L’indagine congiunturale (4° trimestre 2018) di Confindustria Lombardia
Meno fiducia nel futuro vuol dire calo di occupazione e investimenti

La produzione industriale lombarda torna a crescere nel quarto trimestre 2018, segnando un +1,0% rispetto al trimestre precedente. La crescita media annua si mantiene così vicina al buon risultato dello scorso anno

Luciano Landoni

MILANO

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La produzione industriale lombarda torna a crescere nel quarto trimestre 2018, segnando un +1,0% rispetto al trimestre precedente.

La crescita media annua si mantiene così vicina al buon risultato dello scorso anno (+3,0% contro il +3,7% del 2017).

Il dato tendenziale del quarto trimestre conferma, invece, il processo di decelerazione in atto, con una riduzione dei tassi di crescita di tutte variabili.

In peggioramento le aspettative degli imprenditori industriali per la produzione, gli ordini e l’occupazione e, in particolare, per la domanda interna che torna in area negativa.

Il focus di approfondimento dedicato agli investimenti delle imprese manifatturiere lombarde riporta un quadro complessivamente positivo per il 2018, anche se la quota di imprese che hanno effettuato investimenti è lievemente diminuita rispetto al 2017 sia per l’industria (dal 64% al 61% nel 2018) che per l’artigianato (dal 34% al 28%).

Le prospettive sugli investimenti per il 2019 delineano una situazione in peggioramento.

La presentazione dei dati contenuti nell’indagine congiunturale elaborata da Confindustria Lombardia e relativa al 4° trimestre 2018, è servita al presidente degli industriali lombardi Marco Bonometti per fare il punto sulla condizione del sistema industriale regionale alla luce della politica economica varata dal governo gialloverde in carica.

“Le scelte del governo non vanno nella giusta direzione. L’abbiamo detto più volte, in Confindustria Lombardia così come a Roma. Nei principali territori a maggiore densità industriale le manifestazioni di dissenso, o di preoccupazione, si sono susseguite. L’indagine disaggregata dei singoli trimestri – ha precisato Marco Bonometti –  mostra come, a partire dal 3° trimestre 2018, sia mutato il quadro politico, e si tratta di un mutamento epocale. Tutti gli indicatori infatti si sono dimezzati. Il dato tendenziale sulla produzione industriale lombarda nel 4° trimestre 2018 conferma il processo di rallentamento in atto, con una riduzione dei tassi di crescita rispetto ai trimestri precedenti”.

Insomma, la “locomotiva lombarda” ha vistosamente rallentato e il clima politico post elezioni del 4 marzo 2018 (l’esito delle quali  ha determinato la formazione di un esecutivo a trazione Movimento 5 Stelle e Lega) ha provocato e sta provocando una diffusa preoccupazione (per usare un eufemismo) fra la maggior parte degli imprenditori.

Presidente, su cosa si basato i vostri timori?
“La crescita media annua è inferiore rispetto alla crescita dell’anno precedente (+3,0% contro il +3,7% del 2017). A preoccupare, per il 2019, è un fattore determinante per chi fa impresa: la fiducia. Il venire meno della fiducia si ripercuote nell’immediato su due aspetti: occupazione e investimenti. Si ferma l’occupazione che come abbiamo visto ha fatto registrare un -0,3% nel IV trimestre. Nonostante in Lombardia vi sia un tasso di disoccupazione a livelli europei (6,5% nel IV trimestre 2018) la cassa integrazione sta ricominciando a crescere ed ha avuto una forte accelerazione nel mese di gennaio”.

Occupazione in calo, e gli investimenti?
“Sul fronte investimenti, nel 2018 abbiamo avuto un forte calo passando dal 13,7% del 2017 al 4,3% del 2018. Per il 2019 le previsioni non sono così rosee. Urge una decisa inversione di tendenza nell’azione della politica. Quanto più tarderà, tanto più pesanti dovranno essere gli sforzi per tentare il recupero”.

Cosa chiedete?
“A nome degli industriali della Lombardia, invoco un pronto recupero del senso della realtà. Ci sono ancora le condizioni e c’è ancora una concreta possibilità di operare in questa direzione, ma bisogna fare presto partendo da azioni come l’eliminazione dell’ecotassa, che va cancellata da subito e rilanciando gli investimenti. Per Confindustria Lombardia occorre al più presto sbloccare le 400 opere pubbliche già finanziate per circa 26 miliardi di euro. Con la loro realizzazione si avrebbe un aumento del PIL di circa un punto percentuale rispetto a uno scenario base in tre anni; questo contribuirebbe a creare lavoro e rimettere in carreggiata l’Italia a livello infrastrutturale”. 

Il governo attribuisce al cosiddetto “reddito di cittadinanza” un’importanza rilevante in merito al rilancio della domanda interna.
Gli interventi assistenziali come il reddito di cittadinanza non sono la soluzione. Se da un lato è condivisibile la volontà del governo di voler combattere la povertà (secondo il Rapporto Lombardia 2018 ci sono oltre 180.000 famiglie lombarde in condizione di povertà assoluta), il livello del beneficio economico è un disincentivo a cercare un impiego, considerando che in Italia lo stipendio medio dei giovani è di 830 euro (910 al Nord). Va tenuto presente che le imprese, per dare uno stipendio di 800 euro, ne pagano 1500. Per questo motivo è diventata improrogabile un’azione sul cuneo fiscale che consentirebbe di mettere più soldi in busta paga ai lavoratori, in modo da determinare l’aumento del potere d’acquisto della retribuzione e far ripartire la domanda interna, il nostro vero tallone d’Achille che, come vediamo anche dai dati altalenanti della congiunturale, lascia le imprese e il Paese in balia delle incertezze globali”.

Il cuneo fiscale rimane la vostra esigenza prioritario, e poi?
“Inoltre l’autonomia può essere una risposta immediata per difendere la competitività dei territori. Auspichiamo un’azione di governo e amministrativa sempre più efficace a beneficio della crescita con interventi in ottica di semplificazione e di efficienza, oltre al riconoscimento di fabbisogni e costi standard, senza alcuna contrapposizione Nord-Sud. Il Paese intero deve rinnovarsi e non frenare con burocrazia e livelli di tassazione non competitivi chi, come la Lombardia e altre regioni, traina il Paese”.

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