Intervista a Walter Polidori, protagonista della serata “10 e lode!” di venerdì 29 novembre
“Noi siamo come ci costruiamo”

Walter Polidori sarà ospite alla serata dedicata alle premiazioni del Premio Letterario Mille e... Una STORIA, organizzato dalla Gmc editore. Appuntamento al Teatro Sociale, venerdì 29 novembre, alle ore 21

Luciano Landoni

BUSTO ARSIZIO

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Si definisce fin troppo modestamente un “alpinista della domenica”, pur avendo aperto numerose vie nuove di arrampicata tra Alpi Centrali e Dolomiti ed essendo diventato direttore della Scuola di Alpinismo “Guido Della Torre”, e nel 2018 ha scritto un libro intitolato “Quando arrivi in cima continua a salire” che assomiglia tanto ad un vero e proprio manuale di psicologia comportamentale attraverso cui “imparare” a vivere intensamente, emozionalmente, appassionatamente.

Walter Polidori, classe 1965, di professione è il responsabile di un laboratorio di ricerca e sviluppo di un’azienda privata, e per vocazione si è scoperto nemico acerrimo della routine di tutti i giorni: la stessa che poco a poco ingrigisce l’esistenza e la rende piatta e priva di emozioni.

“La nostra testa è pronta ad affrontare – si legge nel 1° capitolo, dal significativo titolo “L’energia potenziale”, del suo libro –  sfide inimmaginabili, ma si scontra con la facilità dello stare nella propria zona di sicurezza, dove tutto è sotto controllo e non ci aspettiamo nessuna sorpresa, bella o brutta che sia. Insomma, andiamo avanti per inerzia, vivendo giorni tutti uguali. La molla è lì che vorrebbe scattare, ma la lasciamo ben compressa”.

Come si fa a far scattare la “molla” che ciascuno di noi ha dentro di sé e che racchiude i nostri sogni, le nostre vere aspirazioni, i nostri desideri? La stessa “molla” che può trasformare la nostra vita rendendola autenticamente da “10 e lode!” perché molto spesso rimane compressa? Ne abbiamo parlato con lo stesso Walter Polidori, che sarà uno dei principali ospiti della serata del 29 novembre dedicata alle premiazioni della 10^ edizione di Mille e… Una STORIA.

La tua esperienza di vita è indubbiamente particolare. In base ad essa cosa ti senti di dire ad un giovane che sta affrontando il proprio futuro?

“Bisogna trovare la propria passione e lavorarci. Essa col tempo ci darà forza, ci farà credere in noi stessi e in questo modo ci migliorerà, in qualunque campo. Si tratta di avere fiducia nelle proprie capacità, di lasciare spazio a quella “fiamma” che ci cambierà per sempre. Bisogna essere curiosi, avere voglia di imparare, di considerare l’esperienza degli altri un bene prezioso a cui attingere. Quindi modestia da abbinare alla voglia di imparare, sempre, perché non si finisce mai di conoscere”.

Viviamo tempi difficili e caratterizzati da un diffuso senso di precarietà (per non dire paura): qual è la ricetta giusta per vedere/considerare il domani come una sfida motivante e non come un pericolo imminente?

“Il mondo sta diventando sempre più competitivo, nel bene o nel male. Occorre saper sfruttare questa tendenza. Chi si dà veramente da fare, chi esprime entusiasmo nelle cose che fa, incontra molte opportunità, si distingue positivamente dagli altri. Bisogna saperlo scegliere il proprio cammino, anche in maniera etica, per rispettare prima di tutto se stessi, per indirizzare la propria vita in modo che sia allineata ai propri ideali e allo stile che ci contraddistingue. Ora e nel futuro, più che mai, non bisogna seguire il gregge solo perché è più facile, occorre perseguire le proprie idee, se le riteniamo buone, rischiare di esporci, di essere pecore nere, inteso in senso positivo. C’è tanto da fare e migliorare, ognuno di noi può contribuire, soprattutto i giovani”.

