Intervista al Professor Salvatore Sciascia della LIUC-Università Cattaneo
Il mondo del “family business” studiato (e insegnato) in inglese

Prima studente della LIUC-Università Cattaneo, dove si è laureato nel 2000 discutendo una tesi incentrata sulle strategie imprenditoriali applicate nei settori cosiddetti maturi, e poi docente nello stesso ateneo

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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Prima studente della LIUC-Università Cattaneo, dove si è laureato nel 2000 discutendo una tesi incentrata sulle strategie imprenditoriali applicate nei settori cosiddetti maturi, e poi docente nello stesso ateneo.

La vicenda professionale di Salvatore Sciascia, nato a Caltanissetta 41 anni fa e diventato Professore Ordinario di Economia Aziendale della Scuola di Economia e Management della LIUC a 40 anni (uno dei più giovani docenti universitari italiani), è la dimostrazione concreta di come si possa diventare imprenditori di se stessi mettendoci tanta passione, tanto impegno e altrettanta determinazione.

Tre caratteristiche a cui si deve aggiungere la precisa volontà di fare qualcosa di realmente nuovo in campo accademico.

E’ così che è nato un percorso di laurea triennale unico nel panorama internazionale, dedicato specificatamente alla gestione delle imprese a proprietà familiare, che prenderà il via nell’anno accademico 2019/20.

Professor Sciascia, come mai questa scelta?

“La LIUC ha fatto questa scelta perché le imprese familiari sono il cuore pulsante della nostra economia: secondo i più recenti dati diffusi da AIDAF (Associazione Italiana delle Aziende Familiari), rappresentano il 70% della forza lavoro del nostro Paese e addirittura l’85% del totale delle imprese italiane. Ogni anno, secondo il rapporto dell’Osservatorio AUB, si verificano più di 3.000 passaggi generazionali nelle realtà con almeno 1 milione di euro di fatturato. Dobbiamo quindi formare adeguatamente tanti giovani che stanno per entrare in azienda e prima o poi ne diventeranno leader”.

Il modello di sviluppo italiano è pressoché integralmente basato sul capitalismo familiare: un caso unico nel panorama economico globale?

“In realtà questo tipo di impresa è diffuso e prevalente in tutto il mondo. La vera peculiarità del nostro capitalismo è che le imprese familiari italiane risultano più piccole, ed è questa la vera ragione per cui viene da molti criticato”.

Quindi?

“Quindi, attenzione a non fare confusione fra piccole imprese e family business. Un conto è criticare il nanismo, un conto è criticare le famiglie imprenditoriali. Ben venga la proprietà familiare, purchè sia tesa verso la realizzazione di due cruciali processi di trasformazione: il passaggio generazionale e il passaggio dimensionale (per usare un’espressione del direttore esecutivo dell’AIDAF). Si deve pensare a crescere ed evolversi, non necessariamente cambiando il modello proprietario!”.

Proviamo a definire con una formula l’evoluzione del family business.

“Bisogna prendere come punto di riferimento a cui tendere le famiglie imprenditoriali responsabili, quelle che non pensano che il business sia solo cosa loro e che proprio grazie a questo approccio pongono le basi per potere prosperare a lungo. Purtroppo fanno più notizia i casi negativi, quelli delle imprese che potremmo definire ‘familistiche’, ma l’Italia è una vera e propria foresta di famiglie imprenditoriali responsabili, illuminate e lungimiranti: sfortunatamente però un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce”.

Il nuovo “percorso di laurea”, ritagliato su misura per le imprese familiari di ogni dimensione, affronterà le specificità di questo tipo di imprese in termini di gestione, organizzazione, finanza, marketing, innovazione e valorizzazione della tradizione produttiva e lo farà in lingua inglese.

“Nel complesso – spiega Salvatore Sciascia – offriamo tre opzioni: studiare in inglese per l’intero triennio; farlo solo durante il terzo anno; limitarsi ad affrontare in lingua inglese solo il ‘pacchetto’ specifico relativo alla gestione delle imprese familiari. Inutile sottolineare, nel 2019, quanto sia importante entrare nel mondo del lavoro con una buona conoscenza della lingua inglese”.

Il (per)corso è indirizzato in particolare ai figli degli imprenditori?

“Si, ma non solo. L’obiettivo è quello di permettere ai tutti i giovani di comprendere il funzionamento di un’impresa familiare sotto ogni punto di vista. Tutte le attività aziendali, quando c’è di mezzo una famiglia proprietaria, hanno delle caratteristiche peculiari. Lo scopo finale però è fare in modo che i giovani entrino nell’impresa familiare per ossigenarla, portando al suo interno più managerialità, più innovatività e più attenzione alle complessità: quelle familiari sono imprese particolari”.

Ossia?

“In esse assume un’importanza considerevole la cosiddetta dimensione socio-emozionale, che guida tutte le scelte. Si tratta di un Giano bifronte: è fatta di elementi negativi (come il rischio di scadere nel familismo) ma anche e soprattutto di fattori positivi, generati da un’energia distintiva che altre imprese non possiedono. Studi approfonditi e aggiornati rivelano infatti che le imprese familiari sono quelle che crescono e guadagnano di più; sono anche le più solide, longeve e innovative. Non dimentichiamoci che FIAT, Benetton, Luxottica, Ferrero, Armani, Barilla, Prada, Lavazza, Campari, Brembo e Calzedonia, solo per fare qualche nome, sono tutte imprese familiari. L’ingresso delle nuove generazioni rappresenta per loro una grande opportunità di sviluppo”.

Il nuovo percorso di laurea triennale prenderà il via a settembre 2019.

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