LA TESTIMONIANZA DI FABIO PELLEGATTA, PRESIDENTE CIG ARCIGAY MILANO
“Ogni diritto perso è una mancanza per l’intera società”

Luciano Landoni

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Ci sarà anche Fabio Pellegatta, 54enne presidente del CIG Arcigay di Milano, alla serata, organizzata dal nostro giornale, sul tema delle diversità in occasione delle premiazioni del premio letterario “Mille e… Una STORIA”.
L’appuntamento è per venerdì 20 novembre alle 21, alla sala Tramogge dei Molini Marzoli di Busto Arsizio.

 
“Mi sono esposto perché non puoi essere un leader se non sei autentico. (…) Così ho messo da parte la privacy e ho dichiarato chi sono”, ha detto l’amministratore delegato di Apple Tim Cook, 55 anni, omosessuale, in un’intervista al Corriere della Sera.
La dichiarazione esplicita della propria sessualità da parte di Cook equivale ad un indubbio successo per il Centro d’Iniziativa Gay (CIG) dell’Arcigay di Milano, non le sembra?
“Guardi che non si tratta di una conquista per la nostra associazione. Si tratta di una conquista per l’intero sistema sociale. Si ricordi che ogni diritto perso è una mancanza per tutti noi: omosessuali e eterosessuali”.
Replica con immediatezza e fermezza Fabio Pellegatta, 54 anni, presidente del CIG Arcigay di Milano dal 2014 e responsabile dell’area culturale dell’associazione dal 2001, nel corso dell’intervista telefonica che ci ha consesso fra un impegno di lavoro e l’altro.
 
La “diversità sessuale”, anzi, senza tante ipocrisie, l’omosessualità è un “fardello” difficile da portare e manifestare?
“Dal punto di vista personale, non mi pesa e non mi è mai pesata. Certo è che la realtà omosessuale è discriminata. Non ho mai subito dei soprusi. Tuttavia, come cittadino, non vedo riconosciuti i miei diritti. Ripeto: non mi considero vittima di atti omofobici, mi considero però vittima di una discriminazione giuridica in relazione al mio status di cittadino”.
 
Le coppie di fatto omosessuali, in Italia, non sono riconosciute dal punto di vista legislativo. Però, di recente, in provincia di Brescia, è stato siglato un accordo sindacale all’interno di un’azienda (Synlab Italia) in base al quale le coppie omosessuali godono degli stessi diritti di quelle tradizionali.
“Il problema è che una legislazione specifica è inesistente. Ci sono solo atteggiamenti locali, messi in atto dai comuni che hanno il registro delle coppie di fatto con cui in sostanza di sottolinea l’inadempienza del Parlamento, oppure industriali, tipo quello che lei ha citato. All’interno della nostra associazione è operativo un gruppo di lavoro denominato diversity  managementche si occupa proprio di queste problematiche: permettere alle persone di essere quello che sono senza ostacoli di sorta, così da dispiegarne fino in fondo le potenzialità”.
 
Quanti sono gli iscritti a CIG Arcigay Milano?
“Oltre 500. Anche se il bacino milanese è molto più vasto”.
In sostanza, qual è la vostra principale attività?
“Le nostre attività sono molteplici. Fra le più importanti, rientra l’assistenza a tanti ragazzi che, a causa della loro omosessualità, vengono buttati fuori da casa. Cerchiamo loro un alloggio e li aiutiamo nel reperimento di una collocazione lavorativa”.
 
Lei quando ha “scoperto” di essere omosessuale?
“Abbastanza tardi. Intorno ai 30 anni. D’altra parte, nessuno ti insegna a ‘scoprire’ la tua sessualità. Ognuno di noi si porta dentro dei parametri sociali con cui caratterizzare il proprio ‘essere maschio’ e relativa attrazione nei confronti del sesso femminile. Così come dice la società che ci circonda. Poi, ti rendi conto che l’interazione con l’altro sesso non avviene secondo i canoni tradizionali e inizi ad avere dei dubbi. Nessuno ti insegna niente. L’orientamento verso lo stesso sesso non viene interpretato subito come omosessualità. Cominci a pensare che sia una forte amicizia, poi capisci che in realtà si tratta di qualcosa che ti attrae e ti sconvolge”.
 
 

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