Accam
Non va tutto male…

Dovremmo brindare al successo, in merito alla decisione del Consiglio comunale di Busto Arsizio su Accam, ma non siamo avvezzi ad auto-compiacerci. Potremmo aggrapparci al "dura lex sed lex", ma anche qui, non è il caso. Allora puntiamo sulla logica...

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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Dovremmo brindare al successo, in merito alla decisione del Consiglio comunale di Busto Arsizio su Accam, ma non siamo avvezzi ad auto-compiacerci. Potremmo aggrapparci al “dura lex sed lex“, ma anche qui, non è il caso. Allora puntiamo sulla logica di ACCAM pur rispettando le opinioni di tutti (ci mancherebbe altro), tenendo ben presente il “bisogno prioritario” che è quello della salute. Per non fare retorica, ci appelliamo a qualche “punto fisso” di ACCAM che contempla sicuramente il problema-salute, ma contiene pure il problema occupazionale, quello del CdA e pure quello non occasionale, dello smaltimento dei rifiuti.

Di certo, pensiamo ad ACCAM col suo termovalorizzatore, quale risorsa del Territorio. Non solo per Busto Arsizio, ma risorsa per gli attuali 27 Comuni soci. Senza ACCAM tutti i cittadini dei 27 Comuni, non solo non avrebbero la soluzione al problema, ma si vedrebbero appioppare tasse a non finire, senza la prerogativa dell’aria salubre. Lo dice il “progresso”. Altrimenti dovremmo bloccare ogni fonte di inquinamento e ogni “successo” del progresso. La frase, tuttavia è retorica. E noi non vogliamo fare retorica, l’abbiamo detto.

I palliativi inscenati da ogni gruppo politico in Consiglio comunale, non risolvono il problema, lo acuiscono. Di certo, una delle soluzioni proposte, si riferisce al termo-valorizzatore da rendere economico, efficiente e moderno. Un impianto “eolico” non esiste (e sarebbe l’unico ecologico). Quindi, occorre fare di necessità, virtù. E questa “necessità” non collima con lo smantellamento dell’impianto obsoleto che ACCAM governa, ma si riferisce allo smaltimento dei rifiuti. Siccome il nostro Territorio possiede un impianto (vecchio, obsoleto, inquinante…) occorre semplicemente metterlo a posto. La parola giusta è INVESTIMENTO e siccome tutte le Amministrazioni comunali recitano il solito refrain (non abbiamo soldi), allora si sposti il problema. La domanda è: costa di più mandare altrove i nostri rifiuti oppure rendere ecologicamente a posto l’impianto attuale?

Una volta avuta la giusta risposta, si proceda… per buona pace del Comitato di Borsano, dei Comuni recalcitranti, dei Comuni dissidenti e… di quanti hanno sempre da dire su ogni decisione presa. Non c’è altro. Uno “straccio di decisione” la si deve avere e difendere. Il Consiglio comunale di Busto Arsizio (pur fra tanti distinguo) l’ha presa. Visto poi cosa accade altrove (Report dell’altra sera in tv nazionale l’ha documentato), tipo situazione di Catania, non vediamo altra via per lo smaltimento dei rifiuti. Signori, l’alternativa è la “terra dei fuochi”, la Mafia, il commissariamento dei Comuni che mostrano bilanci paurosi con “buchi” oltre ogni dire. Noi che siamo catalogati fra i Comuni virtuosi (pochi, rispetto al resto) che strada intraprendere? Quella del “così fan tutti” coi bilanci rosso-fuoco oppure quella di programmare un INVESTIMENTO per un termovalorizzatore nuovo? Si sfora la Legge? Facciamolo, una “pezza” la si trova sempre. Altrimenti chi amministra i Comuni non virtuosi, dovrebbe essere condannato all’ergastolo.

Butto lì un’idea: ogni Regione d’Italia dovrebbe avere un impianto ecologicamente a posto che smaltisca i propri rifiuti, col trasporto a costo zero, senza gravare sugli altri e senza portare in giro la materia prima. Smaltire e soprattutto riciclare i rifiuti in loco, vuol dire avere una risorsa con tanti benefici; salute compresa. Ci sarebbe un controllo sistematico delle operazioni che metterebbe fuori gioco chi vorrebbe intrufolarsi nel business, per via dei controlli incrociati che avrebbero attuazione. E smettiamola, una buona volta, di dire che “tutto va male e che tutto è da rifare” come asseriva il grande Gino Bartali. Di quel che c’è occorre migliorare. E non dimentichiamo il “necessità-virtù”.

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