Convegno alla LIUC sulle dinamiche sociali con monsignor Delpini
“Non sotterriamo i nostri talenti, facciamoli fruttare con fiducia e audacia!”

Non è tanto importante aver ricevuto molto o pochissimo. Ciò che conta veramente è “il desiderio di Dio che ognuno dia il meglio rispetto a quello che ha senza stare sempre a lamentarsi della propria condizione”...

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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Non è tanto importante aver ricevuto molto, poco o pochissimo; ciò che conta veramente è “il desiderio di Dio che ognuno dia il meglio rispetto a quello che ha senza stare sempre a lamentarsi della propria condizione”, monsignor Mario Delpini dixit.

È un po’ questa la chiave di lettura offerta dall’arcivescovo di Milano in merito al convegno, di cui è stato uno dei protagonisti, intitolato “Uguaglianza o diseguaglianze: solo una questione di reddito?”, svoltosi alla LIUC di Castellanza alla presenza del rettore dell’ateneo Federico Visconti.

No, non è soltanto una questione di reddito, ma anche di relazioni sociali e di responsabilità sociale.

L’hanno dimostrato gli economisti Rodolfo Helg (direttore della Scuola di Economia e Management dell’Università Carlo Cattaneo) e Luca Corazzini (professore ordinario di Economia Politica all’Università Ca’ Foscari di Venezia) attraverso le loro relazioni e i grafici che le hanno supportate.

Dal 1820 in poi l’umanità ha conosciuto una fase di crescita economica strepitosa, con conseguente riduzione della povertà e però anche crescenti disparità di reddito.

Ai primi dell’800 i poveri erano 887 milioni, vale a dire l’84% della popolazione mondiale; nel 1980 gli indigenti ammontavano a 1 miliardo e 850 milioni (35% della popolazione mondiale); nel 2015 i poveri superavano di poco i 700 milioni di individui, cioè il 9,6% della popolazione mondiale.

In questi ultimi quarant’anni, complici l’innovazione tecnologica e la globalizzazione dei mercati, la diseguaglianza socio-economica è notevolmente aumentata (da qui anche il proliferare di movimenti protestatari e populisti).

Ricchezza economica e felicità non vanno affatto di pari passo (lo dimostra il cosiddetto “paradosso di Easterlin”, come ha spiegato Luca Corazzini), fra loro non esiste una correlazione causa-effetto.

Quello che conta veramente sembra sia l’interazione sociale.

Su questi spunti si è inserito, opportunamente sollecitato dal giornalista Gianfranco Fabi, monsignor Mario Delpini.

“Statistiche e modelli di interpretazione della realtà danno l’impressione di esautorare l’individuo, in realtà il mondo non va avanti in funzione degli algoritmi ma per l’impegno sociale di ciascuno di noi, che è tenuto a valorizzare al massimo quello che è, in rapporto a ciò che possiede – ha sostenuto l’arcivescovo -; bisogna reagire all’immagine troppo spesso cupa e deprimente che si fornisce della nostra società; io trovo una folla di persone che fanno del bene. E’ così – ha aggiunto – che i giovani potranno trovare delle ‘promesse’ per le quali vale la pena di vivere”.

Gli altri partecipanti alla tavola rotonda con l’arcivescovo di Milano (il presidente della LIUC e imprenditore Michele Graglia, la professoressa di Organizzazione Aziendale Eliana Alessandra Minelli e il dottorando Niccolò Comerio) hanno sostanzialmente ribadito quanto l’uomo non sia solo e semplicemente un “massimizzatore di utilità” ma una persona unica e inimitabile in relazione con altre persone. L’importante è che le diversità, che sono intrinsecamente delle ricchezze, non vengano schiacciate e svilite dalla discriminazione, che è generatrice di iniquità sia sociale che economica.

“Le diseguaglianze ci sono. Ognuno di noi, però, possiede dei talenti. Dio – ha concluso monsignor Mario Delpini – non vuole che il talento sia sotterrato, ma che sia fatto fruttare con fiducia e audacia senza sottrarsi alle proprie responsabilità”.

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