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No alla “guerra commerciale” dei dazi, sì a una politica industriale per l’innovazione e il miglioramento della produttività

L’indagine congiunturale di Federmeccanica relativa al 1° trimestre 2018 ha fotografato una condizione economico-occupazionale complessivamente positiva, anzi, incoraggiante del principale comparto industriale a livello nazionale.

“Incombono, però, – ammonisce la stessa Federmeccanica –  delle incognite e le recenti notizie di oltre Atlantico legittimano non poche preoccupazioni. Prime fra tutte, l’introduzione dei dazi su alluminio e acciaio da parte dell’Amministrazione Trump, le eventuali sanzioni Usa verso Russia e Iran, la crescita dei prezzi delle materie prime”.

Insomma, il rischio è che da tempo stabile con cielo sereno si passi ad un rapido annuvolamento con possibili temporali che potrebbero addirittura tramutarsi in tempeste rovinose.

Al di là della similitudine meteorologica, c’è anche da tenere in considerazione il fatto che si è insediato il nuovo Governo gialloverde (Movimento 5 Stelle + Lega) che sul fronte socioeconomico “promette” non poche novità: dal superamento della Legge Fornero sulle pensioni alla revisione del jobs act, passando dalla rimodulazione delle aliquote Irpef (Flat Tax).

Ce n’è d’avanzo per suscitare aspettative, preoccupazioni, curiosità, timore da parte degli imprenditori metalmeccanici.

Qual è il loro comune sentire?

Giriamo la domanda al presidente del gruppo merceologico aziende meccaniche dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese, Giovanni Berutti e al presidente delle imprese siderurgiche-metallurgiche-fonderie dell’UNIVA Dario Gioria.

“Ci rivolgiamo al nuovo Governo. Dopo anni di crisi del settore e di sacrifici di aziende e lavoratori, oltre che delle nostre famiglie, finalmente il quadro congiunturale ci dà ragione della strada intrapresa. L’appello è, dunque, che le decisioni di politica economica che verranno prese – sostiene Giovanni Berutti – siano ispirate e coerenti con l’obiettivo di permettere alle aziende italiane di poter contare su una politica industriale, come quella impostata negli ultimi anni, in grado di sopportarle nei processi di innovazione tecnologica e di miglioramento della produttività. Anche questo serve per affrontare le turbolenze internazionali e rimanere competitivi sui mercati”.

“Lo scenario commerciale internazionale del settore nella nostra provincia – sottolinea Dario Gioria – da una parte, conferma quanto l’Europa rappresenti per le nostre imprese quasi un mercato ormai domestico; dall’altra, la forte presenza sul mercato statunitense non può che portarci a guardare con preoccupazioni l’introduzione dei dazi Usa sui prodotti siderurgici e metallurgici. Serve con urgenza una guida forte al governo del nostro Paese. Una guida in grado di dare la giusta, ma allo stesso tempo ferma e convinta, posizione dell’Italia nel quadro dell’Unione Europea e della moneta unica; e anche capace di dare il proprio contributo a Bruxelles perché si riesca a sventare un ampliamento della guerra commerciale che farebbe solo del male ad imprese così fortemente internazionalizzate come quelle varesine della meccanica e della siderurgia”.

La congiuntura del settore a livello locale, secondo l’ultima rilevazione riferita al 1° trimestre del 2018 dell’Ufficio Studi dell’UNIVA, registra principalmente un orientamento alla stabilità, in linea con le prospettive evidenziate in chiusura d’anno. Sotto il profilo produttivo, la maggior parte delle imprese meccaniche e siderurgiche intervistate (56,4%) ha segnalato livelli in linea con il trimestre precedente. Le previsioni per il secondo trimestre si dividono tra la stabilità e la crescita: il 50,5% delle imprese intervistate si attende un aumento della produzione (sono principalmente imprese della siderurgia e della meccanica varia), il 46% si aspetta invece un mantenimento intorno ai valori attuali; solo il 3,5% si aspetta un peggioramento. La dinamica del portafoglio ordini risulta in linea con quella della produzione: il 41,9% delle imprese intervistate dichiara ordini in aumento rispetto al quarto trimestre del 2017; il 38,8% stabili; il 19,3% in riduzione. Simile la dinamica degli ordini dall’estero: la maggior parte delle imprese intervistate (il 45,3%) li dichiara stabili, ed il saldo delle risposte è positivo (+19,6%).

Bene anche l’export. I dati locali, fermi ancora alla chiusura di fine 2017, indicano una crescita del 2,3%, a quota 5,8 miliardi di euro. All’interno del settore si evidenziano però delle profonde differenze di risultato tra i diversi comparti. Le esportazioni aerospaziali trainano la crescita del commercio estero nel settore, registrando un +10,6% rispetto al 2016; cresce anche l’export di computer e prodotti di elettronica e ottica (+7,3%); dei prodotti della metallurgia (+7,7%) e degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (+1,1%); frenano i prodotti in metallo (-1%) e le apparecchiature elettriche (-3,7%). Restano invece abbastanza stabili i macchinari (-0,5%).

Come principali partner commerciali esteri del metalmeccanico varesino si confermano: Germania (705 milioni di euro di export), Francia (540 milioni), Regno Unito (340 milioni), Polonia (333 milioni), Stati Uniti (293 milioni).

Le imprese locali del settore nel 2017 hanno esportato verso gli Stati Uniti circa 18,4 milioni di euro di prodotti della metallurgia (+32,1% sul 2016), ossia quelli su cui la Casa Bianca ha imposto a partire dal 1° giugno i dazi del 25% (acciaio) e del 10% (alluminio).

Il saldo commerciale è stato positivo e pari a poco meno di 12 milioni di euro.

C’è da aggiungere che il mercato stelle e strisce, come paese di destinazione dei prodotti della metallurgia, pesa per il 6,2% rispetto al totale dell’export varesino del comparto ed è il quarto mercato di destinazione.