Presentato in LIUC il libro “Complessità su misura” di Giuseppe Scifo
Il mondo è troppo complesso per essere classificato

La percezione della realtà ha molteplici facce, tante quante sono quelle di coloro i quali tentano di analizzarla, magari cercando di prevederne gli sviluppi futuri

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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Così è (se vi pare), Pirandello dixit.

La percezione della realtà ha molteplici facce, tante quante sono quelle di coloro i quali tentano di analizzarla, magari cercando di prevederne gli sviluppi futuri.

Modelli, schemi previsionali, classificazioni: innumerevoli (e vani) tentativi di ingabbiare qualcosa che è mutevole e che cambia a seconda di chi osserva il fenomeno determinandone, per il solo fatto di osservarlo, ulteriori cambiamenti (copyright Werner K. Heisenberg, il padre del principio di indeterminazione).

E’ così, in estrema sintesi, che si può cercare di inquadrare (con tutte le limitazioni soggettive del caso, beninteso) il nuovo libro di Giuseppe Scifo, docente universitario e consulente aziendale, dal titolo “Complessità su misura”, edito da Forum, e presentato nell’Auditorium della LIUC-Università Cattaneo alla presenza, oltre che dell’autore, del rettore dell’ateneo Federico Visconti, del rettore dell’Università di Udine Alberto F. De Toni (che ha scritto l’introduzione del testo), di Nicola Antonucci fondatore e Ceo di ComplexLab e Umanot, di Michele Puglisi direttore Cared Liuc e di Valentino Caporizzi Chief innovation officer di JService.

Un libro che può essere definito uno zibaldone intrigante e stimolante di filosofia, fisica, sociologia, psicologia.

Un insieme di scienza e di umanesimo che ha il pregio di accendere sia la curiosità che la meraviglia, sconfiggendo così la “cultura del controllo burocratico – come ha sostenuto Federico Visconti – che soffoca il senso della sfida e tende a trasformare il semplice nel complicato, passando dall’inutile”.

“Siamo all’inizio dell’era digitale – ha esordito il giornalista Carlo Verdelli, che ha moderato il dibattito – : un vero e proprio cambio di civiltà. La complessità può essere definita l’accettazione del fatto che il nostro sapere ha dei limiti enormi, anche se nessuno ha il coraggio di ammetterlo e di affermare che molto spesso ciò che avviene è incomprensibile”.

“La ‘mamma’ di ogni complessità – ha detto Michele Puglisi – è la relazione da persona a persona. La sfida sta nel produrre soluzioni rispetto a problemi inaspettati”.

“Il libro di Scifo è estremamente importante perché ci fa capire che la complessità è necessaria in quanto ci insegna a ‘cavalcare’ una realtà in perenne divenire e quindi imprevedibile. La complessità – ha precisato Nicola Antonucci, citando i fisici Henri Poincaré e Max Planck – rappresenta la fine dei paradigmi mentali legati alla misurabilità dei fenomeni e alla loro prevedibilità. C’è assoluto bisogno di nuovi paradigmi mentali. Trovare l’ordine dietro il caos, cogliendo i segnali deboli, è l’essenza della complessità. In conclusione, complessifichiamoci!”.

“Rendere semplice ciò che è complicato è la sfida che sta davanti a tutti noi imprenditori”, ha sintetizzato Valentino Caporizzi.

“Le organizzazioni, le società – ha affermato Alberto F. De Toni – sono fenomeni drammaticamente complessi. La complessità è il ‘modo’ con cui si muove il mondo. Un mondo ambiguo, paradossale, non prevedibile. La complessità esiste nella misura in cui assume connotazioni diverse in rapporto alle diverse soggettività. Il ‘problema’ è che tutta la scienza tende ad eliminare il soggettivo in nome dell’oggettivo. Il mondo è diviso in tre parti: mondo fisico, mondo biologico, mondo del sociale. Come si può pretendere di ‘governare’ il 3° mondo con le regole del 1°? La soggettività è semplicemente insopprimibile. Una pietra è un oggetto semplice per una persona, mentre diventa estremamente complesso per un geologo. Tutto, quindi, dipende dalla relazione fra l’oggetto osservato e il soggetto osservatore. E’ proprio questa ‘relazione’ che occorre studiare. Il gap fondamentale – ha concluso il rettore dell’Università di Udine – sta nella soggettività degli individui”.

Insomma, nel “mondo VUCA” (acronimo sta per: Volatility Uncertainty Complexity Ambiguity) nel quale viviamo e operiamo è presuntuoso, oltre che inutile, sfuggire alla complessità illudendosi che tutto possa essere previsto, classificato o inserito in un modello interpretativo (soprattutto in ambito economico-finanziario).

L’ha ribadito Giuseppe Scifo nell’intervento conclusivo: “Il mio libro tratta delle cose che ci mettono in difficoltà. L’ordine è un’aspirazione finalizzata a ridurre la complessità, ma non tutti la pensano così. Molti puntano a vivere una … ‘vita piena’. In estrema sintesi, da cosa dipende la complessità? Dalle relazioni fra i soggetti. Relazioni che possono essere numerose e intense. Non è possibile ridurre la complessità, sarebbe come pretendere di ridurre la realtà! Il mercato è il luogo più bizzarro che ci sia. Non è possibile – ha osservato Scifo – misurare la complessità. La complessità come la intendo io è la nemica delle classificazioni, delle categorie, delle idee chiare e precise che creano quell’ordine di cui gli uomini hanno bisogno, anche se si tratta di un ordine apparente e molto discutibile”.

Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”, William Shakespeare dixit.

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