La politica economica governativa al vaglio degli industriali
“Nessuna traccia di interventi seri per aumentare l’occupazione”

La manovra economica di Bilancio, fra modifiche e ritocchi e aggiustamenti vari, è stata varata dal governo e approvata dal parlamento. Come la giudicano gli imprenditori?

Luciano Landoni

VARESE

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La manovra economica di Bilancio, fra modifiche e ritocchi e aggiustamenti vari, è stata varata dal governo e approvata dal parlamento.

Come la giudicano gli imprenditori?

La risposta di Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, non lascia spazio a dubbi.

“Un bagno nelle difficoltà quotidiane dell’economia reale, meno ottimismo e più concretezza: è questo quello che chiediamo come industriali varesini al Governo, all’indomani dell’approvazione della manovra di bilancio. Dopo il voto in Parlamento il Paese e il suo dibattito politico sembrano essere stati avvolti da un’atmosfera positiva che, però, non ha riscontri nelle imprese. È stato un bene aver trovato un accordo con l’Europa attraverso aggiustamenti alla Legge Finanziaria che impedissero la procedura di infrazione. Ma le modifiche apportate al testo, seppur, dobbiamo riconoscerlo, migliorative, anche per il sistema produttivo, non hanno inciso su quelle mancanze che obbligano l’Italia a rimanere legata ai propri difetti”.

Vale a dire?

“In primis la bassa produttività e un costo del lavoro troppo alto. È su questi due fronti che bisogna lavorare nei prossimi mesi e nei prossimi anni se si vuole creare occupazione e crescita di benessere. Su queste nostre due debolezze, infatti, non incidono di certo i due pilastri di questa Manovra”.

Ossia il cosiddetto “Reddito di cittadinanza” e la cosiddetta “Quota 100”.

Reddito di cittadinanza e Quota 100 hanno sicuramente il merito di venire incontro alle fasce più povere della nostra società e a quelle che hanno ormai maturato i giusti diritti alla pensione. Il problema, però, è che mettendo quasi tutte le risorse disponibili su queste due misure si è deciso di puntare su provvedimenti che non ci faranno crescere di più, né aumenteranno in maniera stabile il benessere generale. Obiettivo, quest’ultimo, agguantabile solo incrementando il lavoro”.

Insomma, una manovra che, a parole, è stata presentata come un trampolino di (ri)lancio del sistema Paese e che, nei fatti, con la crescita vera c’entra poco?

“Di interventi seri per aumentare i livelli occupazionali non c’è traccia. Si parla di incentivi alle assunzioni, quando sarebbe stato meglio non smontare il Piano Industria 4.0 e non abbassare gli incentivi agli investimenti tecnologici delle imprese. Si festeggia per l’introduzione della flat tax per poche partite Iva, quando sarebbe stato più utile intervenire in maniera più strutturale e più allargata sul vero macigno che pesa sul lavoro: il cuneo fiscale. Sono poi completamente spariti dall’agenda politica (anzi per la verità non ci sono mai entrati) il problema del forte aumento dei costi energetici che nei prossimi mesi metteranno ulteriormente in ginocchio le imprese e gli interventi per incrementare la produttività attraverso la detassazione dei premi che le aziende danno ai lavoratori per i risultati raggiunti. Si è scelto, insomma, di preferire portare a casa delle bandiere da sventolare, invece che migliorare il terreno su cui esse saranno piantate”.

Quali sono le condizioni effettive di questo “terreno”?

“Un terreno fatto da un’economia reale sempre più allarmata per un 2019 che si preannuncia duro e che parte di certo in salita. Il rallentamento mondiale spaventa, così come la mancanza di una visione d’insieme della nostra politica che è ancora troppo tentata di ragionare per slogan, anziché affrontare le pecche ataviche della nostra realtà. È questo, invece, quello che ci attendiamo dal “Governo del cambiamento”: non la ricerca spasmodica del consenso, ma la soluzione dei problemi. Il che comporta anche decisioni impopolari, meno sbandierabili, forse, ma dalle conseguenze maggiormente incisive sul miglioramento del lavoro e della competitività delle nostre imprese”.

Qual è il suo “verdetto” finale?

“L’approvazione della Manovra, insomma, pur avendo rappresentato un oggettivo successo politico, anche in ambito europeo, non smuove di un millimetro quelle zavorre che da anni frenano le capacità del Paese. Il primo banco di prova economico post-finanziaria che attende ora l’esecutivo è il rapido avvio di quei piccoli e grandi cantieri in grado di risolvere un altro anello debole del sistema Italia: il deficit infrastrutturale. Avviare le opere sarebbe un primo gesto di attenzione per la crescita e la creazione di nuovo lavoro”.

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