La denuncia del presidente dell’UNIVA Riccardo Comerio
“Non terminare la Tav vuol dire affossare la crescita delle aziende”

Il “Partito del Buon Senso” non ci sta a veder incrinata, ogni giorno un po’ di più, la competitività della base produttiva del sistema Paese

Luciano Landoni

VARESE

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Il “Partito del Buon Senso” non ci sta a veder incrinata, ogni giorno un po’ di più, la competitività della base produttiva del sistema Paese.

Ha quindi deciso di farsi sentire e di incalzare la compagine governativa con delle denunce precise e circostanziate in merito alle esigenze reali del Paese reale.

L’Italia è la seconda potenza manifatturiera d’Europa e la politica economica del governo gialloverde, anzi, per meglio dire, l’assenza di un’autentica e moderna politica economica dell’esecutivo in carica è diventata una zavorra troppo pesante sulle spalle delle imprese industriali per poter essere ulteriormente tollerata.

Dopo la denuncia proveniente dalla manifestazione confindustriale di Torino “Infrastrutture per lo sviluppo” (dove si sono riunite 12 Associazioni imprenditoriali rappresentanti il 65% del Pil nazionale e l’80% dell’export), è la volta di Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese, farsi sentire.

Il tema è il medesimo: la rilevanza strategica delle infrastrutture.

“È la posizione stessa della provincia di Varese a fare delle infrastrutture un tema centrale per lo sviluppo di qualsiasi attività di impresa sul territorio. Siamo un tessuto economico per propria natura votato all’export – sostiene il leader dell’UNIVA –  e all’internazionalizzazione, non possiamo rimanere al margine dei più importanti corridoi continentali come quello Ovest-Est (Lisbona-Kiev) e Nord-Sud (Rotterdam-Genova). Con Malpensa siamo nel mezzo di uno snodo europeo fondamentale, non terminare la Tav vorrebbe dire affossare qualsiasi ambizione di crescita delle nostre aziende, basta guardare una cartina geografica per capirlo”.

Presidente, cosa chiedete al governo?

“Il nostro appello alle forze di governo è chiaro e semplice: investite nelle infrastrutture, perché assecondare i comitati del no per inseguire del facile consenso, rischia di affossare la nostra crescita e, con essa, il lavoro e il benessere della nostra comunità”.

Il “manifesto delle imprese” (sottoscritto da UNIVA) sostiene decisamente la realizzazione della Tav Torino-Lione e, più in generale, sottolinea la fondamentale esigenza di portare a compimento le 27grandi opere”, oggi in bilico in Italia, per un valore complessivo di 24 miliardi di euro di cantieri.

“Ieri si è tenuto un evento senza precedenti: l’impresa si è mobilitata in tutta la sua rappresentanza. Senza distinzioni è stato mandato un unico messaggio sostenuto da 12 associazioni datoriali nazionali che rappresentano 3 milioni di imprese che danno lavoro a 13 milioni di italiani. Parliamo di realtà – precisa Riccardo Comerio –  da cui dipendono il 65% del Pil italiano e l’80% dell’export”.

Dalla manifestazione “Infrastrutture per lo sviluppo” di ieri a Torino, alla sua denuncia odierna riferita alle priorità della nostra provincia.

“La Tav è per noi fondamentale, basta la sola presenza di Malpensa per renderla tale. Ma ogni territorio oggi ha la sua Tav, e la nostra si chiama Pedemontana: un’opera che deve assolutamente essere portata a termine per non rendere inutili gli importanti investimenti fatti per realizzare il primo tratto. Così come è, appesa a metà, anzi per meno di un terzo, rischia di non servire a nulla. La manifestazione di interesse di 11 importanti operatori per la sua definitiva realizzazione, annunciata sempre ieri, è la dimostrazione dell’attrazione che esiste anche sul mercato per questa infrastruttura”.

Cosa dice in merito alla cosiddetta analisi costi/benefici delle grandi opere, tipo Tav e Pedemontana?

“L’analisi dei costi e dei benefici si fa all’inizio dell’apertura di un cantiere, che, una volta aperto, deve essere portato a termine. Ha dell’irrazionale e dell’incomprensibile mettere sempre in discussione progetti pluriennali all’insediamento di ogni Governo. La politica dovrebbe spostare la discussione semmai sul futuro, non su quanto già deciso. Rischiamo – conclude Riccardo Comerio –  di far perdere di credibilità al Paese, oltre che a creare incertezze economiche alle imprese e alla loro capacità di creare occupazione”.

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