Qual è la cosa che hai fatto e non rifaresti e quella che non hai ancora fatto e vorresti fare?

“Sono tanti gli errori che vorrei cancellare. Sicuramente tornerei indietro per dedicare più tempo a mia figlia, anche se sono stato tanto con lei, ma non basta mai. La passione per la montagna mi bruciava dentro facendomi quasi male. Ora la maturità mi porta a vedere le cose in maniera diversa, almeno ci provo. Quando si è in pace con se stessi, con gli affetti, allora il nostro rendimento in qualunque campo sarà più alto. Per il resto non rinnego il mio passato e le mie decisioni, perché mi hanno portato ad essere una persona che approvo.  Invece non ho grandi rimpianti riguardo cose che non ho fatto, salvo decidermi ad affrontare alcuni progetti che ho in testa da tempo. Questi coinvolgono obiettivi alpinistici, ma anche la necessità che sento dentro di diffondere in maniera più forte la passione per la montagna, tra i giovani. Ci sto provando, ma per carattere non sono mai abbastanza soddisfatto”.

Siamo noi i padroni del nostro destino, oppure, indipendentemente dalla nostra volontà, rischiamo di essere schiacciati dall’imprevedibilità del caso?

“Il caso c’è, è innegabile, ma la nostra vita per fortuna è condizionata soprattutto da noi, da quello che facciamo, dai nostri progetti, dalle nostre decisioni. Anche il rapporto che abbiamo con le persone, come ci poniamo con gli altri, direziona il nostro futuro. Noi siamo come ci costruiamo”.

Se l’hai sognato, vuol dire che puoi farlo!”, l’ha detto Walt Disney. Ti sembra un buon programma di lavoro, o sono solo delle belle parole ad effetto?

“I sogni sono l’essenza della vita. La prima via alpinistica che ho aperto in montagna (aprire una via significa salire per la prima volta su una parete dove non è mai passato nessun altro) non per nulla l’ho chiamata “Sogno infinito”, perché avevo sognato di arrivare su quella cima da tanto tempo e perché bisogna continuare a sognare. Occorre sognare di realizzare delle cose, ma naturalmente è necessario lavorare a quei progetti, per cercare di realizzarli. Più sono difficili, più dobbiamo impegnarci per raggiungere l’obiettivo, più sarà grande la soddisfazione che ne ricaveremo e il ritorno che avremo su di noi, sul credere in noi stessi. Altri sogni nasceranno, sempre più numerosi. Ad alcuni magari non lavoreremo mai, ma sognare, concepire un progetto, è già molto, è la parte più bella”.

Quale comandamento scegli fra i 10 che compongono il “Manifesto del Futuro- Decalogo per il Futuro” e per quale motivo?

“Scelgo il comandamento 7: non esistono cose facili o difficili, esistono le cose che si fanno e quelle che non si fanno. Rispecchia il mio pensiero. Tutti hanno dentro di sé la stessa energia potenziale, pronta a dare forza per raggiungere obiettivi impensabili. Troppe volte si dice che non si riesce a fare una cosa senza neanche provarci. Troppe volte si sottovalutano i giovani, che di potenziale invece ne hanno da vendere. Occorre lasciare ai giovani la possibilità di esprimersi, anche se le modalità non sono quelle canoniche a cui siamo abituati. Il diverso spaventa l’uomo, ma è con le cose nuove che si evolve.

C’è stato un momento della tua vita in cui hai pensato di meritarti un “10 e lode!”?

“Il rapporto costruito con mia figlia è molto bello, quando è cresciuta e ha scritto che vorrebbe assomigliare sempre di più a me, allora ho capito di averla cresciuta bene, nel senso che credo di averle trasmesso la voglia di mettersi alla prova. Siamo diversi, ma anche molto vicini per diversi aspetti. Trasmettere qualcosa di positivo ai propri figli, alle nuove generazioni in genere, deve essere un obiettivo primario per tutti”.

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