LA FINESTRA SUL MONDO
Il mondo che cambia, il moscerino e l’elefante

Luciano Landoni

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in occasione delle celebrazioni del D-Day (lo sbarco in Normandia degli Alleati, il 6 giugno 1944), ci ha tenuto a precisare che l’alleanza fra gli U.S.A. e l’Europa è salda e incontestabile.

Sarà vero?

Trump ha detto quello che pensa realmente, oppure ciò che gli ha imposto il protocollo diplomatico della circostanza?

Il dubbio è più che legittimo, vista l’ambizione (e la conseguente azione politica) sempre più esplicita da parte del leader americano di  smantellare l’architettura geo-politica del Dopoguerra basata sul cosiddetto multilateralismo, a favore di un bilateralismo in merito al quale gli Stati Uniti hanno tutto da guadagnare e ben poco da perdere (visto il loro peso politico, militare ed economico).

In altre parole, Trump al rapporto Stati Uniti-Europa preferisce quello Stati Uniti-Inghilterra, piuttosto che Stati Uniti-Germania o Stati Uniti-Italia e così via.

Guarda caso, lo stesso Trump vede con favore Brexit e ogni altro fattore disgregativo e disgregante dell’Unione Europea.

A noi europei conviene assecondare una simile strategia?

Detto diversamente: quando Matteo Salvini se ne va a Washington e spende tutto se stesso a lodare la politica economica trumpiana (abbattimento delle tasse) e a demolire le richieste formulate dalla Commissione Europea in merito alla necessità di risanare i bilanci statali tenendo sotto controllo il debito pubblico, fa veramente il bene dell’Italia?

Oppure contribuisce a terremotare ulteriormente la già fragile struttura dell’Unione Europea di cui l’Italia stessa fa ancora (per ora) parte?

Indebolire un’organizzazione di cui tu stesso fai parte  (con il sacrosanto diritto di criticarla, intendiamoci) non indebolisce anche te?

Il dubbio è (dovrebbe essere) legittimo e lecito.

Tanto più che una cosa è abbattere le tasse in un contesto economico-finanziario quale è quello americano e un’altra è farlo in Italia, il cui bilancio è afflitto e schiacciato da un debito pubblico stellare: quasi 2.359 miliardi di euro, dato al marzo 2019.

Forse, diciamo forse, qualche valutazione relativa alla differenza abissale fra le due realtà socio-economiche andrebbe fatta.

Strana specie di sovranismo quella di chi, incurante dei numeri e quindi della realtà delle cose, carica a testa bassa senza minimamente preoccuparsi di schiantarsi in fondo al burrone e, ciò che è infinitamente più grave, correndo il rischio di trascinarsi dietro l’intero sistema Paese.

Donald Trump (il cui disegno strategico si condensa nella formula America first) non si preoccupa minimamente di sovvertire, demolendole, le regole e le conseguenti strutture geo-politiche nate e consolidatesi dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, anzi, il suo scopo è proprio quello di fare piazza pulita degli assetti passati e di (ri)collocare gli Stati Uniti in cima alla piramide e al centro del mondo.

Cina e Russia, dal canto loro, è logico che vedano con favore il progressivo dissolvimento dell’Alleanza Atlantica (quale sarà il futuro della Nato?), perfettamente consapevoli di poter partecipare da assoluti protagonisti (piaccia o non piaccia al Signor Trump) alla spartizione di ciò che rimane dell’Unione Europea (senza ovviamente dimenticare il resto del Mondo).

La Cina punta sulla “via della seta” per conquistare l’Europa, magari utilizzando una sorta di “cavallo di Troia” (gli accordi stipulati in tal senso con il governo gialloverde in carica – Salvini dov’era? – ne sono la plastica dimostrazione), e la Russia di Vladimir Putin si candida premurosa quale partner “alternativo” e “benevolo” rispetto all’arroganza imperialista dell’America targata Trump.

Caro Salvini, prima o poi dovrà (dovremo?) fare una scelta: cos’è meglio? L’America first di Donald Trump oppure la Madre Russia dello Zar Putin?

Quali saranno le reali possibilità di contrattazione della (piccola) Italia (fuori dall’Unione Europea) nei confronti dei colossi prima menzionati?

Un minuscolo moscerino, racconta un’antica favola africana, durante il faticoso attraversamento di un ponte di liane da parte di un gigantesco elefante, si posò sulla proboscide di quest’ultimo e, una volta terminato il tragitto, disse: “Però, come l’abbiamo fatto dondolare!”; l’elefante, più divertito che stupito da tanta incredibile arroganza, agitò la lunga proboscide e schiacciò il minuscolo moscerino.

C’è forse bisogno di fornire ulteriori delucidazioni?

Il Mondo sta cambiando e i cambiamenti sono numerosi e intensi, talmente numerosi e talmente intensi che solo mediante dosi massicce di buon senso e con tanto studio e altrettanto impegno sarà possibile tentare di gestirli senza rimanerne travolti.

Il dilettantismo allo sbaraglio (più o meno sovranista) serve a poco, anzi, non serve proprio a niente.

In un’epoca di cambiamenti drastici quelli che apprendono erediteranno il futuro. Coloro che hanno smesso di apprendere si troveranno splendidamente equipaggiati per confrontarsi con un mondo che non esiste più”, Eric Hoffer.

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