Criminalità piccola e grande
Non passa giorno a Busto…

Non passa giorno a Busto Arsizio (ma la faccenda riguarda l’intero nostro territorio e - per estensione - tutto il Paese) senza l’acuirsi dei fatti in cronaca. Sì, abbiamo scritto acuirsi, diventare più acuto, riferito al problema della criminalità (piccola e grande)...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Non passa giorno a Busto Arsizio (ma la faccenda riguarda l’intero nostro Territorio e – per estensione – tutto il Paese) senza l’acuirsi dei fatti in cronaca. Sì, abbiamo scritto acuirsi, diventare più acuto, riferito al problema della criminalità (piccola e grande).

Pensare che in pieno centro a Busto Arsizio ci siano furti con scasso, raggiri, tentativi di truffa e litigi a tutto spiano, non è più vivere, ma è essenzialmente paura di stare in società. Lo sa bene la signora D’Emilio che si occupa del negozio di abbigliamento Alcott o il gestore del Bar Franco o la famiglia del vicesindaco di Busto, Isabella Tovaglieri.  Lo sanno bene i gestori di altre attività commerciali, non solo in pieno centro città, ma pure in periferia.

Che fare? Diciamolo, caspita, diciamolo fuori dai denti. Da una parte, il Sindaco Emanuele Antonelli a ragion veduta asserisce che “Busto Arsizio non è il Bronx e la città è vivibile” e, dall’altra c’è Audio Porfidio che incalza con la sua “parola d’ordine – VERGOGNA” che non fa più presa per via della monotonia con cui la dice. Dunque, vogliamo trovarla una soluzione?

Proprio l’altro giorno ho sentito al TG di Canale 5 che la Polizia di Stato ha messo in galera 169 persone, in una retata anti mafia. Che c’entra con Busto Arsizio? Diciamo che c’entra col problema. Busto è Italia, come lo è dal nord al sud. E’ il problema che va risolto: da Busto Arsizio in poi!

Quei 169 nuovi carcerati vanno a ingrossare l’esercito del quasi 60.000 detenuti. Il palliativo secondo cui sono necessari l’indulto, la scarcerazione per buona condotta, l’amnistia e ….balle varie, non ha più credito. Serve solo a mandare in giro lestofanti e delinquenti, a tutto spiano.

Che fare? Trattandosi – la nostra – di una Società Civile, occorre prendere decisioni, di conseguenza. E non col solito “stile” di buonisti o di “cerberi”, ma semplicemente tutelando la brava gente di fronte a chi non ubbidisce alle Leggi.

Ci siamo? – Allora ecco una proposta su cui lavorarci sopra, con Giustizia ed equità, nel rispetto del vivere civile e in ottemperanza alla certezza della pena, senza tentennamenti. Quindi, chi commette un reato (dal più “innocente” a quello più gravoso) deve andare a espiare in galera. Ma non gratuitamente come avviene ora, ma a pagamento. Proprio così: si faccia un’apposita Legge dove si dice chiaro e tondo che chi finisce in galera deve pagare il “soggiorno” che – oggi – grava sul gobbo della gente onesta, nella misura di 400 Euro al giorno per ogni “ospite”. Quei 169 appena pizzicati sul fatto ci costano 400 Euro al giorno e di botto, il conto del sistema carcerario s’è aggravato di 67.600 Euro al giorno, in aggiunta al pregresso totale.

Chi pensa alla proposta con ilarità, si ravveda un attimo. Sapendo che a finire in galera si devono sborsare 400 Euro al giorno, il presunto lestofante comincia a ragionarci sopra. L’iniziativa può essere un deterrente a certe cattive intenzioni; cosicchè anche a delinquere può non essere un buon affare.

Già mi immagino le contro proposte, ma il nostro è un avvio ad una nuova Legge con certezza della pena. Che vogliamo dire? Che chi non può pagare, non può passarla liscia. E siccome ha causato un danno alla società, il reo può essere dislocato a svolgere lavori socialmente utili. Abbiamo boschi invasi da brutture di ogni generi, letti di fiume con dentro spazzature oscene, monti con paesaggi occultati da rifiuti buttati senza ritegno da imbecilli che non sanno cos’è il cervello. Quindi? Mandare a svolgere questi lavori, i carcerati che non possono pagare il debito alla Società Civile.

Siamo contrari a chi vorrebbe nuove carceri. Ce ne sono 13 in “via di costruzione” e abbandonate al degrado e che sono costate un patrimonio per edificarle, ma quei soldi sono spariti e non più rintracciati. Certezza della pena vuol dire pure che il carcere non è un “albergo” con tutti i servizi a portata di mano. Deve essere un ambiente decoroso, pronto alla rieducazione, ma a servizio della Società (e non contro). Siccome si sa che un 20% dei detenuti è extracomunitario, si eserciti l’Accoglienza. Cioè a dire: io ti ospito, ma sappi che al minimo reato che compi qui, hai firmato il “foglio di via” e il processo te lo fanno a casa tua.

Con questa Legge (a occhio e croce) in un anno avremmo uno “snellimento” del sistema carcerario, non da ridere. E una Società Civile maggiormente tutelata.

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