Non farmi arrabbiare

Il detto bustocco “fà non danà” merita un approfondimento. Letteralmente quel “danà” è “dannare” ma vuol significare “non farmi arrabbiare”...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Il detto Bustocco “fà non danà” merita un approfondimento. Letteralmente quel “danà” è dannare dal latino dàmnum cioè danno. Qui tuttavia, quel “danà” viene utilizzato per arrabbiare con l’ausiliare in essere e col valore intransitivo di “io mi arrabbio” – “sono preso dalla collera” e, rivolto ad altra persona “egli si arrabbia” e via dicendo. Quindi quel “fà non danà” vuol proprio significare in Bustocco, non fare arrabbiare e, per estensione, non farmi arrabbiare. Visto che ci siamo coi “secondi fini” (si, perché dire “danà” per dire “arrabbiare” è un po’ un secondo fine), vediamo di riprendere quel “mudaizzi” tirato in ballo da un lettore, per dire che la festa è finita e che bisogna pensare al lavoro. Ricordate? “mudaizzi” da “mùda” che vuol dire “tuta da lavoro“. Ecco, c’è chi ha precisato che si può dire “muda vizi“, ma qui non siamo d’accordo.

Il “muda vizi” è solo una storpiatura dell’originale, come si usa quando si vuol giocare col significato delle parole. Lo si fa per “dire e non dire“, ma pure per sembrare maggiormente fini, ma (forse) non val la pena di sembrarlo e non essere. A proposito mi viene in mente un proverbio italiano che scrivo subito, prima di farlo entrare nel dimenticatoio: “sembrare e non essere è come filare e non tessere“. Riprendiamo col “muda vizi” che, in fin dei conti mette insieme la “mùda” col “mutare” e inserisce i “vizi” magari per dire che durante le feste, qualche “vizio” accampa e col dovere indossare una “mùda” anche il vizio scompare. Ribadisco: con questa seconda versione, non sono d’accordo.

Qualche esempio dello “stravolgimento” delle parole che serve solo per apparire e… non essere. C’è chi vorrebbe bestemmiare e al posto della bestemmia (che non scrivo) dice “porco zio” o al posto della migliore delle mamme dice “madontena“. Poi c’è un effondere di storpiature che non mi va di elencare e non mi va di sapere dello “zio porco” o di cosa sia la “madontena” che si sente in giro ogni tanto, ma che non ha alcuna attinenza col Bustocco. Visto che siamo in tema di parolacce; quella più comune la sapete ed è inutile elencarla. Riguarda il sedere e non quale verbo col presente “io siedo“, ma il sedere quale parte anatomica del nostro corpo che serve per defecare e, nel gergo per rivolgere un “invito” a chi ci sta sul… piloro. Poi ce ne sono altre di parolacce che si usano qui, come il “porca troia” che equivale alla “maiala” toscana o alla scrofa che è la mamma dei maialini.

Visto che stiamo debordando da un discorso impostato sulla finezza, vediamo di ritornare nell’alveo delle belle parole. Ah, dimenticavo. A Busto Arsizio quando si è volgari al massimo, nei confronti di una femmina, si dice “bruta purscèla” e qui c’è di mezzo la “maiala” e non la scrofa, anche se è l’identico animale. La “purscèla” è proprio un termine degradante al massimo. E’ appioppato alla ragazza o alla donna di facili costumi. Diciamola subito: non alla puttana che “esercita un mestiere” per strada e che per lei tutti vanno bene, purchè paghino. La “purscèla” è colei che volgarmente “la dà a tutti” per le ragioni più disparate: per piacere, per soldi, per tradimento, per “te la faccio pagare”, per vendetta.

Mamma mia, dove siamo finiti (scusate lo sfogo). D’altronde, nel linguaggio popolare, non si può parlare forbito e certe parole prendono spunto dagli esempi pratici e non si va a guardare con precisione l’etimologia della parola col suo appropriato significato. Visto che siamo agli inizi di questo 2018 ricordiamoci del Natale appena passato. Un proverbio Bustocco dice “Natòl al sù, Carnevòl al foegu” (Natale al sole, Carnevale al fuoco). Siccome a Natale, da noi c’era il sole, avremo un Carnevale freddo – lo si evince dal “fuoco” che serve per riscaldare).

Poi ci sono stati i “3 giorni della merla” e i… Balcani (l’ha detto a più riprese il meteorologo) ci hanno fatto pervenire il giusto freddo con inasprimento delle temperature. Tra poco c’è la Befana e ne parleremo.

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