Bilancio comunale e non solo
Non c’è da meravigliarsi

Quanto rumore intorno a una Maggioranza risicata, al Consiglio comunale di Busto Arsizio che approva il Bilancio. Ci fossero "voci piane" invece del "rumore" si vivrebbe meglio. E vivrebbero assai meglio pure gli Eletti dal Popolo...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Quanto rumore intorno a una Maggioranza risicata, al Consiglio comunale di Busto Arsizio che approva il Bilancio. Ci fossero “voci piane” invece del “rumore” si vivrebbe meglio. E vivrebbero assai meglio pure gli Eletti dal Popolo che dovrebbero governarci invece di “bacchettare” sempre i “padroni del vapore”.

D’improvviso, le famose “incompiute” a Busto, non fanno più notizia. Del resto, non è che un problema si risolve come nei… cartoni animati, dove un grattacielo te lo costruiscono di dieci secondi al massimo. Con le strade da asfaltare, visto che di cantieri aperti in città ce ne sono parecchi, non si discute più. Anche qui, oltre al tempo per l’espletamento dei lavori, ci giocano i “disagi”, le intemperie e la burocrazia.

Ne parliamo, invece, delle nostre strade rotte a dismisura. Per non cadere nel solito errore di chi ama farsi “tirare la giacca” per poi procedere al ripristino della normalità. Suggeriamo una programmazione intensiva che sia vera. Dire a tutto spiano, “nel 2018 si asfaltano le seguenti strade… e si stabilisce quali”. Subito dopo, stilare la programmazione per il 2019 e per il 2020… Ci fossero impedimenti di qualsiasi natura, lo si dica chiaro e tondo. Importante è non farsi tirare la giacca, altrimenti la credibilità va a… puttane.

Così pure per la manutenzione delle Scuole. Programma preciso e lavori in itinere. Il Bilancio serve, ma la Salute e l’incolumità dei ragazzi va ben oltre quel “maledetto” Patto di Stabilità (che avevo chiamato “benedetto” qualche mese fa) da onorare quasi in maniera blasfema. Il Comune di Busto Arsizio è un Comune virtuoso e ha in cassa milioni di Euro (non so più quanti) e non li può spendere causa il “Patto” che per un certo periodo s’è quasi dimenticato e che è ripiombato in auge, dopo le… elargizioni da mandare a Roma. Si faccia come un Sindaco di un Comune a noi vicino che infranse quel Patto, deliberatamente. E lo fece per mettere a posto strade e scuole e si beccò una “tiratina d’orecchi” ma mise a norma quelle “imperfezioni” che causavano disdoro al Comune che amministrava. E a Busto Arsizio… perché no?

Tornando ai mugugni e alle stilettate verbali sull’approvazione risicata del Bilancio comunale a Busto Arsizio, non c’è da meravigliarsi e nemmeno da incutere stupore. Anche il Vangelo è categorico: “sì sì… no no… e tutto il resto è del diavolo“. I voti si contano, le bubbole sparse in giro con ironia o con acredine, valgono nulla. Su Busto Grande che aggiungere? Fa l’ago della bilancia. Importante che sappia “segnare” i punti giusti. Ha facoltà di approvare o dissentire, nel rispetto di una convinzione e di un ruolo specifici.

Ci viene in mente il lavoro precario che tanta gente deve sostenere nei vari campi. Noi per esempio. Dal 1980 (quest’anno sono 38 anni) siamo in bilico tra il vivere e il chiudere. Continuiamo a vivere, spronati da un obbligo sacrosanto: “lavorare bene“. Avessimo capitali alle spalle, saremmo lusingati a… tirare a campare. Invece, chi ci offre la fiducia (coloro che fanno la pubblicità sul nostro online, coloro che danno contributi per il Premio Letterario, coloro che acquistano i nostri libri), sa che lavoriamo correttamente e bene e non abbiamo bisogno di millantare la Libertà di Stampa che in troppi sbandierano e che in pochi (noi per esempio) attuano. Nessuno – da noi – ha “attaccato il cappello“; chi paga, prima o poi vuole un tornaconto. Da noi, nessuno paga; chi ci offre il contributo in denaro, lo fa per gratificare il nostro lavoro.

Torniamo all’approvazione del Bilancio comunale di Busto Arsizio? Vabbè, ora è andata bene. Però, quando si critica occorre avere subito sotto traccia la proposta, senza ridicolizzare chi sta lavorando. Non è un’accusa, la nostra, ma un tentativo di modificare il “modus vivendi” di certi Politici disfattisti che pensano di “fare opposizione” col dileggio o con l’ironia spicciola di chi non è in grado di farla. Come colui che scrive “la terza squadra di Milano” pensando di offendere il Milan e dimenticando la reale primogenitura e la reale “classifica” di quale è la prima squadra di Milano, vale a dire il Milan… il resto è un dettaglio. Solo gli originali contano. Chi viene dopo semplicemente volgari fotocopie o imitazioni.

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