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Riunione dei "contadini del tessile" per la difesa del "made in Italy"
Dimmi dove produci e come e ti dirò chi sei!
Luciano Landoni
Trasparenza e tracciabilità dei prodotti per evitare la "concorrenza sleale": gli imprenditori tessili capeggiati da Roberto Belloli a confronto con il Capogruppo della Lega alla Camera Marco Reguzzoni e l'Euro-deputata del PdL Lara Comi.

BUSTO ARSIZIO - Il fine principale rimane la difesa strenua e la valorizzazione della filiera produttiva del tessile abbigliamento italiano. Il mezzo per raggiungerlo passa attraverso una concorrenza leale, fatta di regole uguali per tutti e di massima trasparenza: chi fa che cosa e dove lo fa. I "contadini del tessile" lo hanno ribadito con forza venerdì 16 luglio, riunendosi per la seconda volta nell'arco di un anno alla Aspesi di Busto Arsizio: storica fabbrica tessile del territorio. Il padrone di casa Roberto Belloli, affiancato dal Capogruppo della Lega alla Camera Marco Reguzzoni e dell'Euro-deputata del PdL Lara Comi, è stato molto chiaro: "E' inutile sottolineare - ha detto - che la ripresa economica, rispetto al nostro primo incontro di dodici mesi fa, non è arrivata e che il comparto manifatturiero sta soffrendo sempre per le stesse ragioni: la mancanza di liquidità, l'impossibilità di aumentare i margini, l'importazione selvaggia e non regolamentata dal 'far east', ma a differenza dell'anno passato oggi ci troviamo a combattere contro qualche nuovo nemico". I prezzi delle materie prime schizzati alle stelle a causa della forte domanda proveniente dai colossi economici del 3° millennio, Cina e India, e i dazi astronomici che la stessa Cina applica nei confronti delle merci provenienti dall'Europa in generale e dall'Italia in particolare. Come si è arrivati ad una situazione così drammatica? Belloli non ha dubbi in proposito: "I cinesi - ha spiegato - hanno abilmente attaccato gli anelli più grandi delle nostre filiere produttive, mutilandole in modo strategico e adesso ne raccolgono i frutti. Abbiamo assistito sbalorditi e impotenti - ha continuato - alla chiusura di innumerevoli colossi industriali, che davano lavoro a centinaia di migliaia di operai e impiegati, ottenebrati da ragionamenti utopistici sull'economia del futuro, basata su acrobazie finanziarie e grande distribuzione". Come si può uscire da un simile vicolo cieco? Anche in questo caso la risposta dell'imprenditore bustocco è stata inequivocabile: "Noi non crediamo che ci possa essere un'economia sana con basi solide e che possa dare una speranza alle famiglie dei lavoratori senza la produzione!". Insomma: meno terziario avanzato, meno finanza creativa e più manifattura. I "contadini del tessile" (all'incontro erano però presenti anche esponenti di "Imprese che resistono", UNIVA, Confartigianato Lombardia, Veneto, Piemonte e Emilia) non chiedono soldi, anche perché "i finanziamenti a fondo perso o a tassi agevolati che a cascata dall'Europa passano attraverso un dedalo di Enti e Associazioni auto referenziati scompaiono, prosciugati dalla burocrazia e dall'enorme peso della pubblica amministrazione, e non arrivano mai - ha precisato Roberto Belloli - alle piccole e medie imprese". Quello che i "contadini" pretendono è che venga realmente ascoltata la voce delle imprese manifatturiere, per le quali il comune denominatore è solo uno: "riportare il lavoro in Italia e in Europa!". Un traguardo che, oggi rispetto a ieri, è un po' meno difficile da raggiungere, perché il 17 marzo 2010 il Parlamento italiano ha approvato la Legge n.55 che contiene norme per l'etichettatura dei prodotti tessili, di pelletteria e calzaturieri. Il provvedimento legislativo ha avuto il via libera dal Parlamento europeo il 18 maggio e sarà operativo a partire dal 1° ottobre di quest'anno. "C'è ancora tanto lavoro da fare, però qualche passo avanti lo abbiamo fatto - ha sostenuto Marco Reguzzoni, il primo firmatario della Legge n.55 - e adesso dobbiamo fare in modo che l'Unione Europa recepisca fino in fondo lo spirito della legge, vale a dire l'obbligo della etichettatura e della tracciabilità per tutti i prodotti tessili che circolano in Europa". Il consumatore rimane ovviamente sovrano nelle sue decisioni di acquisto (anche se la nuova normativa prevede multe per chi compera merci contraffatte e per chi le smercia), il punto di snodo è (o almeno dovrebbe essere) la sua consapevolezza, derivata da un'informazione completa, in merito a ciò che decide di acquistare: come è prodotto, dove è stato realizzato, con quali materiali e così via. "La nostra lotta di trasparenza e tracciabilità - ha precisato Reguzzoni - non vale solo per il settore tessile, si estende a tutto il settore manifatturiero. Deve essere chiara una cosa: senza la produzione si muore!". Se le premesse e gli obiettivi sono evidenti, risulta altrettanto chiaro che la partita vera la si giocherà in sede di Unione Europea al cui interno gli interessi lobbystici sono numerosi e contrastanti. "Il regolamento europeo è un fattore strategico - ha ribadito Lara Comi - anche perché, una volta varato, non potrà essere modificato dagli stati membri. Ci stiamo concentrando non solo sul "made in", ma anche sull'armonizzazione delle taglie. Stiamo lavorando affinché venga modificato il funzionamento dell'Osservatorio Europeo anti-contraffazione, così da poter incidere concretamente sull'armonizzazione delle dogane e delle aliquote Iva all'interno dei 27 Stati membri dell'Unione". Anche Lara Comi ha insistito sulla necessità di informare sempre di più e sempre meglio il consumatore finale: "Se la contraffazione c'è - ha denunciato - vuol dire che c'è una domanda. Di recente ho incontrato il nuovo Console cinese, che è una donna, e ho trovato grande disponibilità per lavorare insieme al fine di stabilire rapporti commerciali alla pari". "Molti di noi - ha replicato Belloli - hanno sperato nella Cina come grande mercato di sbocco. La verità, tuttavia, è che la Cina ha innalzato una vera e propria grande muraglia sulle importazioni, applicando dazi astronomici. L'Europa deve fare la stessa cosa. Nel commercio internazionale deve valere la regola della reciprocità".


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