PRESENTATO IN AULA PRATI
“Nessun paese è un’isola”. I casi di buona integrazione

Un libro sui fenomeni migratori per smontare, con un'analisi critica, alcuni luoghi comuni. A scriverlo è il consigliere solbiatese Stefano Catone

Silvia Bellezza

SOLBIATE OLONA

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Nessun paese è un’isola”. Si intitola così il libro scritto da Stefano Catone, consigliere comunale di minoranza a Solbiate Olona, recentemente presentato in una serata organizzata in aula Prati.
Dedicato a “persone che non si arrendono” è un percorso a più mani per cercare di far conoscere davvero i fenomeni migratori del nostro tempo, per comprendere le loro proporzioni e le motivazioni che ne sono alla base, riducendo così le tensioni che possono derivarne. Attraverso un’analisi il più possibile critica, il libro cerca di smantellare alcuni luoghi comuni, come i “famigerati” trentacinque euro regalati agli immigrati e sottratti agli italiani; oppure l’attribuire all’immigrazione la corruzione e il malaffare che si sviluppano intorno alla gestione delle risorse. L’intento è quello di mettere in luce e i casi di buona integrazione perché, afferma l’autore, “una soluzione esiste: sostituire alla naturale diffidenza una razionale consapevolezza”.  Stefano Catone si occupa di comunicazione a vari livelli e cura le pubblicazioni sul sito Possibile.com.

In merito a questo lavoro, Giuseppe Civati, parlamentare leader di Possibile,  scrive: “È, come sempre, la logica dell’emergenza che dobbiamo superare, soprattutto perché il fenomeno di cui ci occupiamo non è emergenziale, non lo è da molti anni: è un dato strutturale che riguarda la geopolitica contemporanea ma anche la storia e la geografia del nostro Paese”.

La serata di presentazione è stata molto partecipata. L’aula Prati era piena e numerose domande sono state poste alla fine: “C’è un forte interesse per la questione – commenta Catone – soprattutto nel momento in cui non si urlano proclami ma si cerca di capire assieme il fenomeno e di studiare quali possono essere gli strumenti migliori, a partire dall’accoglienza diffusa , per affrontarlo e per fare in modo che faccia bene a tutti quanti: alle persone che scappano da guerre e persecuzioni e alle comunità che li ospitano. Spiace solo l’assenza dell’assessora ai servizi sociali Kopsch, con la quale sarebbe stato un piacere poter discutere in maniera serena di un tema tanto sentito”.

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