gli incidenti, facendo attenzione come muoversi, nel gioco, quando si rischiavano “entrate” sull’avversario a “spara cazù” (si diceva così. Tuttavia, il “cazù” era il mestolo e non si capisce cosa c’entrasse il mestolo con l’entrata forte in campo – forse per il fatto che il mestolo quando lo usi per la minestra, entra “brutalmente” nella pentola… mah). Meglio stare ai primi danni, nei rapporti interpersonali… si sa mai; si potrebbe pensare a un buon incontro, poi succede qualcosa” e non si sa come andare avanti… meglio restare ai primi danni. La Lingua Bustocca è maestra di saggezza e di vita. Sa cogliere il momento ludico, quello riverente, ma pure quello di sapere consigliare. Non è il “piutostu da naguta, mei ul piutostu” (piuttosto di niente, meglio il… piuttosto)… no no no… il “mèi stà ai prim dagn” è un’avvisaglia, un consiglio, un fai attenzione… mai arrivare all’irreparabile!

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