Presentato ai Molini Marzoli il libro di Samuel Artale “Alla vita”
Fare memoria perché l’orrore non si ripeta

Un incontro toccante con un sopravvissuto agli orrori del campo di concentramento di Auschwitz per celebrare la Giornata della Memoria: la Sala Tramogge dei Molini Marzoli ha ospitato la presentazione del libro “Alla vita” di Samuel Artale. “Vivete con la convinzione che non ci sono giovani ebrei, musulmani, cristiani oppure ortodossi. Tutti voi siete giovani del mondo”

BUSTO ARSIZIO

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(di Lucia Landoni) – Un incontro toccante con un sopravvissuto agli orrori del campo di concentramento di Auschwitz per celebrare la Giornata della Memoria: la Sala Tramogge dei Molini Marzoli ha ospitato la presentazione del libro “Alla vita di Samuel G. Artale von Belskoj-Levy, pubblicato dalla GMC Editore e donato a tutti i presenti grazie alla sponsorizzazione di “Gemas” dei fratelli Gorletta e “Chebanca!” filiale di Busto Arsizio (Anna Maria Ortoveri e Luigi Preatoni).

Nato nel 1937 a Rostock, in Germania, da una famiglia ebreo-prussiana, Artale venne deportato ad Auschwitz il 13 aprile 1944 insieme ai genitori, alla sorella Mirjam, al nonno e alla zia. Ne uscì, unico superstite della famiglia, il 27 gennaio 1945 quando l’Armata Rossa aprì i cancelli.

Oggi è un imprenditore, vive a Padova e ha deciso di condividere il ricordo di quella terribile esperienza soprattutto per tramandarne il ricordo ai giovani, ai quali ha rivolto un augurio pieno di speranza: «Vivete con la convinzione che non ci sono giovani ebrei, musulmani, cristiani oppure ortodossi. Tutti voi siete giovani del mondo. Immaginate un mondo senza frontiere dove ognuno, nel rispetto reciproco, sia libero di esprimere la propria identità culturale e religiosa».

A fare gli onori di casa sono stati l’assessore all’Educazione del Comune di Busto, Gigi Farioli, e Gianluigi Marcora, direttore de l’[email protected] Online.

«Abbiamo la fortuna di ascoltare un testimone della vergogna che è stata. La mia speranza è che la Giornata della Memoria non rimanga confinata al solo 27 gennaio. Bisogna leggere la storia immedesimandosi in essa – ha esordito Marcora – Come si può immaginare cos’ha provato l’amico Samuel Artale? Dovremmo capire che le persone meritano sempre di mantenere la loro dignità, di essere comprese e amate. Sono grato che la mia città renda omaggio ad Artale».

Luciano Landoni, giornalista de l’[email protected] Online, ha dialogato con l’autore del libro: «È coinvolgente e a ogni lettura trasmette ulteriori emozioni. Artale ha saputo trasmettere la propria testimonianza, e rivivere l’inferno da lui attraversato a soli sette anni, facendo riflettere i lettori».

Nonostante in tutte le pagine del suo libro traspaia un grande amore per la vita, l’ingegner Artale ha spiegato che «non potrò mai perdonare le sofferenze di mia madre e la violenza con cui ci separarono all’arrivo ad Auschwitz, uccidendola davanti ai miei occhi. Il suo sguardo in quegli ultimi istanti mi squarcia ancora il cuore. Quello fu il momento più doloroso della mia vita».

Uscito da Auschwitz, Artale era «carico di odio e in attesa di esplodere. Poi ho avuto la fortuna di conoscere mia moglie Gigliola, che è stata l’unica donna della mia vita. La sua dolcezza ha cancellato il rancore e mi ha cambiato la vita. Lei è stata la mia vita. Spero che ogni persona possa trovare un compagno per la vita, com’è accaduto a me».

Ha parlato anche del rapporto con Dio, sottolineando come secondo lui «un’entità onnipotente e onnipresente non avrebbe dovuto permettere tutto questo, come un padre che ami i propri figli non dovrebbe permettere che soffrano».

Gigi Farioli ha ringraziato Artale per la sua presenza a Busto Arsizio ricordando che «la storia dovrebbe essere maestra di vita, ma troppo spesso sembra non appartenerci. La Giornata della Memoria significa commemorare insieme, non celebrare. Il male più grande di oggi non è tanto il negazionismo, ma l’indifferenza e l’oblio. La memoria ha il dovere di non essere declinata al passato remoto, ma al presente. I giovani devono raccogliere il testimone da chi c’era allora come in un’ideale staffetta. Gli autori di quelle atrocità erano esseri umani come noi, non è vero che quel male non possa toccarci. Si sviluppano gli anticorpi a quel virus facendo memoria di ciò che è stato»

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