DECANO DELLA POLITICA BUSTOCCA. ARRIVANO ANCHE GLI AUGURI DI BERLUSCONI
I novant’anni del senatore Gian Pietro Rossi

Una lunga vita e una lunga carriera con Busto sempre nel cuore. Momenti difficili ma anche grandi soddisfazioni. E la voglia di fare regali alla sua città non si è esaurita

GIOGARA

Riccardo Canetta

BUSTO ARSIZIO

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Larger than life, più grande di una vita sola, è un’espressione usata dagli americani per indicare una vita particolarmente piena. E, senza azzardare una traduzione in bustocco, sicuramente piena è stata la vita di Gian Pietro Rossi, che oggi compie 90 anni. Sette volte sindaco, tre volte senatore, esponente di spicco della Democrazia Cristiana e autentico decano della politica bustocca.
“Non è un traguardo simbolico – assicura Rossi – Il peso di questi anni lo sento tutto sulle spalle. Vorrei averne trenta di meno, perché ho la presunzione di poter dare ancora qualcosa alla mia città”.
Già, la sua città, a cui il senatore è legatissimo e a cui lega i suoi ricordi più cari. E pensare che il 29 giugno di novant’anni fa, Rossi non nacque a Busto Arsizio, bensì a Olgiate Olona. “La mia famiglia era in trasferta e, questione di dieci metri, nacqui al Buon Gesù di Olgiate. Peraltro io nemmeno lo sapevo. Lo scoprii quando diventai sindaco per la prima volta e ricevetti un telegramma del parroco di Olgiate che si congratulava per il traguardo raggiunto da un suo concittadino”.

Ma la vita di Rossi, privata e politica, è tutta legata a Busto. Nel 1960 viene eletto per la prima volta in consiglio comunale, diventando subito assessore all’Urbanistica. L’anno successivo, a seguito di una crisi di giunta, viene nominato sindaco a 33 anni. È il più giovane sindaco di città con oltre 50 mila abitanti. Tra il 1964 e il 1990 viene eletto altre sei volte primo cittadino di Busto Arsizio, di cui è sindaco emerito. Nel 1976 l’ingresso in Senato: resterà in carica fino al 1987.
Negli anni a Roma, Fanfani gli chiese di diventare ministro del Tesoro, ma lui rispose di non sentirsi pronto. In quanti avrebbero rinunciato a un incarico così importante? “Direi probabilmente nessuno”, sorride Rossi. Ma il rimpianto più grande riguarda Busto: “Mi dispiace molto di non essere riuscito a portare qui un’università di ricerca per tenere viva l’industria”.

Ma a fronte di pochi rimpianti ci sono tante soddisfazioni e opere inaugurate: dal palazzetto dello sport (“per il quale lottai molto”), all’interramento delle Ferrovie Nord, al trasferimento dell’Hupac (“E come ultimo regalo per la città, chiederò all’Hupac di trasformare il vecchio scalo merci in un parcheggio gratuito per i pendolari”).
Ma la soddisfazione più grande è probabilmente rappresentata dall’affetto e dal rispetto che i cittadini ancora gli riconoscono. “Un giorno passeggiavo con mia nipote che, l’indomani, ha scritto in un tema di non voler più andare in giro col nonno, perché ci abbiamo messo due ore a fare 500 metri, perché tantissima gente mi fermava. Questo mi gratifica moltissimo”.

Nella vita del senatore c’è anche un periodo difficile. È quello legato a Tangentopoli: 13 lunghi anni tra indagine e processo, quindi l’assoluzione con formula piena.
“Quando finalmente arrivò la sentenza fui orgoglioso, perché certificò che nei 17 anni da sindaco mi comportai in maniera limpida. Ma furono anni d’inferno che, nonostante tutto, riuscii a trascorrere in maniera serena soltanto grazie alla mia famiglia”.
Cinque figli e la moglie Renata, scomparsa negli scorsi mesi. A lei è dedicata la fondazione che si pone l’obiettivo di formare gli insegnanti di sostegno che seguono ragazzi disabili e affetti da disturbi specifici dell’apprendimento.
E, su questo fronte, potrebbe arrivare un aiuto importante. Tra i tanti che in queste ore stanno telefonando al senatore per gli auguri, c’è infatti anche Silvio Berlusconi, conosciuto agli albori della carriera di imprenditore televisivo. “Gli ho chiesto di prendere sulle spalle questa fondazione e mi ha detto che mi darà una mano. Me lo auguro, perché ci tengo molto a fare questo regalo alla città”.

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