STORIA
Non sono un Savoia

L'ho già scritto. Non sono un Savoia. Non sono d'accordo su "tante cose" dei Savoia. Dopo aver sentito fior di trasmissioni su Rai e altri Canali TV e dopo essermi fatto un "ripasso" sulla Cultura dei Savoia, mi vedo poi d'accordo col Signor Passarotti di Gallarate...

Gianluigi Marcora

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L’ho già scritto. Non sono un Savoia. Non sono d’accordo su “tante cose” dei Savoia. Dopo aver sentito fior di trasmissioni su Rai e altri Canali TV e dopo essermi fatto un “ripasso” sulla Cultura dei Savoia, mi vedo poi d’accordo col Signor Passarotti di Gallarate che manda una succinta (ma molto dettagliata) lettera a Prealpina, evidenziando le mancanze obbrobriose dei Savoia.

Cominciamo col suo “no” alle spoglie di Vittorio Emanuele III al Pantheon. Giù qui gli oltre 200 convenuti al banchetto di famiglia dei Savoia c’è molto scontento. Per il “si” il bisnipote Emanuele Filiberto e per il “no” la nipote Maria Gabriella che (addirittura) ha disdegnato l’invito al convivio e non ha partecipato (con polemica) alla “riunione di famiglia”.

Ho già scritto che Vittorio Emanuele III° divenne Re d’Italia suo malgrado e costretto dalla Corte. Preferiva il collezionismo e gli studi musicali, alla gerenza del Regno, ma gli imposero a 31 anni di diventare Re d’Italia al posto del padre assassinato a Monza.

Passarotti “passa in rassegna” ben tre Savoia che non meriterebbero di stare al Pantheon. Figuriamo se ne mettessimo un quarto: il primo è Vittorio Emanuele II° detto il “re galantuomo” quello per intenderci chiamato “gradisca” e che non si meritò certamente questo appellativo. Poi ci fu il “re buono” che proprio “buono” non lo fu affatto. Lo definirono “reazionario, nazionalista e guerrafondaio” e la Storia ne parla diffusamente. Basta un solo esempio: conferì al generale Bava Beccaris il 5 giugno del 1898 una delle più alte onorificenze del Regno (Gran Croce dell’Ordine Militare dei Savoia) per aver fatto sparare a Milano sulla gente che scioperava per il pane. Invece di “passarlo per le armi” lo decorarono con parecchi morti sulla coscienza.

L’altro Savoia senza onore fu una donna: Margherita Savoia anch’essa reazionaria oltre ogni dire, fascista convinta e nemica a oltranza ad ogni riforma democratica.

E siamo al terzo re, appunto Vittorio Emanuele III chiamato pure “spadino” per via dell’altezza e della relativa spada che sembrava un giocattolo e che ogni re doveva portare al fianco. Fu pure abbassata la soglia dell’altezza minima per i soldati di leva, per non sfigurare l’1.50 di re Vittorio Emanuele III°.

Costui ne combinò alcune di grande gravità istituzionali: la prima quando con un autentico “colpo di Stato” condusse l’Italia in guerra contro l’Austria, risolta con un’inutile strage. Poi, il “re” non firmò lo “stato di assedio” chiesto da Facta e aprì la strada al Fascismo e fu complice di misfatti storici inauditi.

Come scrive Passarotti “basta ricordare le Leggi Razziali” che i più hanno ridefinito “Leggi Razziste” che per il nostro Paese furono un’autentica vergogna. Vittorio Emanuele fu pure chiamato “re vittorioso, mentre la Storia non è proprio d’accordo. In molti statisti lo definirono “incapace” anche per aver condotto l’Italia alla rovina. E per mettere la “ciliegia sulla nefanda torta” il famoso 8 settembre 1943 quando il re con la sua “reale famiglia” in tutta segretezza se la svignò maldestramente (con bottino al seguito).

Molti dicono che è “acqua passata” e non ci si dovrebbe tornare sopra, ma anche qui non sono d’accordo coi benpensanti. E’ come se dimenticassimo il “delitto Matteotti” o addirittura la Resistenza o le Brigate Rosse. Tutto ciò che fa parte della Storia costituisce l’evoluzione di un Popolo, di una Nazione, di uno stile di vita. Non solo, la Storia non va dimenticata (per non ricadere negli stessi errori), ma va fatta imparare a scuola che continua ad “approfondire” la Storia dei Romani, delle Guerre Puniche o le Guerre Sante (importanti si capisce), ma poco spazio dedica alla Storia Attuale, magari cominciando proprio da qui: Vittorio Emanuele III°, il Fascismo e via via le Brigate Rosse e Nere, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l’Italicus, Ustica e via discorrendo. Allora si che potremmo gloriarci di un miglioramento rispetto al passato.

Dimenticare gli “Orazi e i Curiazi” potrebbe anche andare bene, ma dimenticare la Storia Attuale è un vero e proprio eccidio perpetrato alla gente d’Italia.

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